Page 249 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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IL “BASTONE DEL COMANDO” DI BENITO MUSSOLINI.
GENESI DI UN’INSEGNA DI POTERE
1918-1930
Sino alla riapertura nel 2020 del deposito “Medagliere Mussolini”, l’apparizione pubbli-
ca del “bastone del comando” di Mussolini (cat. 4) si limitava alla sola cronaca della consegna
a Milano dello “scettro prezioso”, il 22 maggio 1930, da parte dei mutilati di guerra di Milano,
alla reazione di Mussolini e al suo discorso :
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« (...) Egli lo afferra e lo chiude, vigorosamente, nel pugno destro. Protende il braccio verso
l’alto, e osserva, attentamente, lo scettro prezioso; poi lo porge, nel gesto, alla folla. Il segno è
maestoso, superbo. Gli occhi della moltitudine sono fissi, come per un ipnosi. Egli è lassù, fiero
per l’insegna, grato per il dono. Nel suo gesto è, ancora una volta, la comunione del condottiero
con le moltitudini.”
L’opera era stata commissionata nel 1928 ad Alfredo Ravasco, celebre orafo milanese,
che lo aveva eseguito e presentato alla critica d’arte prima della consegna . La notizia della
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consegna era stata quindi diramata, mentre non era stata diffusa alcuna immagine sull’aspetto
del “bastone”.
Il cronista della cerimonia non riporta alcun cenno sull’aspetto particolarmente prezio-
so e originale del bastone, nè riguardo ai dettagli ornamentali, nè alla sua materia o al cele-
bre artefice. Per il presidente della Federazione provinciale milanese dei mutilati, Alessandro
Gorini, il bastone era “il segno che consacra questa nostra memoria, questa nostra fede, nel
chiaro simbolo materiato dall’arte dell’orafo italiano”.
L’omissione può essere forse dovuta alla ben nota noncuranza o indifferenza da parte
di Mussolini nei confronti degli oggetti preziosi e del denaro in genere. Numerosissimi doni
curiosi, esotici e preziosi ricevuti da ogni parte del mondo venivano conservati nel “museo”
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della Rocca delle Caminate . Nel 1923, ad esempio, sono ricordati dalla stampa doni di og-
getti artistici che hanno il compito di sottolineare il ruolo di condottiero del duce, come è
il caso “dell’omaggio di un astuccio in mogano rappresentante il fascio littorio e contenente
uno scettro in ebano finemente scolpito”, offerta dallo scultore Mario Virzi, “opera veramente
mirabile che attesta delle rare ed elevate sue qualità di artista” .
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Il racconto della storica giornata e dell’offerta di quel “simbolico” dono si concentra
piuttosto sul valore del segno, quel “bastone” assurto a simbolo di vittoria. Un segno di pote-
re e di controllo dell’Italia e degli italiani, dei protagonisti della cerimonia, della folla e della
ritualità delle parole e dei gesti . Più di ogni altra cosa, per il cronista contano le parole di
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Mussolini, che accetta il dono come “bastone della mia obbedienza allo spirito della vittoria
e alla volontà della patria” . Più di recente, lo storico del fascismo Emilio Gentile ha guardato
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con particolare interesse a quella cerimonia, in cui la mitologia fascista consacra il suo capo
come “principale protagonista e artefice dell’intervento e della vittoria” e solennizza il rituale
“laico” del culto del littorio. La data scelta per la cerimonia, il 22 maggio, cade a ridosso del
rito del 24 maggio, consacrato nel calendario fascista al culto della vittoria e del littorio . Una
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folla convenuta venera i simboli creati dal regime fascista su misura “dell’uomo che tutta l’I-
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talia, dai capi, ai più umili gregari... adorano quasi come un mito e come un’idea” .
Il “bastone del comando” dI benIto mussolInI S. Pennestrì
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