Page 475 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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Notiziario PNS n. 15/2021                                                                   473


                        Cosa molto interessante, il documento ci descrive gli strumenti di una vera e propria
                  Zecca, decisamente una dimensione “industriale” o per meglio dire di manifattura moderna
                  documentandoci un particolare momento di storia della tecnica della coniazione. Com’è noto,
                  i fratelli Ermenegildo (1683-1756) e Ottone (1694-1761) ottennero nel 1734 la concessione
                  di aprire una Zecca provvisionale a margine di quella principale in Vaticano. La Zecca venne
                  chiusa nel 1738 con il definitivo trasferimento e il rientro, l’anno successivo, di molti attrezzi
                  e strumenti in Vaticano. La concessione era il sistema di gestione in vigore da circa due secoli
                  nella Zecca pontificia, sistema che nella prima metà del Settecento si era dimostrato insuffi-
                  ciente, imponendo nel 1749 un deciso rinnovamento dell’istituzione sotto un diretto controllo
                  statale. La vigilanza fu estesa, poco tempo dopo, anche alla produzione medaglistica .
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                        Ridolfino Venuti ci testimonia come siano state introdotte dai due fratelli innovazioni
                  tecnologiche nell’ambito della coniazione delle monete e nuovi sistemi di lavorazione dei
                  bordi delle monete: «[…] eglino introdussero stabilmente in Roma l’uso di far l’orletto alle mo-
                  nete secondo l’uso di Francia fin allora o incognito o rare volte eseguito, […] diressero [Ottone
                  ed Ermengildo] col loro disegno e felicemente sotto la loro direzzione fu costrutto un torchio di
                  metallo veramente reale, abile a stampare con facilità qualunque sorta anche di gran moneta,
                  col quale in detta Zecca provisionale furono coniate allora monete in quantità come di sopra si
                  è detto ed ora tuttavia si coniano nella Zecca vaticana, ove di poi fu trasferito»
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                        La notevole capacità di “produzione” e particolarità tecnologica si evince dall’’Inventario
                  degli Ordigni et Stigli spettanti alla R.C.A. et esistenti alla Zecca Provvisionale alli Coronari,
                  scoperto e pubblicato da Serafina Pennestrì, riporta due sale per le trafile di cui una grande
                  (f.6r); tre sale di coniazione: «una con: un ordegno per stampare a due luoghi per monetelle”,
                  […]» una stanza «Stanza dov’è il Torchio di Metallo […] Il nuovo Torchio di metallo con suoi
                  ferramenti da stampare (f.4v)» ed infine una «Stanza dove sono i torchi di legno […]un torchio
                  di legno della Rev. Cam.a, con due staffoni di ferro, paletti, vita di ferro, madre vita di metallo,
                  stanga di ferro con suoi piombi nelle teste., L’altro torchio è de S.ri Amerani.» 16
                        Il “torchio di metallo” si può definire un bilanciere, ovvero la “macchina di coniazio-
                  ne” per eccellenza. In sostanza, l’evoluzione dei “torchi a vite” utilizzati in vario modo nella
                  coniazione. Il bilanciere si impose dalla seconda metà del Seicento, quando l’incastellatura,
                  ovvero il montaggio degli ingranaggi, incominciò ad essere realizzata in un unico blocco di
                  bronzo, in grado di sopportare agevolmente le sollecitazioni di una barra che, rinforzata da
                  due pesanti sfere, che moltiplicava la forza di spinta della vite in acciaio .
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                        I torchi di legno, descritti ci fanno pensare a degli strumenti un po’ antiquati anche se
                  perfettamente efficienti per la coniazione sembrano molto vicini al tipo di bilanciere descritto
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                  da Benvenuto Cellini nel 1568 nel Trattato dell’oreficeria . La «macchina utensile» cellinana,
                  descritta nel capitolo XVII, era composta da una staffa forata e da due montanti fissati su un
                  piano in ferro. La staffa teneva una vite in bronzo (realizzata per fusione da una forma in ferro
                  detta «mastio») che veniva azionata da una barra mossa dalla forza di quattro uomini.
                        Il “nuovo torchio” in metallo della bottega Hamerani invece è un bilanciere a tutti gli
                  effetti, la macchina di coniazione per eccellenza. Al Museo della Zecca di Roma è esposto un
                  monumentale bilanciere proveniente dalla Zecca pontificia con stemma di Clemente XII da-
                  tato 1735. Questa macchina faceva parte dei macchinari acquisiti nel 1870 dal Regno d’Italia
                  per la Zecca del Regno ed era in uso fino ai primi anni del secolo . La datazione del bilan-
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                  ciere del Museo della Zecca coincide con l’attività della Zecca provvisionale, e ci piacerebbe
                  ipotizzare che il bilanciere di Clemente XII provenga dalla zecca-bottega Hamerani, ma non
                  vi sono ad oggi documenti che possano avvalorare questa ipotesi. Tuttavia, esso rappresenta
                  di fatto la testimonianza che il bilanciere dalla seconda metà del Seicento aveva una definitiva
                  applicazione e funzionalità nella coniazione.
                        Altro punto interessante del documento in esame è la fonderia (f.5r e f.6v). Essa era
                  molto articolata, distribuita in tre ambienti: «Due fucine di muro con suoi focolari, cappe con
                  armat.le tanto di legno, come di ferro, e ad una di dd.e vi è un imbottatore, e cannone di latta
                  pel sfogo del fumo. Due mantici venuti dalla Zecca Vaticana, con due filaretti fatti di nuovo
                  per detti. Due mattone con suoi coperchi, e cavalletti simile all’altre. Una strettora di legno
                  per stringere le staffe. Un canale grande di ferro per gettare le verghe venuto dalla Zecca Vati-
                  cana. Due soffietti a mano. Un filo di tavole al muro con suoi modelli di legno sotto tre pietre




                  Tecnica, praTica e ricerca della BoTTega Hamerani                                   R.M. Villani





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