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Notiziario PNS n. 15/2020                                                                   459


                        Questa medaglia accoppia al rovescio almeno due dritti successivi più o meno diversi
                  tra loro, quasi sicuramente per la rottura, anche in questo caso, del conio originario, già rea-
                  lizzato ed utilizzato nel 1506, ed il conseguente ricorso ad un altro a disposizione, anch’esso
                  usato in precedenza. Di qui i non pochi dubbi sull’autore pure di questa medaglia, che la
                  maggioranza della critica oggi tende comunque ad attribuire a Gian Cristoforo Romano, che
                  tra l’altro ai primi del 1510 fu nominato da Giulio II “Supervisore alla santa Casa di Loreto”,
                  come vice del Bramante che vi stava svolgendo imponenti lavori di ristrutturazione. E proprio
                  a Loreto Gian Cristoforo Romano morì il 31 marzo 1512.
                        Sempre opera di Gian Cristoforo Romano dovrebbero essere altre due medaglie, che
                  l’artista avrebbe coniato nel 1509, riproponendo due monumenti già celebrati da medaglie
                  precedenti di altri artisti: una dedicata alla Rocca Giulia di Civitavecchia, l’altra al progetto
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                  bramantesco della nuova basilica vaticana di san Pietro .
                        Per la prima Gian Cristoforo si ispirò alla raffigurazione della fortezza di Civitavecchia
                  eseguita, come abbiamo detto sopra, nel 1508 dal Serbaldi; ma Gian Cristoforo ce ne offre
                  una raffigurazione prospettica migliore e più articolata, che ci permette di osservare perfino i
                  particolari delle mura e dei torrioni, mentre la legenda riporta il nome latino CENTVM CELLE.
                  Il dritto, nell’emissione originale della medaglia , ha il profilo di Giulio II volto a destra, con
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                  capo nudo e piviale, circondato dalla legenda IVLIVS LIGVR PAPA SECVNDVS, che già era
                  comparso in medaglie precedenti.
                        La seconda medaglia, che Gian Cristoforo avrebbe coniato nel 1509, è quella che ha,
                  sempre nell’emissione originale, lo stesso dritto di quella di Civitavecchia: il busto del ponte-
                  fice a capo nudo e con piviale, entro la legenda circolare IVLIVS LIGVR PAPA SECVNDVS; al
                  rovescio, la visione della nuova basilica vaticana di san Pietro come l’aveva ideata il Braman-
                  te, che ne aveva iniziato la costruzione nel 1506 e, in basso, la legenda VATICANVS M (fig. 14).
                        Per realizzare il rovescio con il progetto bramantesco del nuovo san Pietro, il meda-
                  glista tenne presente sicuramente la splendida medaglia fusa soli tre anni prima da un altro
                  grandissimo artista, Cristoforo Foppa, detto “Caradosso” , che non fu solo un medaglista,
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                  ma anche, e soprattutto, un gioielliere, un orafo ed intagliatore di pietre. Nato a Mondonico,
                  in Brianza, verso il 1453, molto presto si specializzò nella lavorazione delle pietre preziose,
                  esercitando la sua arte in varie città dell’Italia settentrionale e, dal 1480, principalmente a
                  Milano, presso Ludovico il Moro. Dal 1505 circa lo troviamo a Roma, al servizio della Corte
                  papale; ma secondo alcuni autori egli potrebbe essere giunto nella Città Eterna anche prima
                  di questa data, già all’inizio del pontificato di Alessandro VI (1492-1503) per il quale avrebbe
                  fuso, appunto tra il 1492 ed il 1493, la medaglia di oltre 54 millimetri di diametro, che cele-
                  bra i lavori di fortificazione di Castel Sant’Angelo, promossi da papa Borgia, e che mostra,
                  al dritto, il busto a sinistra di Alessandro VI a capo nudo e piviale, circondato dalla legenda
                  ALEXANDER VI PONT MAX IVST PACIS Q CVLTR; al rovescio, la vista frontale del ponte e di
                  Castel Sant’Angelo, con intorno la legenda ARCEM IN MOLE DIVI HADR INSTAVR FOSS AC
                  PROPVGNACVLIS MVN (tav. III).
                        L’attribuzione al Caradosso si basa su un’analisi stilistica di questa medaglia, che vi
                  ravviserebbe la mano di questo artista; ma finora non è stato trovato alcun documento, che
                  confermi la presenza di quest’ultimo a Roma anteriormente al 1505.
                        È certo, invece, che il Caradosso venne a Roma, come abbiamo detto, verso la fine del
                  secondo anno di pontificato di Giulio II, e che durante la sua lunga permanenza in questa cit-
                  tà abitò nel quartiere dei Banchi, dove aprì pure una bottega per esercitarvi la professione di
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                  orafo ed intagliatore di pietre sia per committenti privati sia per il papa . Ma la forte persona-
                  lità di Giulio II lo spinse a specializzarsi pure nella fattura delle medaglie in cui il poliedrico
                  artista non tardò a diventare maestro, specialmente nei ritratti di papa della Rovere, come ci
                  testimonia indirettamente il Vasari nella vita di Francesco Francia:

                        Ma quello di che egli [Francesco Francia] si dilettò sopramodo, e in che fu eccellente, fu il fare
                        conj per medaglie; nel che fu ne’ tempi suoi singularissimo, come si può vedere in alcune che
                        ne fece, dove è naturalissima la testa di papa Giulio II, che stettono a paragone di quelle di
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                        Caradosso .


                  La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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