Page 75 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI                                             73



            sorta per lo più non abbonda il contante, particolarmente allor quando sono in silenzio le
            cause, ed è chiuso il Foro. Ora chi mi dice che in tempo di deplorabile crollamento di quel
            fabbricato, si tenesse giudizio, e vi fosse concorso di Popolo? Ne’ le ossa d’Uomini schiacciati
            sotto le rovine qua, e là sparse, che ritrovate si sono, bastano per dedurne con sicurezza che
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            sì, e che le Persone ivi quasi ad un istante perite avessero quantità di monete” .
                  Un’altra circostanza può aver determinato lo scarso numero di monete: è possibile che
            nel corso degli anni, quando l’area di Veleia era già nota ma non ancora sottoposta a vincoli
            statali, questo materiale, così facilmente commerciabile, sia stato sottratto illegalmente.
                  Nelle lettere e nei documenti d’Archivio il riferimento a Veleia ed ai suoi ritrovamenti
            costituisce una sorta di fil rouge i cui limiti cronologici vanno dai primi scavi per arrivare ai
            giorni nostri. In misura più o meno evidente, ogni Direttore del Museo ha dovuto rapportarsi
            alla realtà veleiate ed ha espresso le proprie ipotesi sull’interpretazione della storia della cit-
            tadina e dei suoi grandi e piccoli monumenti .
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                  Gli scavi hanno inoltre rappresentato un “banco di prova” permettendo agli studiosi di
            dare avvio ad un metodo di ricerca meno erudito e più scientifico. Già nel 1799 de Lama di-
            venuto, come più sopra ricordato, Direttore del Museo, cita il solo materiale numismatico rin-
            venuto come sufficientemente sicuro per datare l’arco cronologico di vita di Veleia. Immagina
            che il cataclisma che l’ha distrutta sia da porsi attorno al VI secolo: “di fatti si sono ritrovate
            in quegli scavi medaglie sino a Costantino, e anche di Leone VI” .
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                  Di seguito viene riportato l’elenco fatto dal Costa e tratto dai manoscritti 45 e 57 (Scavi
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            del 1760-61) , che contengono anche l’inventario degli oggetti e degli elementi architettonici
            (tegole e mattoni, frammenti marmorei): in totale si tratta di 25 monete.
                  Ancora, in Archivio sono conservati due volumi, sempre di pugno di Costa e rilegati in
            pelle, che annoverano soprattutto informazioni relative alla storia famigliare e pubblica degli
            Imperatori sugli esemplari veleiati . In ogni pagina, indicata con il numero arabo, sono disegna-
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            te e poi descritte una o più monete, identificate a loro volta con il numero romano (e tav. IV).
                  Il Costa dà spiegazione del criterio che ha utilizzato nell’Introduzione (definita Avverti-
            mento) seguita dall’ Indice dei personaggi a cui segue l’Indice Alfabetico comprensivo di tutti
            i personaggi, ai quali si riferiscono le presenti Medaglie.
                  Nell’Introduzione egli lamenta il fatto di non aver potuto dire di più sulle monete identi-
            ficate per mancanza di spazio. Gli è stato necessario “tacere talvolta ciò che avrei pure dovuto
            esporre, ma, a confessarla con ingenuità, siccome quando commisi al Disegnatore dei Regi
            scavi la delineazione di queste Medaglie, tutt’altra idea avevo da quella, che ho in seguito
            concepita, così è succeduto, che mi sono trovato in necessità di misurare le mie osservazioni
            collo spazio lasciatomi fra una Medaglia, e l’altra, né ho potuto estendermi, che sopra la qua-
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            rantesima quinta, ed ultima” .
                  L’ultima moneta di cui parla è quella di Filippo Padre contrassegnata con XLV. 111, che
            presenta al dritto il ritratto laureato dell’Imperatore, al rovescio un cippo iscritto COS III tra
            S C, attorno la legenda SAECVLARES AVG.
                  Costa dice inoltre che tale moneta merita di essere considerata perché fonte di diatribe
            tra “Cronologisti” e “Storici”, per due motivi: “La prima, in qual anno fossero celebrate le Fe-
            ste Secolari dall’Imperatore Filippo, e dal di lui Figlio, la seconda se questo Imperatore fra li
            Cristiani abbiasi a contare” .
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                  Dopo numerose pagine di citazioni e di calcoli eruditi, giunge ad affermare che Filippo
            celebrò questi Giochi tra l’Estate del 247 e i primi mesi del 248 e che tale Imperatore è da
            annoverarsi tra quelli Cristiani.
                  Un contributo significativo allo studio del materiale numismatico di Veleia ed a quello
            dell’intero Medagliere di Parma è stato apportato dal già citato Panvini Rosati durante il Con-
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            vegno di Studi Veleiati svoltosi alla fine degli anni ’60 , che sintetizza i dati che emergono
            dallo studio.
                  Tutte le monete sono romane e si collocano tra il I sec. a.C. (un asse onciale e otto de-
            narii repubblicani) e la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
                  Oltre a confermare la scarsità del materiale riconoscibile conservato nel Medagliere del
            Museo, l’Autore sottolinea come sia preponderante la quantità dei nominali di bronzo rispetto
            a quelli in argento. L’unico esemplare in oro proveniente dagli scavi è un tremisse di Glice-



            GLI SCAVI DI VELEIA E LA fORMAzIONE DEL MEDAGLIERE                                 M.C. Burani
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