Page 476 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                   di marmo da formare per dentro le mattore. Num.o quindici schifi di legno. Un martello mez-
                   zano, e due piccoli di ferro. Una mazza mezzana di ferro venuta dà Zecca Vaticana. (f. 6v) ».
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                         La descrizione mostra degli ambienti divisi per tipologia di metallo da lavorare: uno de-
                   dicato alla fusione dell’oro, probabilmente più piccolo nelle dimensioni e un altro molto am-
                   pio era adibito a a fonderia per le verghe. Una simile articolazione e organizzazione mostra
                   la dimensione di una vera e propria zecca, più che di una bottega e di un’ampia conoscenza
                   delle tecniche metallurgiche.
                         Consideriamo che la Zecca del Regno d’Italia, inaugurata nel 1911 aveva per grandi
                   linee la stessa articolazione, ovvero furono realizzate tre fonderie, una per l’oro, una per l’ar-
                   gento ed una per i metalli ordinari, in modo da poter controllare i processi e le leghe senza
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                   interferenze .
                         Se andiamo a confrontare la descrizione della bottega Hamerani ad un’altra bottega
                   dedita alla lavorazione del metallo e fiorente fonderia, la bottega Valadier, riporta un’artico-
                   lazione degli spazi meno complessa. Nell’inventario della bottega di via del Babuino fatto
                   redigere da Giuseppe Valadier nel 1810, a pochi anni dalla morte del padre Luigi Valadier,
                   vediamo la fonderia attrezzata sia per le lavorazioni di fusione “minuta” che per la scultura, in
                   cui è attestato un asinone, ovvero una stufa per le forme a cera persa. La fonderia era divisa
                   in due ambienti, con una fucina attigua .
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                         La bottega Hamerani quindi aveva una notevole conoscenza della fusione, come abbia-
                   mo visto, si sono ipotizzate anche delle attività legate alla scultura in metallo.
                         In conclusione, con questo piccolo excursus ho inteso evidenziare, attraverso i docu-
                   menti e gli studi, come la bottega Hamerani nell’arco di due secoli abbia rivestito un ruolo im-
                   portante con una articolazione di arti e di attività non solo operativa ma di arte e di “ricerca”.
                         La medaglia, nelle sue diverse declinazioni, non è da considerarsi una espressione tecni-
                   co-artistica specialistica ma un genere in cui le arti si intersecano in modo ampio. Espressione
                   non solo artistica, anche di “fabbricazione”; la coniazione è un processo tecnico, quello che
                   ora si definisce un processo manifatturiero, in cui da una matrice (in cui l’arte interviene in
                   modo diretto), con processi metallurgici e meccanici si realizzano multipli: funzionali e di “va-
                   lore” economico come la moneta e multipli d’arte dalla forte valenza comunicazionale come
                   la medaglia. Un primo rapporto fra arte e industria.

                   2. Una bottega moderna, la Scuola dell’Arte della Medaglia

                         Come accennato in precedenza vogliamo realizzare una riflessione su di una “bottega”
                   contemporanea: la Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato.
                         La Scuola nasce nell’ambito delle arti industriale agli inizi del secolo. Alla fine dell’Otto-
                   cento, l’arte industriale, o arte applicata all’industria, veniva distinta dagli oggetti appartenen-
                   ti alle “belle arti” in base al concetto di utilità. Gaetano Filangieri così sintetizza la definizione
                   delle arti: L’arte e l’industria comprendono tutta l’umana attività: l’una e l’altra hanno modo
                   lor proprio. L’industria si prefigge l’utile; l’arte la ricerca del bello. Donde l’arte addirizzata
                   all’industria è l’utile nel bello .
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                         La moneta è un oggetto con finalità pratiche, lo scambio economico, ma anche, come
                   la medaglia, un multiplo d’arte sottoposto a una produzione “industriale”, ovvero un oggetto
                   che con immagini e rilievi “riprodotti” comunica e acquisisce “valore”. Quindi, seguendo i
                   principi di Filangieri, le monete sono da un lato oggetti funzionali a un “valore” di scambio
                   oppure, nel caso della medaglia, a un messaggio plastico-visivo e, quindi, arti applicate e in-
                   dustriali, ma dall’altro per i termini di figuratività e di trasmissione della “storia”, sono vicine
                   alle belle arti”.
                         A  quel tempo, progressivamente e  con diversi segnali,  si manifesta l’attenzione  per
                   la medaglia e la moneta nell’ambito del dibattito sulla condizione artistica del nuovo Stato.
                   Nella critica d’arte e fra gli artisti si manifesta la necessità di un rinnovamento estetico che
                   dia modernità alla nazione e che aggiorni le arti ufficiali e le arti decorative. La moneta del
                   Regno d’Italia, la medaglia e la sua immagine artistica divennero parte del confronto sull’arte
                   nazionale. In questo ambito fu istituita la Scuola dell’Arte della Medaglia, con un percorso
                   articolato, estremamente interessante per esiti e unicità nel contesto del panorama artistico




                   Tecnica, praTica e ricerca della BoTTega Hamerani                                   R.M. Villani





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