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Notiziario PNS n. 18/2023 287
IV – “NEL NOME D’ITALIA”. L’OFFERTA DEL BASTONE DEL COMANDO
Documento n. 1
La cerimonia di consegna
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* A Milano, in piazza Sant’Ambrogio, la mattina del 22 maggio 1930, si svolge la cerimonia
per la consegna del « bastone del comando» a Mussolini. Il deputato Alessandro Gorini, presi-
dente della Federazione provinciale milanese dei mutilati, dice: “Duce! Da tutte le città e dai
borghi della terra lombarda questa notte in colonne serrate sono partiti a migliaia e migliaia
i mutilati di guerra . L’alba lì ha trovati in lieta attesa alle porte di Milano . A loro nome e per
la memoria di quanto avete compiuto, per la fede in tutto ciò che ancora avete da compiere,
vi offro il segno che consacra questa nostra memoria, questa nostra fede, nel chiaro simbolo
materiato dall’arte dell’orafo italiano . Sarà esso ed è il premio della riconoscenza al restau-
ratore della patria . Perché quando altri cedeva le chiavi per un baratto di una vita vile, voi
gettaste attraverso la porta il vostro corpo e la vostra anima, solo, contro tutto un mondo
crollante . Quel mondo fu da voi rovesciato e l’Italia fu salva e novellamente sacra per tutti
gli italiani la vittoria .
E intorno all’idea della vittoria troviamo oggi un popolo che lavora e che sale concorde nella
sua nuova libertà . È giusto che noi che, per la gloria e la vittoria della patria, donammo il
nostro sangue; che siamo pronti a seguirvi nelle battaglie a cui vi piacerà di chiamarci, è
giunto che noi vi consegnamo, con gesto di orgoglio e insieme di riverenza, questo segno di
potere e di conferma . Ve lo consegnamo qui, dove, intorno a Carlo Delcroix, che parlerà per
tutti noi, sono presenti i vostri più vicini e devoti compagni d’arme, qui dove è presente tutta
l’Italia, dai capi, ai più umili gregari, che vi adorano quasi come un mito e come un’idea”.
“L’on. Gorini si interrompe. Egli, fra il delirio dei presenti, che subito vastamente risorge,
consegna il “bastone del comando” al Duce. Egli lo afferra e lo chiude, vigorosamente, nel
pugno destro. Protende il braccio verso l’alto, e osserva, attentamente, lo scettro prezioso; poi
lo porge, nel gesto, alla folla. Il segno è maestoso, superbo. Gli occhi della moltitudine sono
fissi, come per un ipnosi. Egli è lassù, fiero per l’insegna, grato per il dono. Nel suo gesto
è, ancora una volta, la comunione del condottiero con le moltitudini. E quando l’uragano di
voci si placa, l’on. Gorini cosl riprende: «Camerati ! Alzate le vostre bandiere, presentate le
armi, levate la mano! Al Duce affidiamo questa insegna di comando, con la promessa, che
ha la forza di un giuramento di soldati, di seguirlo nel nome d’Italia”. Il Duce dà il segnale
degli applausi, dicendo all’oratore: “Bravo! Bravo! Bravo!”. Dopo qualche minuto, ristabilitosi
il silenzio, prende la parola il grande mutilato veggente, l’onorevole Carlo Delcroix”. Indi il
Presidente del Consiglio pronuncia il discorso qui riportato. (Da “Il Popolo d’Italia”, N. 122,
23 maggio 1930, XVII).
1 muSSolini, Opera omnia, vol. XXIV, pp. 243-244.
Camerati! Mutilati!
Non per la inclemenza della stagione, che noi abbiamo imparato a sopportare nelle trincee,
ma per la imponenza e il carattere stesso della vostra manifestazione, il discorso mio deve
essere necessariamente breve, e deve avere uno stile tipicamente militare.
Il camerata Delcroix ha già espresso, con la sua eloquenza fascinatrice, il significato di questo
rito. lo vi considero, o mutilati ed invalidi di Lombardia e di tutta Italia, come i miei fratelli
più cari. (Grida di: «Bravo!» . Clamori). Ed abbracciando, come faccio in questo momento, il
vostro capo che vi guida da dieci anni con tanta saggezza, con tanta abnegazione, con tanta
intelligenza, e con tanto amore, io intendo abbracciare spiritualmente tutti i mutilati e gli in-
validi d’Italia. (Il Duce abbraccia l’on . Delcroix, fra le ovazioni della folla).
Appendice documentAriA
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