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e produttivo.
Non vogliamo qui ripercorrere la Storia della Scuola, vogliamo però notificare come la
tecnica e la pratica abbia avuto la sua influenza anche in epoca moderna. Tra la fine del XIX
e l’inizio del XX, secolo l’incisione diretta del conio man mano fu modificata a favore dei me-
todi di riduzione meccanica tramite il pantografo, trasformando totalmente il lavoro creativo e
d’incisione e rendendo più efficiente il sistema di produzione dei conii. La creazione dei conii
per moneta fino alla fine dell’Ottocento era realizzata tramite l’incisione in negativo a bulino
con l’ausilio di punzoni mobili per le parti figurate e i caratteri delle legende . Un processo
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di lavorazione lungo e accurato e, in una economia di produzione, abbastanza costoso. Dalla
seconda metà dell’Ottocento vi furono dei notevoli sviluppi nella tecnologia delle presse per
coniazione: le presse Ulhorn, e le presse Thonnellier, che erano molto più efficienti del siste-
ma a bilanciere e permettevano una maggiore produzione .
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Le nuove presse e le nuove esigenze produttive, richiedevano una maggiore necessità
di conii e, quindi, si studiarono e si applicarono metodi e tecnologie che permettessero una
maggiore efficienza nella realizzazione del materiale creatore.
Il pantografo tridimensionale, una macchina che da un modello di dimensioni superiori
riduceva e incideva l’acciaio alle dimensioni della coniazione, determinò risvolti significativi
e che rivoluzionò sistemi e approcci produttivi e creativi.
Victor Janvier, maestro artigiano parigino, meccanico, probabilmente anche scultore, nel
1902 brevettò un modello di pantografo che ebbe una grande diffusione, fu introdotto in 22
paesi e da allora questa tecnologia è stata sostituita solo negli ultimi decenni dagli scanner
laser e dall’incisione in CNC.
Il pantografo agli inizi del Novecento ha rivoluzionato le tecniche di produzione dei co-
nii, determinando nuovi approcci tecnici e creativi di grande impatto. La realizzazione di un
conio per moneta o medaglia da allora è stata affidata a un modello a bassorilievo in bronzo
di dimensioni maggiori, modellato in materia plasmabile in bassorilievo, formato in gesso e
poi fuso in bronzo, che il pantografo riduceva e “incideva” a dimensioni reali sull’acciaio. L’in-
cisione diretta dei conii era riservata alla fase di ritocco e di preparazione della matrice finale.
In pratica, la realizzazione di monete e medaglie da quel momento poteva essere af-
fidata ad artisti non necessariamente esperti nell’incisione a taglio diretto, non specialisti e
incisori. Ciò determinò la possibilità di ampliare le possibilità d’immagine e di rilievo “scul-
toreo”, creando una maggiore sensibilità e l’interesse degli artisti a realizzare medaglie e una
indubbia attenzione da parte del mondo artistico e istituzionale verso questi oggetti dall’alto
valore simbolico, ormai realizzabili in multipli per un’ampia diffusione. La medaglia e la mo-
neta entrarono a piano titolo nel peculiare binomio di industria e arte che coinvolse le arti
decorative.
Le nuove tecnologie e le nuove istanze sociali e culturali di rinnovamento estetico con-
corsero alla definizione del dibattito sulla moneta e sulla medaglia, e tale dibattito al tempo
di Vittorio Emanuele divenne concreto e di ampio respiro.
Le specifiche esigenze tecniche a cui dovevano rispondere i modelli per le monete e le
medaglie determinarono la necessità di una scuola interna alla Zecca, strettamente collegata
all’attività della “fabbrica delle monete”, in cui l’arte con solide basi di “stile” potesse comun-
que rapportarsi alla produzione e avvalersi, come esempi della “tradizione” artistica, delle
opere conservate nel Museo della Zecca. Nell’edificio della Zecca dell’Italia unita in corso di
realizzazione (costruito dal 1908 al 1911) dovevano quindi convivere anime diverse come la
produzione, la Scuola e il Museo.
Il Governo istituì la Scuola dell’Arte della Medaglia con legge n. 486 del 14 luglio 1907.
La Scuola dell’Arte della Medaglia traeva origine da una specifica volontà dello Stato a specia-
lizzare degli artisti nell’arte del conio per le specifiche esigenze di “decoro” della nazione, cre-
ando così una scuola d’arte “applicata” rivolta al mondo dell’arte, o meglio, delle “belle arti”.
Il primo direttore, docente di modellazione e poi curatore del Museo fu lo scultore
bolognese Giuseppe Romagnoli. Per quanto riguarda l’incisione in acciaio, l’altro insegna-
mento che si teneva presso la Scuola dell’Arte della Medaglia, la legge istitutiva prevedeva
che questo venisse affidato all’incisore capo della Regia Zecca e fu pertanto nominato Luigi
Giorgi.
Tecnica, praTica e ricerca della BoTTega Hamerani R.M. Villani
Libro PNS 15.indb 475 03/03/21 19:00

