Page 25 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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BREVE STORIA DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PARMA


            Le origini e gli scavi a Veleia

                  Il Museo Archeologico di Parma fu istituito il 20 settembre 1760. Regnava per dirit-
            to dinastico sul Ducato di Parma e Piacenza Filippo di Borbone, succeduto nel 1737 al
            fratello don Carlo trasferitosi a Napoli con le ricche raccolte d’arte farnesiane, ereditate
            dalla madre.
                  Scopo del Museo, collocato al secondo piano di un piccolo fabbricato addossato al pa-
            lazzo della Pilotta (oggi non più esistente), in cui era stato ospitato il Medagliere farnesiano,
            era quello di conservare i materiali provenienti dagli scavi avviati lo stesso anno a Veleia,
            perché servissero all’arricchimento culturale dei sudditi . Il sito del municipio dell’VIII Regio
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            Augustea, era stato, infatti, identificato in Val Chero nei pressi della Pieve di Macinesso dopo
            il rinvenimento nel 1747 della Tabula Alimentaria.
                  Ispiratore dell’iniziativa, per quei tempi assai avanzata, era stato il ministro Guillau-
            me Du Tillot (tav. II), uomo di primo piano nella storia politica e culturale del Ducato,
            cui si devono il primo censimento della popolazione (1865) e la realizzazione del catasto
            topografico della città di Parma (cd. atlante Sardi del 1869). Intuendo l’importanza della
            scoperta di Veleia e ponendo il Museo di Parma direttamente in competizione con quello di
            Portici, istituito in quegli stessi anni proprio da don Carlo III di Borbone che aveva avviato
            scavi nell’area vesuviana dopo la scoperta nel 1738 di Pompei ed Ercolano, Du Tillot si
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            proponeva di elevare il piccolo ducato al rango delle più avanzate corti europee . Sempre
            per suo interessamento, Antonio Costa, scopritore col Roncovieri della Tabula, fu nomina-
            to “Prefetto e Direttore dei Musei ed Antichità”. Costa tuttavia preferì dedicarsi all’edizione
            delle scoperte a Veleia (tavv. I, III), attraverso una silloge in più volumi che, seppure mai
            pubblicati, costituiscono una fonte d’informazioni assai preziosa per conoscere la consi-
            stenza iniziale del Museo , piuttosto che interessarsi all’esplorazione, limitandosi a pre-
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            senziare agli scavi soltanto in occasione dell’unica visita ufficiale del Duca in occasione
            della scoperta delle dodici statue della basilica, evento celebrato in una bella sanguigna di
            Ennemond Petitot  (fig. 1).
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                  Le ricerche, partite dal luogo dove erano stati recuperati i frammenti della Tabula, coin-
            cidente col foro dell’antico municipio, restituendo oggetti di pregio venivano incontro alle
            aspettative della corte. Gli scavi erano adeguatamente finanziati e in linea con la corrente
            di pensiero imperante all’epoca negli studi di antichistica, indirizzati da un lato allo studio
            della cultura materiale, dall’altro alla storia dell’arte venivano destinati al Museo i materiali
            legati agli aspetti della vita quotidiana, quali bronzi e monete, mentre le statue, le iscrizioni
            e i reperti più importanti erano esposti nell’Accademia di Belle Arti, che aveva sede sempre
            nel Palazzo della Pilotta.
                  Quando però, esauriti i depositi nell’area forense, le indagini si spostarono in altri
            settori della città e la messe di reperti si fece meno consistente , Costa, perduto il favore
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            della Corte, venne sostituito dal Paciaudi. Nel 1765, quando a don Filippo succedette il figlio
            quattordicenne, don Ferdinando, gli scavi, ormai condotti nel disinteresse generale, vennero
            sospesi. Sulla decisione influì sicuramente l’opposizione dei Gesuiti all’operato di governo
            del Du Tillot (tav. II), che per modernizzare lo Stato aveva messo in atto una serie di prov-
            vedimenti tesi ad eliminare i privilegi economici degli Enti ecclesiastici. Per l’aperta ostilità
            di Maria Amalia, figlia dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa, che nel 1769 aveva sposato
            don Ferdinando, Du Tillot nel 1771 sarà costretto a lasciare Parma segnando la fine della
            “breve stagione dei lumi” nel Ducato . Gli scavi avviati da un gruppo di nobili nel 1776,
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            BREVE STORIA DEL MUSEO ARChEOLOGICO DI PARMA                                         M. Catarsi
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