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Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’ – CONTRIBUTI 113
28 giuSTino, Storie Filippiche, Epitome da Pompeo Trogo, XLI, 6, 5.
29 boPEarachchi 1991, p. 71, n. 1.
30 1985, pp. 97-105.
31 Si vedano ad esempio STrabonE, Geografia, XI, 8, 2; PomPEo Trogo, Storie Filippiche, Prologo XLI.
32 Shi Ji, Qian Han Shu.
33 STrabonE, Geografia, XI, 8, 2; clauDio TolomEo, Geografia, VI, II, 6; DioniSo alESSanDrino, Periegèsi, v. 752 etc.
Strabone, attingendo probabilmente ad Apollodoro di Artemita, cita quattro popoli nomadi che invasero la Battriana,
sottraendola ai Greci: gli Asii, i Pasiani, i Tocari e i Sacarauci. Su questo tema si veda DaFFinà 1975-1976, pp. 69 ssg.
34 DaFFinà 1982, p. 67, nota 303.
35 Inv. 17885 / 27162. Cfr. boPEarachchi 1991, pp. 222-223, s.1, pls. 24-25.
36 A tal proposito è stato ipotizzato che l’acròlito che rappresentava Zeus, i cui frammenti sono stati rinvenuti in un
tempio di Ai Khanum, fosse venerato in realtà come Mithra. L’architettura orientale che caratterizza la struttura templare
in cui era conservata la statua e il rito di infossamento di vasi per libagioni capovolti che, secondo le testimonianze
archeologiche, vi veniva praticato (boycE, grEnET, 1991, pp. 160-173), rafforzano questa idea.
37 Si veda anche PluTarco, Gerendae praecepta rei publicae, 28, 8.
38 FouchEr 1941, pp. 541-557.
39 FouchEr 1947, p. 398; boPEarachchi 1991, p. 81.
40 Tarn 1951, pp. 268-269; boPEarachchi 1990b, pp. 1-15.
41 boPEarachchi 1991, p. 246, s. 37, pl. 33.
42 Inv. 17887 / 27164 e 17849 / 27126. Cfr. boPEarachchi 1991, p. 235, s. 15, pl. 29; pp.229-230, s. 7, pl. 27.
43 brETT 1950, pp. 55-72; cfr. allouchE-lE PagE 1956, p. 111.
44 boPEarachchi, PiEPEr 1998, p. 182.
45 1991, p. 207, s. 8, pl. 19. La monetazione di Menandro è estremamente varia dal punto di vista dei
boPEarachchi
modelli iconografici rappresentati oltre ai tipi dell’Athena Alkidemos, del busto della dea e del simbolo della civetta
raffigurati su dracme e tetradracme, sulle monete quadrangolari in bronzo egli fece effigiare immagini e simboli di altre
divinità come la Nike (ivi, pp. 239, 241, 244-45, s. 22, 27, 31-32, pls. 31-33), il delfino (ivi, p. 241, s. 25, pl. 31), la clava
(ivi, p.
242, s. 28, pl. 32)., il tripode (ivi, p. 243, s. 29, pl. 31), la palma (ivi, p. 246, s. 36-37, pl. 33); o tipi locali come
l’elefante (ivi, pp. 241, 247, s. 26, 38, pls. 31, 33), la testa di elefante (ivi, p. 242, s. 28, pl. 32), la testa del toro (ivi, p.
243, s. 29-30, pl. 32) e il cammello battriano (ivi, p. 243, s. 30, pl. 32).
46 Una questione assai importante relativa a questo periodo è stata sollevata dal ritrovamento nel 1943 del Tesoro di
Qunduz (curiEl, FuSSman 1965) che riportò alla luce una serie di tetradracme e doppie decadracme greco-battriane
emesse dai sovrani indo-greci Lisia, Antialcida, Filosseno, Teofilo, Aminta, Archebio ed Ermaio, dei quali fino ad allora
si conoscevano solo monete bilingue di modello indo-greco. A queste monete si devono aggiungere dei conii greco
battriani di Menandro, Zoilo I e Diomede. Partendo dal presupposto che le monete indo-greche venivano emesse a sud
dello Hindukush e quelle greco-battriane a nord, per circolare rispettivamente solo nelle proprie aree di appartenenza,
alcuni studiosi interpretarono questi ritrovamenti eccezionali ipotizzando che i sovrani indo-greci avessero conservato
alcuni territori della Battriana anche dopo l’invasione degli Yuezhi. I monogrammi presenti su queste speciali emissioni
greco-battriane fanno pensare invece che esse venissero coniate a sud dello Hindukush per delle particolari esigenze di
relazione con la Battriana. Secondo Bernard (1985, pp. 97-105) tali monete venivano utilizzate per transazioni commer
ciali con la Battriana; si ricorderà infatti che quando gli Yuezhi giunsero in queste zone, non possedendo una propria
monetazione, continuarono a coniare imitazioni delle emissioni di Eucratide I e di Eliocle I, quindi monete di modello
attico. Una seconda ipotesi (boPEarachchi 1990a, p. 102) propone che i sovrani indo-greci emettessero dei conii greco
battriani per pagare un tributo agli invasori, al fine di scongiurare una loro ulteriore avanzata verso sud-est.
47 Inv. 17795 / 27072. Cfr. boPEarachchi 1991, pp. 248-249, s. 3, pl. 34.
48 Inv. 17858 / 27135. Cfr boPEarachchi 1991, pp. 267-268, s. 4, pl. 38.
49 Inv. 17829 / 27106. Cfr. boPEarachchi 1991, p. 274, s. 9, pl. 40. Un’altra immagine effigiata sui conii di Antialcida raf
figura uno Zeus incedente verso sinistra, dinanzi a un elefante in marcia con una piccola Nike sulla testa. Alcuni hanno
identificato queste rappresentazioni con lo Zeus-Indra poliade della città di Kapisi (banErJEa 1941, 148, footnote. 1;
allouchE-lE PagE 1956, pp. 130-32), altri, continuando ad associarle al culto di Kapisi, vi hanno visto una delle prime
fasi che porteranno alla creazione dell’immagine di Gaṇeśa, il dio dalla testa di elefante, figlio di Śiva (narain 1988).
50 Inv. 17853 / 27130. Cfr. boPEarachchi 1991, pp. 289-290, s. 4, pls. 43-44.
51 Inv. 17899 / 27176. Cfr. boPEarachchi 1991, p. 321, s. 4, pl. 51.
52 boPEarachchi 1999, p. 125.
la raccolTa numiSmaTica DEl muSEo ‘giuSEPPE Tucci’ L. Giuliano

