Page 72 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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70                                           Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



                   I ritrovamenti numismatici tuttavia rimangono sporadici e pertinenti ad ambiti crono-
             logici disparati: per esempio, durante un sopralluogo effettuato dal Lopez nel 1842 afferma:
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             “a fior di terra trovai una monetina d’argento di Bianca Maria, e Galeazzo Visconti Duchi
             di Milano, ed alcune altre monetucce corrose di rame meno antiche. Proseguendo lo scavo
             usciron fuori una medaglia di bronzo di Commodo discretamente conservata, un’altra di
             Marco Aurelio, ed una di Lucio Vero consunta alquanto, comuni tutte. (...) Proseguirò gli
             scavi, perchè così vuolsi, fino all’ultimo termine del detto campo, ma confesso, che ho quasi
             perduta ogni speranza di felice scoperta”.
                   Indubbiamente le tipologie e il grado di conservazione delle monete trovate a Veleia
             nel corso delle campagne di scavo rivestono necessariamente un ruolo secondario rispetto
             agli altri monumenti scoperti, come ad esempio il ciclo statuario giulio-claudio pertinente alla
             basilica. Tuttavia esse rappresentano un momento fondamentale della formazione del Meda-
             gliere di Parma perché ne costituiscono il nucleo originario.
                   Quando il 20 settembre 1760 viene decretata dal Governo Parmense la fondazione di
             un Museo, alla sua conservazione viene preposto il Canonico piacentino Antonio Costa con il
             titolo di Prefetto e Direttore dei Musei ed Antichità per tutti i Reali Stati parmensi. Egli conti-
             nuò tuttavia a risiedere a Piacenza fino all’inaugurazione di questa Istituzione. Nel triennio in
             cui diresse gli scavi, però, non dimostrò grandi capacità, tanto che non si recò praticamente
             mai a Veleia e alcune opere che aveva progettato di dare alle stampe per l’interpretazione del
             municipium non videro mai la luce per lo scarso consenso che ebbe da parte di Paciaudi e
             di De Caylus, studiosi incaricati di revisionare l’operato del teatino. L’ambito numismatico,
             come vedremo tra breve, sembra comunque prevalere tra i suoi interessi, come dimostrano i
             suoi manoscritti (tavv. IV-V e fig. 2 a-b) e i tentativi di analizzare tali reperti, cosa che non si
             può dire per gli altri oggetti trovati.
                   Che la conoscenza di questa disciplina abbia goduto di particolare attenzione da sem-
             pre tra gli intellettuali e amatori di oggetti antichi appare evidente in quanto da questo mo-
             mento e per tutto il secolo successivo, alla direzione del Museo saranno chiamati esponenti
             della cultura particolarmente esperti in numismatica.
                   Anche tra i collezionisti di oggetti antichi e d’arte la categoria privilegiata è rappre-
             sentata dalle raccolte di “Medaglie”: “Chi non sa”, premette Costa nel suo Avvertimento alla
             Serie delle Medaglie trovate a Veleia, “che questa specie d’Anticaglie fu sempre preferita dagli
             Amatori di simili cose”? .
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                   Assai attento alla gestione degli scavi, soprattutto dal punto di vista finanziario, Costa
             diviene depositario di ogni oggetto proveniente da Veleia (tavv. IV-V; fig. 2). Egli riconosce
             il valore storico e documentaristico del materiale numismatico tanto da affrontare, come già
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             detto, l’analisi e lo studio di tali reperti  e cerca inoltre di operare dei confronti con i cataloghi
             allora a sua disposizione, come quello del Vaillant (tav. VI), di cui riporta il volume, il numero
             della pagina, l’editore e l’anno di edizione, il 1743 .
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                   Nella premessa all’Inventario del materiale di scavo delle campagne 1760-62, in par-
             ticolare,  afferma  che: “Le  medaglie,  e  gli  altri  monumenti  d’antichità  contenuti  in  questi
             due tomi bastono assolutamente, siccome per decidere senza esitazione che nelle viscere del
             territorio di Macinesso e molto più di Rustigasso vi erano, e vi sono tutt’ora spoglie tali, e sì
             preciose da meritarsi le più serie attenzioni” .
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                   Analitico e circostanziato è dunque il manoscritto Serie delle Medaglie ritrovate tra le ro-
             vine dell’antica città dei Veliati (sic) nel 1760 (tav. V), in cui egli si premura di spiegare i crite-
             ri che ha adottato per compilare questo Catalogo. La prima parte è costituita da un “Indice dei
             personaggi” (cioè delle autorità emittenti). In essa viene fatta menzione di sole quattro mone-
             te repubblicane, cui fanno seguito quelle dei “Cesarei” in ordine cronologico,”coll’avvertenza
             che il numero romano segna la Medaglia, l’Arabico la pagina” (in cui sono collocate, N.d.r.).
                   Le monete sono “fedelmente delineate con questa diversità, fra quelle d’argento, e quel-
             le di metallo (di bronzo, N.d.r), che le prime portano nel mezzo la sigla AR, le seconde la ME,
             ed eccole ancora accompagnate da alcune brevi mie sposizioni tendenti in primo luogo a
             supplire le rispettive loro mancanze occasionate dal tempo, che di tanto in tanto si riscontre-
             ranno, ed in secondo a indicare con alcuni lumi quei fatti, che mi sono sembrati al caso più
             acconci”.



             GLI SCAVI DI VELEIA E LA fORMAzIONE DEL MEDAGLIERE                                 M.C. Burani
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