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Notiziario PNS n. 15/2020                                                                   463


                        Ma a parte queste differenze tecnico-stilistiche, la basilica raffigurata dal Caradosso si
                  discosta da questa riproposta da Gian Cristoforo pure in alcuni particolari strutturali, anche
                  se minimi, quali, ad esempio nel disegno del pronao, che in quest’ultima è esastilo, più alto
                  e privo delle due nicchie laterali; oppure in quello della grande cupola centrale, che sem-
                  pre nella medaglia di Gian Cristoforo risulta più slanciata. Si tratta di differenze marginali,
                  che non intaccano l’impianto generale dell’alzato, praticamente identico sulle due medaglie,
                  sebbene tra l’emissione della prima e quella della seconda fossero passati almeno tre anni.
                  Considerando poi che al momento della posa della prima pietra già il progetto rappresen-
                  tato dal Caradosso era stato superato sotto diversi aspetti più o meno significativi e che, a
                  maggior ragione, era lontana, quindi, dalla realtà anche la raffigurazione di Gian Cristoforo,
                  nonostante le piccole modifiche in essa presenti, dobbiamo concludere che l’alzato proposto
                  da queste due medaglie, nonostante le successive varianti offerte dalla seconda, era soltanto
                  approssimativo, anzi, che forse era diventato addirittura simbolico. Del resto sappiamo che
                  il Bramante iniziò i lavori senza un progetto definitivo e che li continuò praticamente nella
                  stessa situazione.
                        Nonostante, quindi, il primo progetto del Bramante fosse più ideale che reale – e tale lo
                  aveva raffigurato il Caradosso – quando Giulio II, a circa tre anni dall’inizio dei lavori, sentì
                  urgente la necessità di far conoscere a tutta la Cristianità la sua decisione di ricostruire l’antica
                  basilica del Principe degli Apostoli, volle che fosse riprodotto di nuovo, più o meno identico
                  alla raffigurazione del Caradosso, sulla medaglia di Gian Cristoforo Romano. Una medaglia
                  questa volta coniata, perché doveva essere prodotta in grande quantità, come solo la tecnica
                  della coniazione poteva garantire. Infatti, ne furono coniate effettivamente moltissime, tanto
                  che con l’andar del tempo e con l’uso prolungato sia il conio del dritto sia quello del rovescio
                  si ruppero, come testimoniano alcuni esemplari, e fu necessario rifarli.
                        In effetti, impellente era il motivo che spingeva papa della Rovere a manifestare al
                  mondo la sua volontà di distruggere la veneranda basilica costantiniana di san Pietro per
                  ricostruirne una nuova più maestosa e solenne: lo stato drammatico della costruzione, che
                  appariva ormai gravemente e irreparabilmente danneggiata – almeno secondo il giudizio di
                  molti contemporanei – dallo scorrere dei secoli. La decisione di ricostruire san Pietro, facen-
                  done conoscere a tutti il progetto, anche tramite la medaglia di Gian Cristoforo, non doveva
                  apparire semplicemente come una smania insana di costruzioni e la sete di gloria del pontefi-
                  ce; doveva essere, al contrario, il simbolo tangibile dell’intero rinnovamento della Chiesa. Ma
































                  FIg. 15 – BIBlIoTecA APosTolIcA VATIcAnA, medAglIeRe. Medaglia con la raffigurazione, al rovescio, della nuova Basilica
                  Vaticana di San Pietro progettata dal Bramante, opera di Caradosso, 1506 (cat.18; mm 56.20). Fuori scala. © by Bi-
                  blioteca Apostolica Vaticana.



                  La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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