Page 472 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                   tanto al Caradosso ch’egli non voleva mai rispondere per altro nome...e non voleva esser chiamato altra-
                   mente...: B. cellini, Trattato dell’oreficeria, in P. ScarPellini (cur.), Roma 1967, cap. III, p. 431.
                   21  Famosa la tiara, iniziata nel 1510, che risalta sulla testa di Giulio II nel complesso michelangiolesco del
                   Mosè nella tomba di papa della Rovere in san Pietro in Vincoli, a Roma. Era impreziosita da tre diamanti
                   molto grandi e da una cinquantina più piccoli, da ventiquattro rubini, ventiquattro smeraldi e ventidue
                   zaffiri, più un gran numero di pietre semipreziose. Si salvò dal Sacco di Roma del 1527 soltanto perché in
                   precedenza era stata portata ad Urbino. Purtroppo venne fusa nel 1797 per pagare l’indennità di guerra ai
                   Francesi in seguito al Trattato di Tolentino.
                   22  MilaneSi (cur.) 1981, vol. III, p. 535.
                   23  MilaneSi (cur.) 1981, vol. IV, p. 101.
                   24  P. de graSSiS, Diarium, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Vat. Lat. 5635, f. 205v e ss. Traduzione in E.
                   francia, 1505-1606, Storia della costruzione del nuovo San Pietro, Roma 1977, p. 17.
                   25  J. BurcKharduS, ed. thuaSne, III, pp. 422 segg.
                   26  BruSchi a, froMMel c.l., wolff Metternich f.g., thoeneS c. 1996, p. 65, n. 139.
                   27  a. theiner a. 1861, pp. 325 seg., n. CCCLVI.
                   28  PaStor 1912, vol. III, p. 888.
                   29  ASV, arm. 39 [Brevi], vol. 22, fol. 489r.
                   30  MilaneSi (cur.) 1981, vol. IV, p. 101.
                   31  Potrebbero essere state incise anche da Vittore Gambello, detto il “Camelio”, giunto a Roma intorno al
                   1515 o poco prima, dopo essersi licenziato dalla Zecca della sua città, Venezia, dove lavorava come incisore.
                   Il 24 giugno del 1515, Leone X lo nominò incisore presso la Zecca di Roma insieme a Pier Maria Serbaldi.
                   Ma già nel 1517 tornò a lavorare alla Zecca di Venezia, dove fu attivo fino al 1526. Morì nel 1537.
                   32  M. Sanudo, Diarii, cit. in antonucci 2003, pp. 117-164.
                   33  Si trattava probabilmente del torchio a vite costruito 35-40 anni prima dal Bramante per realizzare le
                   bolle papali e che Gian Giacomo Bonzagni aveva perfezionato in modo che con esso si potessero fare pure
                   medaglie.


















































                   La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





         Libro PNS 15.indb   470                                                                                    03/03/21   19:00
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