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256 Direzione Generale Archeologia, belle arti e paesaggio – CONTRIBUTI
danno che l’uscita di determinate cose dal territorio nazionale potrebbe arrecare al patri-
monio storico e culturale nazionale, come affermato nella precedente normativa (L. 1089
del 1939, art. 35 e Testo Unico art. 65 c. 1), ma si basa sulla valutazione dell’interesse (ar-
tistico, storico, archeologico, etno-antropologico, bibliografico, documentale o archivistico)
che esse rivestono “in relazione alla loro natura o al contesto storico-culturale di cui fanno
parte” (art. 68, c. 4) e dunque sulla possibilità di considerarle come beni culturali ai sensi
dell’art. 10”.
Nel 2012 è stato decretato quello che sembra rappresentare il primo acquisto coattivo
da parte del Ministero riguardante monete antiche, che ha riguardato un lotto di venti fra-
zioni greche presentate all’Ufficio Esportazione di Milano . Si è trattato di un procedimento
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non privo di difficoltà, e pubblicamente contestato dal commerciante e dal proprietario dei
suddetti beni, e infine dagli stakholders .
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Qui per la prima volta, oltre alla valutazione del danno al patrimonio nazionale, si
è arrivati finalmente ad una valutazione dell’interesse che le monete in uscita possono
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rivestire in relazione alla loro natura o al contesto storico-culturale di cui fanno parte .
Si è poi ritenuto di procedere all’acquisto coattivo, secondo le previsioni contemplate
all’art. 70, e di motivarlo attraverso l’adozione di criteri “oggettivi” in relazione ai requisiti
di pregio e rarità, evidenziando l’opportunità di incrementare il patrimonio numismatico
nazionale .
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A questo proposito, si segnalano qui due criteri adottati per la valutazione degli esem-
plari vincolati o acquistati coattivamente. In merito alla scarsa rarità della variante a cui si
riconduce il bene in oggetto, occorre segnalare che la valutazione di rarità viene solitamente
effettuata dai repertori moderni e dalle ditte numismatiche soprattutto tenendo conto della
presenza di una determinata variante sul mercato e nelle collezioni estere, mentre nel caso di
beni numismatici in uscita dall’Italia occorre considerare, come richiesto dalla circolare del
1974, tuttora vigente, soprattutto il danno in relazione al patrimonio nazionale (ossia italiano)
sia pubblico che privato.
Per quanto riguarda il pregio, che può comprendere la stima commerciale dell’esempla-
re in oggetto, sono stati presi in considerazione i difetti quali fratture di conio che possono
influenzare la stima dell’esemplare. Tali “difetti” rappresentano, per altri versi, la conferma
del valore manufatto e di documento dell’esemplare da valutare. Caratteristiche “intrinseche”
che lo connotano cioè come il prodotto di una tecnica monetale antica e di un artigianato
specializzato che rendono quel singolo esemplare un “unicum” irripetibile diverso da tutti gli
altri esemplari analoghi, anche da quelli prodotti con lo stesso conio .
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Un passo fondamentale nella prassi della tutela dei beni numismatici, che parte dalla
ricerca e dalla conoscenza per approdare al risultato dell’acquisizione pubblica del bene
culturale. Un procedimento reso trasparente a tutti gli effetti dalla pubblicazione e dalla fru-
izione in rete degli esemplari acquistati in Vetrine virtuali dedicate sul Portale Numismatico
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dello Stato . Questi i risultati conseguiti dall’Osservatorio della Direzione Generale per le
Antichità, in collaborazione con la Direzione Pabaac, con alcuni Uffici Esportazione e con
alcune Soprintendenze archeologiche che si sono distinte per il raggiungimento di questi
obiettivi .
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Dal 2015 al 2016, il metodo e i criteri sperimentati dall’Osservatorio per la valutazione
delle monete presentate agli Uffici Esportazione sono stati ulteriormente rifiniti e consoli-
dati . In particolare, le verifiche sulla rarità delle tipologie rappresentate sugli esemplari in
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uscita, condotte da alcuni funzionari grazie alla collaborazione dei responsabili dei principali
medaglieri italiani e di alcuni collaboratori esterni dell’Osservatorio, hanno consentito di pro-
seguire il percorso avviato nel 2012. La Direzione Generale Archeologia ha quindi decretato
l’acquisto coattivo di cinque esemplari. Nel 2015, sono stati assicurati alle raccolte statali due
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aurei presentati all’Ufficio Esportazione di Roma . Il primo di Claudio a favore del Museo di
Antichità di Torino (ora facente parte dei Musei Reali di Torino), l’altro è un rarissimo aureo
di Marco Aurelio (tav. I) destinato al Medagliere del Museo Archeologico di Parma (infra).
Per quanto riguarda il cd. “pregio d’arte”, l’esemplare acquisito presenta particolare qualità
artistica per finezza di esecuzione, evidente soprattutto sul notevole ritratto dell’imperatore
al diritto; altrettanto notevoli sono il rilievo e la conservazione.
UN RARO AUREO DI MARCO AURELIO S. Pennestrì

