Page 30 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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28                                           Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



                   Per volere della Duchessa nel Museo, cui fu assegnato quel braccio di Pilotta in cui an-
             cor oggi si trova, dovevano confluire non solo le antichità veleiati ma anche quelle ritrovate
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             “in qualsiasi altro punto de’ nostrj Dominj”  sicché da “Gabinetto di Antichità” legato ad un
             solo scavo, divenne una Istituzione in cui venivano raccolte tutte le testimonianze del passato
             del Ducato.
                   Alla sua direzione, con sovrano decreto del 22 marzo 1816, fu confermato col titolo di
             “Prefetto” De Lama, che si dedicò all’assemblaggio e al restauro dei frammenti della Tabula
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             Alimentaria , e alla pubblicazione nel 1824 della prima Guida del Museo . Quest’ultimo ri-
             sultava arricchito oltre che di reperti da Veleia, dove gli scavi erano ripresi fin dal 1816 sotto
             la direzione del capitano Casapini , di pezzi importanti sia per sua opera instancabile nel
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             raccogliere le disiecta membra della Parma romana ancora in possesso di confraternite reli-
             giose o privati , sia per i ritrovamenti che si andavano facendo in quegli anni a Parma per il
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             notevole impulso dato alle opere pubbliche .
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                   Si trattava per lo più di materiali di pregio, che riflettono una concezione dell’archeo-
             logia ancora legata all’antiquaria, ma accanto alle epigrafi, alle oreficerie e alle monete, su
             cui convergevano gli interessi specifici di De Lama, cominciavano ad aggiungersi materiali
             più poveri, privi di un qualsiasi valore artistico, quali ad esempio bolli laterizi o vasellame
             e lucerne in terracotta, spesso raggruppati nei registri inventariali sotto la voce generica di
             “anticaglie”.
                   Il direttore che, tuttavia, più poté beneficiare delle provvidenze della Duchessa riuscen-
             do ad arricchire maggiormente le collezioni museali fu Michele Lopez (1795-1879) che, entra-
             tovi nel 1816 come alunno di De Lama col compito principale di inventariare il Medagliere ,
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             gli subentrò il 5 maggio 1825. Subito con atto di estrema liberalità rinunciò all’alloggio gra-
             tuito, cui aveva diritto, in favore dell’ampliamento dell’Istituto  di cui nella stessa data una
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             Risoluzione Sovrana varava il nuovo Regolamento, che entrò in vigore il 19 maggio dell’anno
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                   In base ad esso il Museo diveniva un Istituto autonomo, direttamente dipendente dal
             Ministro dell’Interno, e con finanziamenti propri, finalizzato a raccogliere e conservare i ma-
             teriali recuperati non solo negli scavi veleiati, ma anche da altre zone del Ducato o quelli
             acquistati allo scopo di giovare alla pubblica istruzione, soprattutto monete e medaglie che
             potessero illustrare sia la storia delle nazioni sia celebrare i meriti di uomini illustri. Si artico-
             lava in quattro sale espositive rispettivamente per epigrafi, bronzi, marmi e monete, ma era
             anche dotato di una sala studio e di un magazzino. Il personale era costituito da tre elementi
             (commesso, portiere e addetto alle pulizie) che dipendevano da un direttore. Tutti dovevano
             essere nominati, su proposta del Presidente dell’Interno, direttamente dalla Sovrana, cui pre-
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             stavano giuramento di fedeltà .
                   Al Direttore spettava la responsabilità contabile e delle collezioni di cui doveva tenere
             registri aggiornati. Dall’inventario del 1825 sappiamo esser state costituite, al momento del
             suo insediamento come Direttore, da 19.976 tra monete e medaglie, oggetti d’arte d’oro (n. 17
             e costituiti soprattutto dal tesoro recuperato nel 1821 nello scavare le fondamenta del Teatro
             ducale oggi Regio) (fig. 2), d’argento (n. 3), pietre dure (n. 11), avorio (n. 3), bronzo (n. 248
             più numerosi frammenti), rame (n. 15), piombo (n. 5), ferro (n. 7), alabastro (n. 2), marmo e
             pietra (n. 208 più numerosi frammenti), mosaici (n. 7), vetro (n. 1), terrecotte (n. 241), legno
             (n. 1), zolfo e scagliola (n. 1005 impronte di gemme antiche), pittura a fresco (n. 15 frammen-
             ti), “molti frammenti d’oggetti d’osso, ferro, bronzo, terracotta, trovati nelle terre marne”, 3
             carte, 7 manoscritti e 74 libri .
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                   Grazie a questi atti iniziò effettivamente un nuovo capitolo di storia per il Museo, che
             acquistò via via importanza e considerazione sicché a buon diritto il Lopez ne viene ricono-
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             sciuto il vero fondatore .
                   Nei locali liberalmente da lui ceduti furono realizzate le prime tre sale di esposizione,
             gli uffici per la Direzione e la Biblioteca.
                   Già alla data del 5 maggio 1825 vennero iniziati i registri rispettivamente degli Acqui-
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             sti , dei Cambi e quello contenente la “Nomenclatura delle Persone che hanno arricchito con
             doni il Ducale Museo d’Antichità dopo l’anno 1824”  inaugurato dalla stessa Maria Luigia col
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             dono di un “suo Busto in marmo scolpito dal Professore Pisani” . Nello stesso anno in data

             BREVE STORIA DEL MUSEO ARChEOLOGICO DI PARMA                                         M. Catarsi
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