Page 454 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                   fiume per muovere i macchinari della Zecca. In quello stesso anno 1471 l’appalto della Zecca era
                   stato rinnovato ad Emiliano Orfini di Foligno ed a Pietro Paolo di Francesco detto “della Zecca”,
                   che lo avevano già ottenuto nel 1468. Con Emiliano Orfini, in realtà, erano stati stipulati i capitoli
                   della Zecca anche nel dicembre del 1464, ma in società con Andrea Nicolai di Viterbo . L’Orfini
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                   era un ricco imprenditore ed anche un ottimo incisore di conii: alla sua abilità si deve una splen-
                   dida moneta d’oro da 20 ducati di ben 78 millimetri di diametro, realizzata – sembra – in soli tre
                   esemplari, con la scena del Giudizio Universale, con la legenda IVSTVS ES DOMINE ET RECTVM
                   IVDICIVM TVVM MISERERE NOSTRI DO MISERERE NOSTRI, su un lato, e quella del Concistoro
                   del 23 dicembre 1466, che scomunicò Giorgio Podebrady, l’eretico re di Boemia, sull’altro, con la
                   legenda SACRVM PVBLICVM APOSTOLICVM CONCISTORIVM PAVLVS VENETVS PP II (tav. I).
                         Dai rarissimi esemplari coniati di questa moneta furono tratti, quasi sicuramente all’inizio
                   del 1467, i modelli per la fusione in bronzo di alcune medaglie identiche, che non riportano,
                   dunque, il busto con le fattezze del volto di Paolo II, ma la sua figura intera seduta sul trono di
                   Pietro, nella maestà dei solenni paramenti pontificali, nella basilica Vaticana. Sia la grande moneta
                   del Concistoro sia i relativi medaglioni furono realizzati dall’Orfini quasi sicuramente nella Zecca
                   che doveva avere ancora la sede nel rione Pigna; non abbiamo infatti notizie di un’officina privata
                   in casa dell’incisore neppure per realizzare medaglie, soprattutto quelle di un diametro notevole.
                         L’Orfini e Pietro Paolo della Zecca furono zecchieri fino al 1485, quando l’appalto venne
                   concesso al banchiere fiorentino Antonio Altoviti , proprietario di un palazzo anch’esso sulla
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                   piazza di Ponte Sant’Angelo, di fronte alla Casa Bonadies: probabilmente l’Altoviti lasciò la
                   Zecca in quest’ultimo stabile proprio perché vicino alla sua residenza. Ma dal 1497 l’appalto
                   della Zecca venne dato al mercante fiorentino Antonio Segni in società con gli eredi di Pietro
                   Paolo della Zecca, che trasferirono la Zecca in una casa privata presa in affitto nelle vicinanze
                   della chiesa di santo Stefano in Piscinula, che si trovava lungo la via Papalis, quasi dirimpetto
                   alla chiesa di santa Lucia del Gonfalone.
                         Fu Giulio II (1503-1513) a porre fine, almeno per il momento, agli spostamenti della
                   Zecca, dando ad essa una sede stabile nella zona dei Banchi, al bivio tra la via Florida  e la
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                   via Papalis, non lontano dalla chiesa di san Celso.
                         Nel vasto programma di riordinamento dello Stato al fine di rafforzare l’autorità ponti-
                   ficia, papa della Rovere non tralasciò di adottare energici provvedimenti tra i quali pure una
                   profonda riforma monetaria per porre rimedio alle alterazioni che le varie monete avevano
                   subito nel tempo,  provocando molteplici inconvenienti, ed anche per  aprire il suo  Stato
                   all’economia del nuovo secolo XVI. Racconta il cerimoniere pontificio Paride de Grassis:

                         …reformetur stampae monetariae pro Ducatis largis, Scutis, Carlensis, Bononiensis, Bajocchis
                         et Quatrensis. Cogitetur de cunio monetae, si possit reduci Urbe ad monetam Papalem exclusa
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                         forensi, sicut temporibus Nicolai V, Calisti III, Pii II, Pauli II
                         Nel XV secolo, la moneta d’argento romana per eccellenza era stata il carlino. Ma nell’ul-
                   timo quarto di quel secolo il carlino aveva subito diversi alleggerimenti, che lo avevano de-
                   prezzato parzialmente. Il 20 luglio del 1504, pertanto, Giulio II emise un motu proprio con
                   cui decise di ristabilire il valore delle monete sul piede di quelle dell’epoca di alcuni suoi
                   predecessori tra i quali, per esempio, Paolo II. Fu coniato pertanto un nuovo carlino che fu
                   chiamato giulio  (tav. II) o grosso papale, e si stabilì che il ducato d’oro di Camera fosse
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                   cambiato contro 10 giulii, mentre il fiorino romano ne doveva valere 4.
                         A questi provvedimenti, destinati a disciplinare la coniazione e la circolazione delle
                   monete pontificie, va aggiunto, dunque, quello del trasferimento della Zecca pontificia in
                   una casa privata preesistente, sita, come abbiamo accennato sopra, in Banchi ed adattata allo
                   scopo con opportuni lavori disposti da Giulio II.
                         La zona dei Banchi, fin dalla fine del Quattrocento, era diventata il centro della vita eco-
                   nomica romana e la strada principale che l’attraversava era il forum nummulariorum  così
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                   chiamata per il fatto che lungo il suo percorso, che tra l’altro era l’unico accesso al Vaticano
                   attraverso il ponte sant’Angelo, si concentravano le sedi dei principali banchieri e si aprivano
                   le botteghe dei cambiavalute come pure i negozi per i pellegrini di oggettistica sacra e di me-
                   daglie, principalmente di quelle devozionali, realizzate in grande quantità dalle varie fonderie
                   private, sparse un po’ dappertutto a Roma.



                   La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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