Page 26 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             FiG. 1 – Museo archeoloGico NazioNale, ParMa, archivio sTorico. Sanguigna per la visita di don Carlo agli scavi di Veleia,
             1761. © Mibact - CMP.



             seppure con minor clamore di quelli veleiati, in val d’Enza alla ricerca del municipium ro-
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             mano di Luceria  vivranno solo una brevissima stagione, mentre i tentativi di riprendere gli
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             scavi a Veleia, ancora tra gli anni 1778  e 1781, ad opera rispettivamente di Andrea Mazza e
             del Paciaudi, non porteranno risultati di rilievo. Ancor prima di cominciare abortirà anche
             l’iniziativa dell’abate Angelo Schenoni, succeduto nella direzione del Museo al Paciaudi nel
             1778, di riprendere gli scavi nel 1793 con manodopera fornita dai condannati alla catena
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             di correzione .
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                   Veleia, che pure aveva destato anche qualche interesse “internazionale” , venne abban-
             donata all’incuria e al degrado.
                   I tempi, del resto, stavano mutando rapidamente. Nella primavera del 1791, sfuggiti
             avventurosamente alla rivoluzione che insanguinava il loro paese, avevano trovato rifugio
             a Parma il conte d’Artois e le zie reali di Francia. Fermenti repubblicani e giacobini, invano
             contrastati nel Ducato dal Ministro conte Cesare Ventura, si propagavano rapidamente fa-
             cendo adepti perfino nelle gerarchie ecclesiastiche. Il Vescovo Adeodato Turchi, già amico e
             confidente del Paciaudi e del Du Tillot, insofferente delle nuove idee, si concentrava esclusi-
             vamente sugli interessi della Chiesa che stava vivendo momenti difficili .
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                   Finiti gli scavi a Veleia, solo il Medagliere del Museo continuò ad arricchirsi grazie al
             ritrovamento, nel 1781, di un ricco gruzzolo di monete romane in località Cortina nei pressi
             di Chiaravalle della Colomba (Alseno - PC) e all’acquisto di 563 monete d’argento riferite a
             Carlo Magno e Ludovico il Pio rinvenute a Guardamiglio di Lodi nel 1795, anno per altro in
             cui “la R. Corte fu costretta suo malgrado” a ridurre la già scarsa dote annua del Museo “a
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             due terzi, cioè lire duecento” .
                   La prima fase di storia dell’Istituto può considerarsi conclusa con l’allestimento di alcu-
             ne sale espositive in cui trovavano posto vasellame e bronzi e un Medagliere ricco di 5.000
             monete .
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             BREVE STORIA DEL MUSEO ARChEOLOGICO DI PARMA                                         M. Catarsi
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