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                   FIg. 8 – BIBlIoTecA APosTolIcA VATIcAnA, medAglIeRe. Medaglia di fondazione della Rocca Giulia di Civitavecchia (con la legen-
                   da al rovescio), opera di Pier Maria Serbaldi, 1508 (cat. 10; mm 33.50). Fuori scala. © by Biblioteca Apostolica Vaticana.



                   che ha, al rovescio, la figura allegorica della Giustizia, a sinistra, e un fabbro – forse Vulcano
                   – nell’atto di forgiare delle catene destinate a chi violi la legge, a destra (fig. 9). Sullo sfondo
                   si erge un’imponente costruzione, con torrioni e merli, molto simile ad una fortezza: probabil-
                   mente l’alzato del Palazzo dei Tribunali come lo aveva progettato il Bramante. Abbiamo scritto
                   “probabilmente” perché nessuna legenda chiarisce questa complessa raffigurazione.
                         Il rovescio della seconda medaglia (fig. 10) non presenta alcuna figura allegorica, ma ci
                   offre un’immagine più dettagliata dell’edificio, a cui si aggiunge, questa volta, la legenda IVRI
                   REDD (cioè iuri redditur = “si torna ad uno Stato fondato sulla Giustizia”), che non lascia più
                   dubbi sul significato della raffigurazione.
                         La terza medaglia (fig. 11) ha il rovescio identico a quello della seconda, con la stes-
                   sa legenda IVRI REDD; ma il busto del papa sul dritto è diverso da quello delle prime due
                   medaglie, perché il Serbaldi lo ha ripreso da un’altra moneta, in questo caso da una moneta
                   d’oro da tre ducati.
                         Si sono fatte varie ipotesi su questo cambio improvviso del dritto; la più convincente
                   per ora è quella secondo la quale il conio del dritto utilizzato per le due medaglie precedenti
                   si sarebbe ad un certo punto rotto, costringendo quindi il Serbaldi a ripiegare, nella ristret-
                   tezza dei tempi a disposizione, su un altro conio di dritto già utilizzato, quello appunto della
                   moneta d’oro da tre ducati.
                         La spiegazione del suddetto, improvviso cambiamento del dritto trova d’accordo molti
                   studiosi della materia, ma non tutti. Non sono pochi infatti coloro che contestano l’attribuzio-
                   ne al Serbaldi delle suddette medaglie della Rocca di Civitavecchia e del Palazzo dei Tribu-
                   nali, convinti che ne sia autore invece un altro grande artista, che in quegli stessi anni stava
                   coniando a Roma diverse medaglie per Giulio II, l’incisore Gian Cristoforo Romano, nato,
                   come sembra, nel quartiere romano di Trastevere intorno al 1460. L’amicizia con la Famiglia
                   della Rovere lo costrinse ad abbandonare Roma durante il pontificato di Alessandro VI Borgia
                   ed a recarsi nell’Italia Settentrionale, a Mantova, presso la Corte della raffinatissima Isabella
                   d’Este-Gonzaga, realizzando per lei e per le sue dame alcune tra le più belle medaglie con
                   ritratto del Rinascimento. L’elezione del cardinale Giuliano della Rovere a papa col nome di
                   Giulio II convinse Gian Cristoforo a far ritorno a Roma, dove cominciò ad eseguire diverse
                   medaglie per il nuovo pontefice. Sono quasi tutte coniate e realizzate presso la Zecca, dove
                   probabilmente fuse, nel 1507, pure quella che ha, al dritto, il busto di Giulio II volto a destra,
                   con camauro e mozzetta, entro la legenda IVLIVS II LIGVR SAON PONT MAX; al rovescio,
                   due figure allegoriche personificanti la Pax, a sinistra, e la Fides, a destra, che si stringono la



                   La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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