Page 100 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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98                                           Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI



                   Come premessa non tralascia di sottolineare come gli abitanti del luogo, svolgendo
             lavori di aratura, abbiano spesso messo in luce testimonianze del passato, le più vistose
             delle  quali  sono  rappresentate  indubbiamente  da  quelle  numismatiche: “a  memoria  dei
             colà viventi sempre, nel solcare, vennero alle mani in buon numero le monete consolari ed
             imperatorie”.
                   Prosegue quindi con l’elenco delle monete recuperate:
                   “Delle medaglie gran porzione se n’è raccolta: molte consumate dal tempo, non poche
             scure, e parecchie d’argento e di bronzo chiare, di tutte le grandezze, e di bella conservazio-
             ne, con rovesci non sempre comuni. A questa classe si possono ridurre le seguenti:

                   Imperiali:
                       d’Adriano (n.1), Alessandro Severo (n.1), Antonino Pio (n.1), Antonino e Marc’Au-
             relio (n.1), Augusto (n.2), Aureliano (n.6), Claudio (n.3), Claudio Gotico (n.1), Commodo
             (n.1), Costantino (n.6), Costanzo (n.3), Crispo (n.1), Decenzio (n.1), Diocelziano (n.2), Do-
             miziano (n.4), Elena madre di Costantino (n.1), Filippo (n.1), le due Faustine (n.6 in tutto),
             Gallieno (n.17), Giulia Mammea (n.2), Gordiano Pio (n.6), Licinio (n.2), Lucilla (n.1), Mar-
             co Aurelio (n.8), Massenzio (n.2), Massimiano (n.1), Massimino (n.1), Probo (n.3), Tacito
             (n.1),  Tito  Vespasiano  (n.1),  Traiano  (n.2),  Traiano  Decio  (n.1),Valente  (n.1),  Valeriano
             (n.1), L.Vero (n.1), Vespasiano (n.2).
                   Delle Famiglie:
                       Annia (n.3), Apronia (n.1), Afinia (n.1), Calpurnia (n.1), Giulia (n.1), Nevia (n.1),
             Plautia (n.2), Plotia (n.2) e Valeria (n.1)”.

                   La presenza di questo materiale numismatico, abbondante, che copre un arco cronolo-
             gico di circa cinquecento anni, non si esaurisce neppure nel corso degli scavi del 1785, che
             non rivela traccia di tesaurizzazione, né ha le caratteristiche di un bottino, ma testimonia piut-
             tosto un abbandono di Luceria quasi improvviso: “A supporla smantellata da soldati nemici,
             ostano le numerose monete le quali calcolandole ancora come di puro bronzo, da secoli, che
             continuamente ne sortirono, formerebbe un ricco contante: e ben si sa che il metallo coniato
             è il primo a salvarsi nella fuga, a rapirsi nelle espugnazioni e a recuperarsi nascosto” .
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                   Egli immagina che la fine sia stata determinata da un terremoto, ma analisi geologiche
             recenti hanno fatto pensare piuttosto ad un’alluvione.
                   Conclusasi questa prima fase di indagini, l’attività di ricerca riprende quindi nel 1785,
             con il permesso della Corte e ad opera di una società di dotti parmigiani .
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                   Vengono incaricati di dirigere gli scavi i signori Giovanni e Antonio Bricoli, padre e
             figlio, produttori di tabacco a Ciano d’Enza, che dimostrano però di non essere all’altezza
             del compito perché impreparati al riconoscimento di quanto affiora dal terreno. In questa
             seconda campagna di scavo, tuttavia, i reperti sono costituiti soprattutto da monete: “picco-
                                                               le, medie, grandi, ossidate, illeggibili, belle,
                                                               alcune d’argento”, per un totale di circa 85
                                                               pezzi. Purtroppo non ci sono relazioni pre-
                                                               cise che ci forniscano indicazioni dettagliate
                                                               sulla cronologia dei nominali e sulle autorità
                                                               emittenti.
                                                                     A questo punto gli oggetti provenienti
                                                               da Luceria giungono a Parma dove vengono
                                                               tuttora conservati.
                                                                     È  quindi  con  soddisfazione  che  de
                                                                                      6
                                                               Lama  ci  informa  che :  “per  aumentare  le
                                                               dette serie giudicò bene il Prefetto di ottene-
                                                               re l’assenso della R. Corte per acquistare il
                                                               prodotto degli scavi di Luceria intrapresi da
                                                               una  Società,  di  cui  era  egli  pure  membro,
             FiG. 3 – luceria d’eNza. L’area attuale del sito archeolo-  ed  ottenerla  colla  seguente  lettera  nel  dì  7
             gico. © Mibact - cMP.                             Ottobre”.



             ANGELO SChENONI (1785-1799)                                                        M.C. Burani
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