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Notiziario PNS n. 15/2021                                                                   503









































                  FIg. 5 – Battaglione Cacciatori.





                  Massafra e Grottaglie, ventinove carabinieri a piedi e diciannove a cavallo guidati dal capitano
                  dei carabinieri Francesco Allisio, attaccò Pizzichicchio e i suoi nella masseria Belmonte di
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                  Crispiano. I briganti uccisi furono una trentina, ma il capo riuscì a dileguarsi .
                        Il 4 gennaio 1864 gli uomini della Guardia Nazionale di Martina lo arrestarono, in se-
                  guito ad una soffiata, nella masseria Ruggerullo, nel tenimento di Crispiano. Pizzichicchio e
                  quattro dei suoi fedelissimi furono inviati dal Tribunale Circondariale di Taranto al Tribunale
                  Militare di Guerra di Potenza, con ordinanza 4 giugno 1864, “non solo per essere giudicati
                  quali briganti, ma anche di qualsiasi altro reato perpetrato in istato di brigantaggio in luoghi
                  non governati dalla legge eccezionale”.
                        Condotti in Basilicata, Mazzeo e gli altri furono processati e condannati a morte e fuci-
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                  lati il 29 novembre del 1864 .
                        Secondo alcuni, dal giugno 1861 al dicembre 1865, sarebbero stati fucilati o uccisi duran-
                  te i combattimenti 5212 briganti, arrestati 5044, mentre si sarebbero presentati alle autorità in
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                  3597 . Secondo altri, invece, i fucilati sarebbero 15.665, i morti in combattimento circa 20.000,
                  gli incarcerati per motivi politici 47.700, i paesi rasi al suolo 37, i senza tetto circa 40.000 .
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                        Il male endemico del meridione non erano i briganti, espressione della disperazione e
                  dell’avversione che le masse meridionali nutrivano nei confronti del neonato Regno d’Italia,
                  bensì i galantuomini, coloro che avevano venduto il Regno delle Due Sicilie per i propri in-
                  teressi personali. Esponenti della nobiltà o della ricca borghesia, essi furono i campioni del
                  trasformismo, equilibristi tra uno schieramento e l’altro, maestri del malaffare, che lasciava il
                  Mezzogiorno nell’immobilismo e preda del clientelismo.
                        In questa cornice cruenta ma veritiera si può facilmente immaginare che il gruzzolo in
                  esame dovesse essere nella disponibilità di qualcuno di coloro che persero la vita per difen-
                  dere le proprie idee ed i propri valori di libertà.

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                  Il tesoretto dI Massafra 1955                                   G. Libero Mangieri, A. Scaligina





         Libro PNS 15.indb   503                                                                                    03/03/21   19:01
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