Page 206 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato - N. 18/2023
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                     giovedì mattina. E fu proprio questo secondo Mussolini a perdere il primo. Se quella domenica
                     del 25 luglio il Mussolini costituzionale non fosse andato, modestamente come sempre, da Vitto-
                     rio Emanuele per riferire sull’ultimo Gran Consiglio, e avesse agito come il Mussolini anticosti-
                     tuzionale, probabilmente i fatti si sarebbero svolti diversamente. Una mattina in cui ero andato
                     con la macchina a prendere il duce per accompagnarlo al Quirinale, ardii chiedergli perchè non
                     lo vedessi mai andare dal re in divisa. “Sono andato da lui la prima volta in borghese. Continuerà
                     a vedermi vestito così” mi rispose. Proprio in quei giorni, aveva applicato una doppia greca di
                     maresciallo al suo berretto.
                     Dandomi quella risposta, era stato sincero. Anche il pomeriggio della domenica del 25 luglio
                     1943, Mussolini andò in borghese da Vittorio Emanuele; quando questi lo fece arrestare, il duce
                     indossava un abito borghese, di tessuto autarchico, e una lobbia grigia.

                       Mussolini, pur dotato di una certa vanità, fu noncurante del “dress code”, degli abiti
                  e incline alla sciatteria, come confermato dalla moglie Rachele . Col tempo, dedicherà una
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                  crescente attenzione al suo guardaroba e alla sua immagine in pubblico (fig. 2), seguendo i
                  consigli di alcuni suoi collaboratori che tentarono di aiutarlo nell’arduo compito :
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                     Ridolfi, che viveva a villa Torlonia, aveva una grande influenza su di lui: era l’uomo che gli dava
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                     ficiali. Mussolini, da questo lato, era un disastro. Capitava che dovesse, magari, andare dal re:
                     si metteva in tight, poi se ne scordava, montava a cavallo in quell’abito, scendeva con i calzoni
                     arrotolati e spiegazzati, un pianto. L’eleganza nel vestire fu un problema di cui non si occupò
                     mai. Non seppe mai, per esempio, se la sciarpa della divisa andasse portata da sinistra a destra
                     o viceversa, e non parliamo dell’esprit sul cappello. Gli fu maestro per per un certo periodo un
                     giovane funzionario del Ministero degli Esteri, Mario Pansa, che aveva fama di dandy (...).


                       In realtà si deve osservare che anche in questo campo Mussolini mostrò un atteggia-
                  mento contraddittorio, come testimoniato nella memorialistica del dopoguerra. Il commesso
                  Navarra riporterà la confidenza del duce a proposito della divisa appartenente all’Ordine del-
                  lo Speron d’oro: “Mi dispiace che non l’abbiano regalata a Starace...lo avrebbero fatto felice”
                  14 . Ma alla fine egli prese gusto ad occuparsi delle sue uniformi a tal punto che se ne faceva
                  confezionare una gran quantità per sè, arrivando ad indossarne sino a cinque al giorno per
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                  le varie occasioni .
                       Nonostante la sorvegliatissima costruzione di un nuovo pantheon simbolico con cui
                  il suo regime rinnoverà l’intero apparato iconografico della nazione, che progressivamente
                  affiancherà e che prenderà il sopravvento su quello sabaudo, Mussolini non si mostra appa-
                  rentemente interessato alle onorificenze, a quanto si apprende dai suoi discorsi .
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                       Egli ostenta una certa reticenza ad accettare titoli nobiliari e onorificenze, che nel 1913
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                  aveva definito “chincaglierie” , persino dal Re, che gli conferisce, sin dai primi anni del suo
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                       Alle onorificenze conferite al capo del Governo Mussolini la propaganda di regime dedi-
                  ca invece ampio e puntuale risalto, come risulta dai comunicati diramati dall’Agenzia Stefani
                  e ripresi dai bollettini ministeriali e dalla stampa estera .
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                       La cronaca dell’attentato del 31 ottobre 1926 che ebbe luogo a Bologna riporterà
                  l’attenzione sull’importante onorificenza che Mussolini indossava quel giorno : “Sul suo
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                  petto, la fascia del Gran Cordone Mauriziano appariva forata e strappata dal proiettile.
                  Addosso al criminale attentatore, privo di documenti, si trovò una medaglia militare di
                  bronzo”.
                       Quella che compare nei ritratti pubblici diffusi dalla propaganda è solo una versione
                  attentamente selezionata all’interno del prestigioso medagliere, colmo dei più antichi e pre-
                  stigiosi riconoscimenti, frutto ed insieme riflesso tangibile della sua rapida ascesa al potere.
                       Mussolini, unanimente ritenuto “estremamente pignolo ed ordinato”  lo conserva priva-
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                  tamente a Villa Torlonia e forse, in seguito, alla Rocca delle Caminate , dove sono conservati
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                  altri doni curiosi ed esotici ed onorificenze di tutto il mondo, come la spada in oro dell’Islam
                  (fig. 7).


                  Il medaglIere tra pubblIco e prIvato                                               S. Pennestrì





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