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500 Il Ripostiglio di Massafra (TA)
La truppa, costituita da oltre duecento uomini a cavallo e armati, iniziò il conflitto sulla
direttrice comprendente i comuni di Brindisi, Grottaglie, Martina Franca, Mottola, Castella-
neta e Laterza. Le bande si dividevano e colpivano in luoghi diversi, ma seguendo lo stesso
copione: distruzione dei simboli e stemmi sabaudi, razzie di armi e cavalli, assalti alle abi-
tazioni dei galantuomini, con conseguenti furti, rapimenti con riscatti, omicidi. Il tutto tra
l’approvazione della maggior parte delle popolazioni, stremate dalle tasse e private degli usi
civici e della quotizzazione delle terre.
Per bloccare la ribellione, il 23 ottobre il Prefetto di Lecce, Gemelli, firmò un’ordinanza
che intimava, tra l’altro, la chiusura di tutte le masserie e case di campagna della provincia
di Terra d’Otranto, il loro svuotamento e il ritiro nei centri abitati del bestiame e dei foraggi.
Quello stesso giorno, una colonna composta da cinque Carabinieri a cavallo e due a pie-
di, perlustrava le campagne comprese tra Cellino San Marco e Tuturano. In coda alla pattuglia
seguivano quarantacinque militi delle Guardie Nazionali di Cellino San Marco e San Pietro
Vernotico, autori il 24 luglio dell’anno precedente della cattura di undici soldati borbonici
sbandati nella masseria Curti Patrizi e della loro sommaria fucilazione a Brindisi due giorni
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dopo . Giunta nei pressi della masseria Santa Teresa, in tenimento di Brindisi, la colonna
ebbe un conflitto a fuoco con una cinquantina di briganti a cavallo guidati da Romano, Valen-
te e La Veneziana, intenzionati a liberare gli ex militari borbonici detenuti nel bagno penale
di Brindisi. Dopo lo scontro a fuoco, furono uccise tre guardie nazionali.
Il 17 novembre, due giorni prima del sorteggio dei nominativi per la leva obbligatoria,
Mazzeo e i suoi uomini occuparono Grottaglie. A notte fonda la folla di filo-borbonici ac-
colse i briganti nelle campagne e, attraverso Porta Sant’Angelo, li accompagnò in piazza. La
popolazione urlava “Viva il Capitano”, “Viva i piccinni nostri”, “Viva Francesco II”, “Abbasso i
liberali”, “Fuori i lumi” e, con l’abitato illuminato a giorno, fu devastata la sede della Guardia
Nazionale, di fronte la cattedrale, mentre le guardie si davano alla fuga. Fu abbattuta la porta
del carcere e furono liberati tre detenuti. Dopodiché furono assaltate le attività commerciali
e le abitazioni dei galantuomini, i cosiddetti liberali.
Il 21 novembre furono occupati i paesi di Erchie e Carovigno.
Tra i comuni di Laterza, Castellaneta, Palagianello, Mottola e Massafra imperversò la
banda di Antonio Locaso (U’ Craparjdde), ventunenne di Abriola, nel Potentino, che da giu-
gno aveva abbandonato la masseria di Rocco Giacoia, comandante della Guardia Nazionale
di Castellaneta, presso cui aveva lavorato come pastore di capre negli ultimi quattro anni,
esasperato dai soprusi e per non adempiere agli obblighi di leva. La masseria Giacoia era
ubicata tra i tenimenti di Castellaneta e Laterza, verso Montecamplo. Nei suoi pressi, verso
il bosco della Gaudella, c’era il “Passo di Giacobbe”, punto dal quale penetravano le bande
lucane legate al Generale Crocco.
Locaso e i suoi, che nel bosco Stornara avevano scavato due ambienti ipogei in cui na-
scondersi, erano sostenuti da contadini e pastori di quelle zone, ai quali le forze dell’ordine
avevano impedito di attingere l’acqua dal pozzo del convento dei Domenicani, divenuto pro-
prietà privata dopo l’Unità d’Italia.
Tutti i briganti potevano contare su una fitta rete logistica di masserie e abitazioni e,
per contrastare tutto ciò, il 15 agosto 1863 fu approvata la legge presentata dall’onorevole
Giuseppe Pica, ricco borghese abruzzese. La legge “Per la repressione del brigantaggio e dei
camorristi nelle Provincie infette”, presentata dal governo come “mezzo eccezionale e tempo-
raneo di difesa da applicarsi per sei mesi”, violava l’art. 71 dello Statuto del Regno poiché il
cittadino veniva “distolto dai suoi giudici naturali” per essere sottoposto alla giurisdizione di
Tribunali Militari e alle procedure del Codice Penale Militare.
Pica e altri onorevoli meridionali, come Massari, Pisanelli, Mancini e Spaventa, erano
interpreti degli interessi dei gattopardi meridionali e determinati a contrastare la ribellione.
Nonostante le critiche dell’opposizione, il provvedimento fu prorogato fino alla fine del 1865.
Il 14 novembre la banda del Sergente, quella del Crapariello proveniente da Ginosa e
la comitiva di Chiappino sopraggiungente da Laterza, cercarono di occupare Laterza. Anche
Palagianello fu occupato e colpite le proprietà dei galantuomini.
Infine, tutte le bande confluirono in un unico battaglione e, il primo dicembre, giunsero
alla masseria Monaci di San Domenico, cinque chilometri a nord del Piano di Cernera, sulla
via per Noci, al bivio per Alberobello.
Il tesoretto dI Massafra 1955 G. Libero Mangieri, A. Scaligina
Libro PNS 15.indb 500 03/03/21 19:01

