Page 467 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
P. 467
Notiziario PNS n. 15/2020 465
ghilterra Enrico VII, facendogli anche una dettagliata descrizione della cerimonia per la posa
della prima pietra .
29
Naturalmente, viene spontaneo pensare che una così insistente e pressante richiesta
di fondi dovesse essere accompagnata e sostenuta da una adeguata propaganda di quanto
effettivamente si stesse costruendo. Probabilmente la medaglia di Gian Cristoforo Romano
con l’alzato del progetto del Bramante, coniata tra la fine del 1509 e gli inizi del 1510, servì
anche a questo.
Come abbiamo già sottolineato, Giulio II non ha alcuna moneta con la raffigurazione
della nuova basilica di san Pietro secondo il progetto del Bramante, contrariamente a quan-
to scrivono il de Grassis ed il Vasari. Ne emise alcune, dei giulii, il successore, Leone X, che
invece non dedicò ad essa medaglie né fuse né coniate. Eppure i lavori furono portati avanti
anche da papa Medici, sebbene in modo non troppo spedito sia per la difficile situazione
politica e la grave crisi religiosa che stavano sconvolgendo il Vecchio Continente, sia per le
difficoltà economiche che assillavano lo Stato della Chiesa e non garantivano sufficienti fondi
per l’immensa costruzione, sia pure per il succedersi di diversi architetti, ognuno con i propri
progetti, dalla morte del Bramante in poi.
Alla morte di Giulio II, nel febbraio del 1513, risultavano costruiti i quattro piloni gi-
ganteschi, gli arconi che li collegavano e le imposte dei pennacchi della cupola; il braccio del
coro era compiuto fino all’imposta della volta, mentre erano in costruzione le prime coppie
di contropiloni dei bracci trasversali e del corpo longitudinale.
Papa Medici, appena eletto, chiamò ad assistere il Bramante, ormai vecchio, altri due
architetti, Giuliano da Sangallo e frà Giocondo, e venne ultimata la copertura a volta del
braccio del coro, mentre il Bramante fu incaricato di erigere, nel 1513, una struttura in pietra,
il tegurium, la cui costruzione si protrarrà fino al 1527 circa, per proteggere dall’ulteriore
degrado l’abside dell’antica basilica, ancora risparmiata dalle demolizioni, l’altare papale e la
tomba di san Pietro.
Nel marzo del 1514 morì il Bramante e, secondo il desiderio di quest’ultimo, venne
nominato suo successore il giovane Raffaello, che elaborò un progetto in cui il modello la-
sciato incompiuto da Bramante venne restituito nella sua forma integrale, nonostante le varie
difficoltà emerse nel corso dei lavori. Nel 1516, Antonio da Sangallo il Giovane fu nominato
“architetto coadiutore” e si dedicò al proseguimento della progettazione. Tra il 1518 ed il
1519 venne eseguito un nuovo modello, in base al quale si cominciò a costruire l’ambulacro
della tribuna meridionale. Ma il Venerdì Santo del 1520 morì improvvisamente Raffaello e
Sangallo venne promosso “architetto capo” e gli fu affiancato come coadiutore Baldassarre
Peruzzi. Il progetto di Bramante e di Raffaello fu aspramente criticato dal Sangallo, che nel
1521 presentò un modello proprio.
Un riflesso, anche se molto approssimativo, dell’attività edilizia di Raffaello insieme ai
suoi collaboratori e specialmente del particolare interesse con cui Leone X la seguiva, po-
trebbe scorgersi nelle suddette monete coniate appunto al tempo di papa Medici, dei “giulii”,
emessi dalla Zecca di Roma e da quella della Marca. Hanno sostanzialmente le stesse raffi-
gurazioni e le stesse legende, con qualche leggera differenza, appena percettibile: probabil-
mente sono queste le monete di cui parla il Vasari, attribuendole erroneamente al Caradosso,
nel passo citato sopra . In realtà, nessun documento ci testimonia che Caradosso incise pure
30
conii per monete papali.
Il giulio emesso dalla Zecca di Roma cominciò ad essere coniato non prima del 1514 circa,
mentre quello emesso dalla Zecca della Marca ha, sul rovescio, lo stemma del cardinale Armel-
lini, il Legato che governò quelle terre dal 1519 fino alla sua nomina a Camerlengo, nell’estate
del 1521. Queste monete possono essere state incise o da Pier Maria Serbaldi da Pescia, che in
quegli anni incideva i conii per la Zecca di Roma e della provincia ecclesiastica .
31
Al dritto, queste monete mostrano una costruzione, che è una variante di quella sulla
medaglia di fondazione del Caradosso, con la quale coincidono in diversi punti, ma in altri se
ne allontanano, come, ad esempio, nella salita eccessivamente slanciata del blocco centrale e
nell’eliminazione delle absidi del transetto. Se queste discordanze non si debbono ascrivere
alla superficialità o alla negligenza dell’incisore, e neppure al diametro più piccolo di quel-
lo della medaglia, e quindi non in grado di accogliere troppi particolari del progetto, allora
La nascita deLLa medagLia a Roma G. Alteri
Libro PNS 15.indb 465 03/03/21 19:00

