Page 28 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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26                                           Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



             La direzione di Pietro de Lama e il travagliato “periodo francese”

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                   Morto improvvisamente lo Schenoni nel 1799, gli succedette Pietro De Lama  che, ap-
             passionato di studi antichistici nel 1778, a soli 18 anni era divenuto assistente del Paciaudi
             nella direzione della Biblioteca e del Museo, dove aveva curato la redazione di cataloghi di
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             monete .
                   De Lama subito si adoperò, con la realizzazione di stipi lignei, per una migliore conser-
             vazione ed esposizione del Medagliere, accresciuto nel 1799 dalla ricca raccolta dei Canonici
             Lateranensi di Piacenza, di cui proseguì la catalogazione . Si stava adoperando perché fosse-
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             ro riuniti nel Museo tutti i reperti veleiati che ancora si trovavano nell’Accademia di Belle Arti
             o nella Biblioteca quando venne bruscamente interrotto nell’ottobre del 1802 al passaggio del
             Ducato, alla morte don Ferdinando, sotto il governo di Napoleone.
                   Nonostante, infatti, Moreau de Saint-Mèry, Amministratore Generale del territorio, aves-
             se inizialmente mostrato un atteggiamento favorevole a De Lama, confermato “Prefetto” del
             Museo, e non avesse proceduto, secondo gli ordini ricevuti nell’aprile del 1803, a privare
             l’Istituto dei marmi e dei bronzi veleiati, non potendo temporeggiare ulteriormente nel 1804
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             fece trasferire in Francia i frammenti della Tabula Alimentaria assieme a molti altri reperti .
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             A De Lama, che aveva tentato in tutti i modi di opporsi all’ordine iniquo , per riempire le sale
             rimaste vuote, non restò che cercare di recuperare materiali dai magazzini e le epigrafi che,
             ancora si trovavano presso l’Accademia di Belle Arti.
                   Tra il 1803 e il 1805 per decisione del Moreau de Saint-Méry furono però ripresi gli scavi
             a Veleia dove era stata accresciuta con nuovi acquisti l’area demaniale. Nonostante i tentativi
             di arrestare il degrado del castellum aquae, d’ora in poi indicato come anfiteatro, gli smot-
             tamenti dovuti alle piogge sommati all’incuria e alle speculazioni locali causarono un rapido
             declino  dell’area  archeologica  di  cui  vennero  abbandonati  allo  sfruttamento  agricolo  una
             parte dei terreni, considerati di poco interesse, con grave perdita di un tratto considerevole
             del tessuto urbano.
                   L’avvicendamento nel 1806 del Moreau de Saint-Méry, cui va il merito di aver promos-
             so la compilazione del primo Registro di Stato civile del territorio parmense, col Nardon,
             comportò un ulteriore peggioramento. Le rovine di Veleia “furono assegnate alla Comune,
             che ricusò costantemente di dare i mezzi (sebbene non importassero mai più di 125 franchi
             annualmente) per ripararle dalle ingiurie del tempo, che in un lustro le ha danneggiate a
             segno di non essere più riconoscibili in molti luoghi” e il Museo venne abbandonato al punto
             che De Lama, lasciato senza stipendio fino al 1809, fu costretto, per mantenere la numerosa
             famiglia, a vendere i suoi libri e “a lavorare al tornio nelle ore e ne’ i giorni di riposo” dalle
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             incombenze museali, riuscendo ad incrementare le collezioni solo grazie ai doni di privati .
             Tra il 1812 e il 1816, dopo aver ricoperto i ruoli di Segretario e Direttore della Galleria delle
             Statue e dei Quadri, fu poi nominato Presidente dell’Accademia di Belle Arti. Negli stessi anni
             aveva compiuto numerosi viaggi, di cui ci ha lasciato diari redatti con puntigliosità e dovizia
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             di particolari , che gli avevano dato l’opportunità di entrare in contatto con studiosi diversi e
             di allargare i propri orizzonti culturali, sia in Italia, dove aveva visitato Firenze, Roma, Napoli
             e numerose città del Lombardo-Veneto, sia in Germania.



             Il Museo all’epoca del Ducato di Maria Luigia


                   Caduto nel 1814 Napoleone, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna fu ricosti-
             tuito nel 1816 il Ducato Parmense che, tuttavia, non fu riassegnato direttamente all’antica casa
             regnante, ma a Maria Luigia d’Austria (tav. IV). Col suo arrivo iniziò per Parma un periodo di
             floridezza mai più eguagliato di cui beneficiarono anche le istituzioni culturali, che poterono
             riappropriarsi dei tesori d’arte di cui erano stati depredati. Il Museo, fu separato dall’Accade-
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             mia di Belle Arti e si vide riassegnati “tutti i prodotti antichi” portati in luce a Veleia . Revo-
             cato al demanio statale nel 1817, si fregiò come già gli scavi veleiati, del titolo di “ducale” e
             ad entrambe le Istituzioni vennero riconosciute ufficialmente le funzioni di “generale utilità
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             per lo Stato, siccome fonti di pubblica istruzione” .


             BREVE STORIA DEL MUSEO ARChEOLOGICO DI PARMA                                         M. Catarsi
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