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IL TESORETTO DI MASSAFRA





                        Il ritrovamento nel 1955 del cosiddetto “Tesoretto di Massafra”, composto da ottantacin-
                  que monete in argento e oro databili dal 1683 al 1858, e lo studio storico che Libero Mangieri
                  e Scaligina ne fanno in questo saggio costituiscono un metodo di indagine che partendo dai
                  “reperti” ricostruisce uno spaccato di storia locale e giunge a formulare delle ipotesi di inse-
                  rimento di questi nel corso della storia del territorio.
                        Le interessanti vicende relative al ritrovamento del gruzzolo non sono certo prive di cu-
                  riosi episodi di tenore sociale, che tradiscono il posto che sempre il denaro ha avuto nell’im-
                  maginario collettivo e anche l’interesse speculativo che lo ha accompagnato: gli operai che
                  interrompono i lavori ritenendo il ritrovamento di loro proprietà, la vendita a due diversi gio-
                  iellieri, entrambi avidi e quindi vendicativi, il mancato seguito dei procedimenti penali a cari-
                  co di questi ultimi e del proprietario dell’immobile in cui è avvenuto il casuale ritrovamento.
                        Tuttavia, dalla storia della casuale venuta alla luce del gruzzolo dentro un contenitore di
                  legno d’ulivo, gli autori si spingono a quella che la precede, della possibile motivazione del
                  suo nascondiglio nella casa di Massafra e ipotizzano un ruolo attivo delle bande di briganti
                  che operavano nel territorio negli anni ’60 del XIX secolo a difesa delle popolazioni locali e
                  dei loro diritti contro gli abusi del governo sabaudo, non riconosciuto come legittimo e so-
                  stanzialmente vessatorio.
                        Un ritrovamento singolare dunque, che stimola la lettura della storia e che diventa,
                  al di là del suo valore venale e sociale, parte di una cultura più ampia, quella del legame
                  dell’oggetto al suo ambito territoriale e, quindi, il suo riconoscimento quale parte del nostro
                  patrimonio culturale materiale e immateriale. Si tratta di un racconto appassionato, in cui il
                  gruzzolo, che si conserva dopo tutte le alterne vicende anche burocratiche, presso la Direzio-
                  ne regionale Musei di Puglia, è stato letto da Libero Mangieri e da Antonello Scaligina, oltre
                  che nell’analisi della specificità dei pezzi, nella sua complessità di prodotto dell’uomo per
                  l’uomo, attraverso “passaggi di mano” che hanno trasmesso racconti e testimonianze.

                                                                                           MariaStella Margozzi
                                                                                         Direttore regionale Musei Puglia






























                  Il TesoreTTo dI Massafra                                                           M. Margozzi





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