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Notiziario PNS n. 15/2020                                                                   455


                  Macteus, quindi a Genova, ad imparare l’arte di incidere le pietre dure, da un certo Girolamo o
                  Giacomo Tagliacarne, di cui divenne l’allievo preferito e dal quale prese il soprannome. Durante
                  l’ultimo decennio del Quattrocento, il Serbaldi aprì una bottega a Firenze, dove si dedicò all’inta-
                  glio di cammei e di pietre preziose, ponendo anche le basi di una duratura amicizia con i Medici
                  e recandosi, probabilmente sia nel 1491 sia l’anno successivo, ma forse pure qualche altra volta,
                  a Roma. E nella Città dei papi venne a stabilirsi intorno al 1496, specializzandosi nell’arte della
                  coniazione, tanto che il pontefice allora regnante, Alessandro VI Borgia, nell’agosto del 1499 lo
                  nominò a vita faber tiparius, cioè “incisore-capo” della Zecca di Roma e della Marca Anconitana.
                  Fu probabilmente in questo periodo che il Serbaldi si stabilì in una casa accanto alla chiesa di
                  san Giovanni dei Fiorentini, dove sembra che avesse allestito pure una piccola fonderia perso-
                  nale per la realizzazione delle medaglie fuse, mentre per quelle coniate si serviva della Zecca.
                        Nonostante svolgesse con grande perizia il suo lavoro presso la Zecca di Roma, fu molto
                  attivo pure a Firenze tra il 1501 ed il 1507, anno, quest’ultimo, all’inizio del quale papa Giulio
                  II della Rovere gli impose una più regolare presenza a Roma. E proprio per l’energico papa il
                  medaglista coniò nel 1508 le medaglie di fondazione della Rocca Giulia di Civitavecchia, che
                  papa della Rovere aveva iniziato a costruire nel dicembre di quello stesso anno. Ne furono
                  coniati due tipi: un primo, in pochi esemplari, con al rovescio il prospetto visto dal mare della
                  Rocca Giulia di Civitavecchia, ma senza alcuna legenda (fig. 7), tanto che si pensa che questi
                  esemplari siano stati solo delle prove di conio; un secondo, con lo stesso rovescio, ma con
                  l’aggiunta, nel giro in alto, della legenda CIVITAVECHIA (fig. 8), in italiano e con una sola
                  “C”, al posto del più appropriato nome latino CENTVMCELLAE. Per questi due rovesci il Ser-
                  baldi coniò un unico dritto: circondato dalla legenda IVLII II ARCIS FVNDAT (fig. 9), l’artista
                  raffigurò un busto rivolto a sinistra di Giulio II, a capo nudo e con piviale, in uno stile molto
                  simile ad altri busti incisi sempre da lui su monete di papa della Rovere.
                        In occasione dell’inizio dei lavori per la costruzione del Palazzo dei Tribunali, affidati
                  pure questi, come abbiamo già accennato sopra, al Bramante, il Serbaldi coniò, probabilmen-
                  te tra il 1509 ed il 1510, un’altra medaglia, questa volta in tre versioni. Per le prime due il
                  medaglista riutilizzò, al dritto, lo stesso busto del papa presente nelle due medaglie di Civita-
                  vecchia, ma con la nuova legenda intorno IVLII II ARCIS FVNDAT.
                        Per quanto riguarda i rispettivi rovesci, invece, il Serbaldi li incise diversi tra loro, in modo
                  da realizzare due medaglie praticamente distinte l’una dall’altra. La prima ad essere coniata
                  per essere messa quasi sicuramente nelle fondazioni della costruzione dovrebbe essere quella


































                  FIg. 7 – BIBlIoTecA APosTolIcA VATIcAnA, medAglIeRe. Medaglia di fondazione della Rocca Giulia di Civitavecchia (senza le-
                  genda al rovescio), opera di Pier Maria Serbaldi, 1508 (cat. 9; mm 30). Fuori scala. © by Biblioteca Apostolica Vaticana.



                  La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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