Page 456 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                         La testimonianza del provvedimento di Giulio II, mirante a dare alla Zecca un’ubicazio-
                   ne più felice e locali più idonei, ci viene offerta da alcuni diaristi dell’epoca, come, per esem-
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                   pio, Francesco Albertini, secondo cui il papa installò nei pressi della chiesa di san Celso  la
                   Zecca dove furono battuti, per la prima volta, diversi tipi di monete, tra cui i giulii:

                         …non longe ab ecclesia Sancti Celsi tua Sanctitas officinam pecuniae cudendae construxit:
                         in quo loco aurum et argentum deargentatumque Aes, Florentinorum more, perducere facit.
                         Fiunt enim argentei nummi Julii appellati cum Apostolorum ac Ruereae familiae insignibus
                         cudunturque medii Julii ac diversarum pecuniarum genera imprimuntur, quae numquam
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                         huiusmodi Romae nec in terris Ecclesiae visa sunt.
                         La notizia dell’Albertini, riportata pure da altri diaristi, secondo la quale i primi giulii
                   furono coniati nella nuova Zecca voluta da papa della Rovere nella zona dei Banchi, non è
                   esatta, almeno stando alla documentazione in nostro possesso. Sappiamo infatti che i lavori di
                   ristrutturazione dell’edificio scelto per la Zecca furono intrapresi soltanto dai famosi banchie-
                   ri di Augusta, i Fugger, quando ebbero l’appalto della Zecca tra il settembre del 1508 e l’aprile
                   del 1510 . All’epoca, invece, del suddetto motu proprio del 20 luglio del 1504, l’appalto della
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                   Zecca era stato rinnovato dall’aprile di quello stesso anno, e per la durata dei successivi cin-
                   que anni, al mercante fiorentino Antonio Segni in società con i figli ed eredi di Pietro Paolo
                   della Zecca, cui era stato concesso già, come abbiamo detto sopra, nel 1497. Furono dunque
                   Antonio Segni e i suoi soci a coniare, con ogni probabilità, i nuovi giulii, quasi sicuramente in
                   una casa privata attrezzata a Zecca sempre nella zona dei Banchi, nelle vicinanze della chiesa
                   di santo Stefano in Piscinula, dal momento che l’edificio scelto da Giulio II per la Zecca uffi-
                   ciale non era ancora pronto.
                         Non sappiamo con sicurezza chi sia stato ad eseguire i lavori di ristrutturazione dell’e-
                   sistente palazzo privato in modo che potesse accogliere la Zecca nuova; ma la tradizione li
                   assegna al Bramante, l’architetto preferito da Giulio II, per il quale realizzò molte grandi ope-
                   re a Roma tra le quali: l’inizio della costruzione della nuova basilica Vaticana di San Pietro, il
                   gigantesco Cortile del Belvedere in Vaticano, l’apertura di via Giulia, che proprio nel palazzo
                   della Zecca trovava il suo ideale coronamento, e l’avvio della costruzione, purtroppo rimasta
                   interrotta al livello delle fondamenta, dell’imponente palazzo dei Tribunali sempre nella stessa
                   via Giulia. Ed altrettanto incompiuti il Bramante lasciò i lavori presso la nuova Zecca; lavori,
                   che saranno proseguiti sotto Leone X e completati durante il pontificato di Clemente VII (1523-
                   1534) dall’architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane, il quale ne realizzò pure la mo-
                   numentale facciata. Certo, fu quasi un “tiro mancino” del destino ad impedire al Bramante di
                   completare la ristrutturazione del palazzo della Zecca; quel destino che lo portò via da questo
                   mondo nell’aprile del 1514, dopo che poco più di un anno prima, nel febbraio del 1513, lo ave-
                   va preceduto nella tomba il suo grande amico e protettore Giulio II. Il geniale architetto, infatti,
                   aveva anche disegnato un nuovo piccolo torchio a vite di ardita concezione tecnica, da utilizzar-
                   si per realizzare le bolle papali, come ci tramanda il Vasari raccontando la vita del Bramante :
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                         Volevagli il papa [Giulio II], per amor della virtù sua dell’architettura gran bene. Per il che me-
                         ritò dal detto papa, che sommamente lo amava per le sue qualità, di essere fatto degno dell’uf-
                         ficio del Piombo, nel quale fece uno edificio da improntar le bolle con una vite molto bella.
                         Circa 35-40 anni più tardi, il grande incisore Gian Giacomo Bonzagni perfezionerà
                   questo torchio in modo tale che ci si potessero coniare anche medaglie, seppur in numero
                   limitato di esemplari.
                         Tra la fine del secolo XV e durante il primo ventennio del XVI, più o meno nella vasta
                   zona intorno ai Banchi, avevano fissato la loro residenza alcuni artisti, che incidevano medaglie
                   anche, e soprattutto, al servizio del successore di Pietro. Per le loro opere si servivano in genere
                   della Zecca; ma alcuni potevano avere a disposizione, principalmente per le medaglie fuse, an-
                   che una propria officina o in casa o nelle vicinanze. Tra questi ultimi, oltre al già citato Cristofo-
                   ro di Geremia, che aveva attrezzato un’officina prima in Borgo, poi a Campo de’ Fiori, possiamo
                   ricordare, per fare solo alcuni esempi, Pier Maria Serbaldi e soprattutto Cristoforo Foppa.
                         Pier Maria Serbaldi, detto il “Tagliacarne”, nato a Pescia (Pistoia) tra il 1450 ed il 1455, fu
                   mandato dal padre a studiare pittura a Pistoia nel 1468 da un non meglio identificato presbiter



                   La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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