Page 211 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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IL COLLARE DELL’ANNUNZIATA.
IL PATTO CON LA MONARCHIA DA CAVOUR A MUSSOLINI
1924-1943
Il 16 marzo 1924 Vittorio Emanuele III decorava Mussolini di uno dei venti collari a di-
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sposizione del Re . Sembra che la scelta del collare fosse intenzionalmente caduta su quello
appartenuto a Camillo Benso conte di Cavour, che lo aveva ricevuto nel 1856, come presiden-
te del Consiglio dei ministri del Regno di Sardegna .
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Il collare dell’Annunziata (cat.1) riveste un valore storico di prim’ordine nell’ultimo me-
dagliere di Mussolini, pari al significato politico che egli volle dare a questo speciale segno
della protezione monarchica per l’intera durata della sua parabola politica (figg . 1, 3-4) Un
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riconoscimento fondamentale nel suo cursus honorum e, insieme, parte integrante della sua
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immagine pubblica (figg. 1, 2, 5 ), nonostante avesse espresso il suo sdegno per i politici che,
come Giolitti, si ritenevano superiori per le onorificenze ricevute .
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Insignito della più antica onorificenza di Casa Savoia, Mussolini, in quel momento
Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro Segretario di Stato per gli Affari Inter-
ni e ad Interim per gli Affari Esteri, diventava di fatto “cugino del Re” . La concessione
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esprimeva la soddisfazione del Sovrano per la risoluzione della questione italo-jugloslava
e l’annessione di Fiume all’Italia, sancita con il trattato di Tirana del 26 marzo 1924 e
presentata come frutto di un’abile manovra diplomatica, sostenuta dalla vocazione espan-
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sionistica del duce .
Durante gli anni del fascismo, la massima onorificenza dei Savoia ha il compito di sim-
bolizzare i legami di parentela che essa stabiliva tra il Re e il regime, dal duce ai massimi
gerarchi e a tutti gli altri personaggi ad esso collegati che ne venivano insigniti . Personaggi
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che divenivano, di fatto, dei “Collari”, cioè cittadini speciali in quanto parenti del Re .
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Il “Collare” aveva diritto ad un trattamento speciale in ogni circostanza della vita isti-
tuzionale e militare, secondo le regole prescritte dal rigido cerimoniale dell’Ordine, che do-
vevano essere rispettate da chiunque e dovunque, anche all’estero . Il carattere “nazionale”
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dell’onorificenza è testimoniato, ad esempio, da una circostanza riferita da Filippo Anfuso
nel 1936, a Berchtesgaden, per l’incontro di Ciano con Hitler. Il Principe d’Assia, che aveva
sposato la figlia del Re Mafalda , e ne era divenuto cugino per aver ricevuto il Collare, “por-
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tava al collo l’ordine dell’Annunziata; ma in Germania finiva sempre in fondo alle tavole,
in coda agli italiani, che se ne rattristavano per il rispetto naturale all’altissima onorificenza
nazionale” .
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Ma è proprio nelle ore che precedettero il suo arresto, il fatidico giorno del 25 luglio
1943 , che il Collare dell’Annunziata viene evocato per ricordare il ruolo rilevante e le prero-
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gative dell’insignito, determinanti sia per il Re che per Mussolini. Quest’ultimo, infatti, rifiuta
di accettare le decisioni del Gran Consiglio ricordando che “un collare dell’Annunziata” è un
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cittadino speciale, al quale è garantita la protezione del sovrano :
Nemmeno a parlarne! Punto primo. Può darsi che il signor Grandi abbia vergogna di presentarsi,
specialmente se ha saputo che sono incominciate le defezioni. Ecco le ritrattazioni di Cianetti.
Avrete visto uscire di qui Albini più livido del solito. Verranno assai probabilmente ad uno ad
uno a ripetermi che hanno votato nella piena convinzione di fare il mio bene. Punto secondo.
Fra qualche ora andrò dal Re e me la vedrò con lui. Un provvedimento alla persona non può
Il collare dell’annunzIata. Il patto con la monarchIa S. Pennestrì
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