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452 Medaglie devozionali della bottega Hamerani
fiume per muovere i macchinari della Zecca. In quello stesso anno 1471 l’appalto della Zecca era
stato rinnovato ad Emiliano Orfini di Foligno ed a Pietro Paolo di Francesco detto “della Zecca”,
che lo avevano già ottenuto nel 1468. Con Emiliano Orfini, in realtà, erano stati stipulati i capitoli
della Zecca anche nel dicembre del 1464, ma in società con Andrea Nicolai di Viterbo . L’Orfini
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era un ricco imprenditore ed anche un ottimo incisore di conii: alla sua abilità si deve una splen-
dida moneta d’oro da 20 ducati di ben 78 millimetri di diametro, realizzata – sembra – in soli tre
esemplari, con la scena del Giudizio Universale, con la legenda IVSTVS ES DOMINE ET RECTVM
IVDICIVM TVVM MISERERE NOSTRI DO MISERERE NOSTRI, su un lato, e quella del Concistoro
del 23 dicembre 1466, che scomunicò Giorgio Podebrady, l’eretico re di Boemia, sull’altro, con la
legenda SACRVM PVBLICVM APOSTOLICVM CONCISTORIVM PAVLVS VENETVS PP II (tav. I).
Dai rarissimi esemplari coniati di questa moneta furono tratti, quasi sicuramente all’inizio
del 1467, i modelli per la fusione in bronzo di alcune medaglie identiche, che non riportano,
dunque, il busto con le fattezze del volto di Paolo II, ma la sua figura intera seduta sul trono di
Pietro, nella maestà dei solenni paramenti pontificali, nella basilica Vaticana. Sia la grande moneta
del Concistoro sia i relativi medaglioni furono realizzati dall’Orfini quasi sicuramente nella Zecca
che doveva avere ancora la sede nel rione Pigna; non abbiamo infatti notizie di un’officina privata
in casa dell’incisore neppure per realizzare medaglie, soprattutto quelle di un diametro notevole.
L’Orfini e Pietro Paolo della Zecca furono zecchieri fino al 1485, quando l’appalto venne
concesso al banchiere fiorentino Antonio Altoviti , proprietario di un palazzo anch’esso sulla
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piazza di Ponte Sant’Angelo, di fronte alla Casa Bonadies: probabilmente l’Altoviti lasciò la
Zecca in quest’ultimo stabile proprio perché vicino alla sua residenza. Ma dal 1497 l’appalto
della Zecca venne dato al mercante fiorentino Antonio Segni in società con gli eredi di Pietro
Paolo della Zecca, che trasferirono la Zecca in una casa privata presa in affitto nelle vicinanze
della chiesa di santo Stefano in Piscinula, che si trovava lungo la via Papalis, quasi dirimpetto
alla chiesa di santa Lucia del Gonfalone.
Fu Giulio II (1503-1513) a porre fine, almeno per il momento, agli spostamenti della
Zecca, dando ad essa una sede stabile nella zona dei Banchi, al bivio tra la via Florida e la
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via Papalis, non lontano dalla chiesa di san Celso.
Nel vasto programma di riordinamento dello Stato al fine di rafforzare l’autorità ponti-
ficia, papa della Rovere non tralasciò di adottare energici provvedimenti tra i quali pure una
profonda riforma monetaria per porre rimedio alle alterazioni che le varie monete avevano
subito nel tempo, provocando molteplici inconvenienti, ed anche per aprire il suo Stato
all’economia del nuovo secolo XVI. Racconta il cerimoniere pontificio Paride de Grassis:
…reformetur stampae monetariae pro Ducatis largis, Scutis, Carlensis, Bononiensis, Bajocchis
et Quatrensis. Cogitetur de cunio monetae, si possit reduci Urbe ad monetam Papalem exclusa
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forensi, sicut temporibus Nicolai V, Calisti III, Pii II, Pauli II
Nel XV secolo, la moneta d’argento romana per eccellenza era stata il carlino. Ma nell’ul-
timo quarto di quel secolo il carlino aveva subito diversi alleggerimenti, che lo avevano de-
prezzato parzialmente. Il 20 luglio del 1504, pertanto, Giulio II emise un motu proprio con
cui decise di ristabilire il valore delle monete sul piede di quelle dell’epoca di alcuni suoi
predecessori tra i quali, per esempio, Paolo II. Fu coniato pertanto un nuovo carlino che fu
chiamato giulio (tav. II) o grosso papale, e si stabilì che il ducato d’oro di Camera fosse
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cambiato contro 10 giulii, mentre il fiorino romano ne doveva valere 4.
A questi provvedimenti, destinati a disciplinare la coniazione e la circolazione delle
monete pontificie, va aggiunto, dunque, quello del trasferimento della Zecca pontificia in
una casa privata preesistente, sita, come abbiamo accennato sopra, in Banchi ed adattata allo
scopo con opportuni lavori disposti da Giulio II.
La zona dei Banchi, fin dalla fine del Quattrocento, era diventata il centro della vita eco-
nomica romana e la strada principale che l’attraversava era il forum nummulariorum così
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chiamata per il fatto che lungo il suo percorso, che tra l’altro era l’unico accesso al Vaticano
attraverso il ponte sant’Angelo, si concentravano le sedi dei principali banchieri e si aprivano
le botteghe dei cambiavalute come pure i negozi per i pellegrini di oggettistica sacra e di me-
daglie, principalmente di quelle devozionali, realizzate in grande quantità dalle varie fonderie
private, sparse un po’ dappertutto a Roma.
La nascita deLLa medagLia a Roma G. Alteri
Libro PNS 15.indb 452 03/03/21 18:59

