Page 452 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 15/2021
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                         L’improvvisa morte di Paolo II il 26 luglio 1471 tolse a Cristoforo di Geremia il suo maggior
                   committente di medaglie. Però l’incisore, che nel frattempo aveva aperto una sua bottega con an-
                   nessa officina nei pressi di Campo de’ Fiori, seguitò a creare medaglie per importanti personaggi
                   italiani. Secondo un documento del 22 febbraio 1476, a quella data Cristoforo di Geremia risul-
                   terebbe morto da pochi giorni, ma non si sa se a Mantova o a Roma oppure in un’altra località.
                         I medaglisti, dunque, potevano realizzare le proprie medaglie fuse anche in casa propria,
                   se avevano un’adeguata attrezzatura tecnica; in alcuni casi, addirittura fuori Roma: per esempio,
                   a Prato, dove era ritornato da Roma dopo la partenza di Pio II (1458-1464), Andrea Guazzalotti
                   avrebbe forse fuso, nell’officina dentro la sua dimora, accanto al duomo, una medaglia per l’e-
                   lezione di Paolo II, dopo che, durante il suo precedente soggiorno romano, ne aveva fatte altre,
                   fuse quasi sicuramente nella Zecca, che si doveva trovare ancora a palazzo Borgia, quando il
                   Barbo era cardinale; medaglie, queste, alcune delle quali finite poi nei muri del palazzo di San
                   Marco, come abbiamo accennato sopra. La medaglia, che il Guazzalotti avrebbe realizzato a Pra-
                   to, mostra, al dritto, il busto volto a sinistra di Paolo II con capo nudo e piviale, circondato dalla
                   legenda PETRVS BARBVS PAVLVS PAPA SECVNDVS; al rovescio, lo stemma del pontefice tra la
                   data 14-64 (fig. 6.).
                         Se i luoghi in cui i medaglisti realizzavano le loro medaglie potevano essere, pertanto, i più
                   diversi, un discorso analogo si può fare pure per la Zecca, dal momento che anch’essa si spo-
                   stava continuamente, a seconda delle necessità e della convenienza, al punto che, oltre alla sua
                   sede “ufficiale”, di volta in volta in un edificio diverso, i titolari di turno dell’appalto della Zecca
                   o “zecchieri”, cioè coloro con i quali venivano stipulati i capitoli della Zecca, potevano sistemar-
                   la perfino nella propria abitazione. Sappiamo così per certo che negli anni 1467-1468 essa non
                   si trovava più nel palazzo Borgia, bensì all’estremità del rione Pigna, probabilmente all’altezza
                   dell’attuale piazza di Torre Argentina, in una casa di proprietà di un certo Giovanni Antonio de
                   Rossi. Il pianterreno di questo immobile era occupato dai locali dove erano sistemati gli attrezzi
                   e macchinari della Zecca, mentre il primo piano era riservato al laboratorio di pesa ed agli uffici
                   amministrativi; ma una parte era adibita a foresteria. Però, anche nel rione Pigna la sede della
                   Zecca non durò molto; intorno al 1471, infatti, la troviamo sistemata in una parte della Casa
                   Bonadies, un palazzetto che sorgeva in piazza di Ponte sant’Angelo, nel rione Ponte . Forse il
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                   trasferimento in quel luogo era stato suggerito da motivi d’opportunità: si poteva contare sulla
                   sorveglianza dei locali da parte della guarnigione della vicina fortezza di Castel sant’Angelo; ma
                   soprattutto si poteva approfittare della vicinanza al Tevere in modo da poter sfruttare l’acqua del


































                   FIg. 6 – BIBlIoTecA APosTolIcA VATIcAnA, medAglIeRe. Medaglia celebrativa dell’elezione di Paolo II, opera di Andrea
                   Guazzalotti, 1464 (cat. 6; mm 32.90). Fuori scala. © by Biblioteca Apostolica Vaticana.



                   La nascita deLLa medagLia a Roma                                                       G. Alteri





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