Page 65 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n.2-2013
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Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio – CONTRIBUTI 65
I dati numismatici
Lo scavo ha restituito una ventina di reperti numismatici i quali, anche se in pessimo stato di
conservazione a causa della natura vulcanica del suolo, hanno contribuito ad inquadrare crono
logicamente le diverse fasi di frequentazione del sito. La varia pezzatura dei nominali comprende
emissioni coniate e fuse, pertinenti sia alla sfera d’influenza romana che a quella italica e ma
gnogreca. Un tale contesto monetale è da imputare in parte alla forte e già ricordata presenza di
materiale votivo, legato probabilmente alla presenza di uno o più luoghi di culto affacciati sulla
Castrimeniense.
Gli strati di abbandono che colmano il taglio della via cava sita a nord-est della cisterna sono
costituiti da detriti e sedimenti vulcanici in colluvio misti ad abbondanti frammenti ceramici (US
288, 289, 290).
Questo dato ha portato i geologi a dividersi tra due differenti ipotesi relativamente alla genesi del
deposito: potrebbe trattarsi di una rideposizione di materiale avvenuta in seguito all’esondazione del
lahar dal cratere Albano per fenomeni di attività vulcanica, oppure essere legato alle forti alluvioni che
trascinavano strati di materiale archeologico e naturale per lunghissimi tratti prima di perdere la forza
motrice. In ambedue i casi, i caratteri rilevati fanno ritenere che il riempimento della strada sia stato
prodotto da un unico evento o da apporti della stessa natura molto vicini nel tempo.
Il deposito in esame, databile tra l’ultimo ventennio del IV e la prima metà del III secolo a.C.,
oltre ad un sestante fuso (cat. 8 - aes grave) e cinque nominali magno-greci (cat. 15-18, 20), ha re
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stituito due emissioni tradizionalmente dette “romano-campane” (cat. 9 e 10) ed alcuni frammenti
bronzei informi convenzionalmente catalogati come aes rude (cat. 1-6, fig. 9a-f): reperti abbastan
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za comuni presso le aree sacre . Dall’analisi dei pesi, gli esemplari portati allo luce nello scavo in
esame, sembrano appartenere a piccoli divisionali non legati direttamente ad una classe ponderale
univoca e caratterizzante; anche l’analisi morfologica dimostra la loro natura eterogenea ed il loro
frazionamento casuale .
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Lo strato successivo di frequentazione della stessa strada (US 107) ha restituito due nominali
repubblicani databili tra la fine del III e la metà del II secolo a.C. (cat. 11, 13); a questa fase di vita
è legata anche la fossa votiva già descritta, pertinente alla rideposizione di materiale più antico da
tabile al IV-III secolo a.C. (US 18, 79). Tale rideposizione, oltre a coppette miniaturistiche a vernice
nera e ai due bronzetti che testimoniano il culto di Ercole nella zona, ha restituito altri due nomi
nali repubblicani (cat. 12 e 14 - cronologicamente conciliabili con la successiva frequentazione del
tracciato) ed un curioso pane semiovoidale in bronzo (cat. 7, fig. 9g). Questo, caratterizzato da un
peso compatibile con quello di un asse onciale, ad una prima analisi potrebbe definirsi Aes Formatum 5 :
a b c d
e f g
Fig. – SoPrinTEnDEnza PEr i bEni archEologici DEl lazio. Materiali con funzioni premonetali (?) dal “Sito Marcandreola”. © Sbal.
9
“SiTo marcanDrEola” (ciamPino – rm): DaTi numiSmaTici A. Betori, A.L. Fischetti, A. Pancotti

