Page 230 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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228 Complesso Monumentale della Pilotta – CONTRIBUTI
In genere, accanto all’oggetto è riportato anche il nome del donatore, che dal 1867 al
1875 che dal 1867 al 1875 le entrate furono registrate da Pigorini e che dal 1933 al 1934 fu-
rono annotate ad opera di Mariotti.
Nonostante l’intestazione che prevede di includere il materiale archeologico ed artistico
fino al 1934, l’Album si interrompe al 1923. Ma la spiegazione viene data da una nota redatta
da Giorgio Monaco nell’ultima pagina. Egli afferma che “Col 1929 si inizia il regolare Registro
cronologico d’entrata del materiale archeologico, artistico, bibliografico che contiene tutte le
indicazioni di provenienza. Il presente Albo è quindi superfluo” .
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Aes signatum conservato in Museo (1871)
La ricerca paletnologica tra Parma e Reggio avviata da Pigorini prosegue concentran-
dosi sulle tracce della cultura terramaricola cessata la quale, agli inizi del XII sec. a.C., ci
restituiscono un’immagine della pianura parmense disabitata per quasi cinque secoli, almeno
fino al VII (fig. 1). I ritrovamenti risalenti a questo periodo sono sporadici; tra di essi figura
la scoperta a Quingento di San Prospero di un ripostiglio di 8 lingotti di rame ferroso, sei dei
quali recavano il signum (ramo secco o, come lo definisce Pigorini, “ramo senza foglie”), di
matrice etrusca, la cui datazione è da collocarsi tra il VI e il V secolo a.C.
All’atto del rinvenimento avvenuto casualmente nel 1871 negli strati superiori della ter-
ramara, Pigorini non è purtroppo presente ma le sue parole ci permettono di capire che una
nuova concezione di indagine archeologica, attuata secondo metodologie più scientifiche, sta
prendendo il posto degli “sterri” delle epoche precedenti, rivolte sostanzialmente a disseppel-
lire oggetti senza preoccuparsi del contesto di scavo e della stratigrafia:
“Negli strati superiori di una delle note terremare parmensi, detta di Quingento, si-
tuata nella parrocchia di San Prospero, comune di San Lazzaro Parmense, si rinvennero,
nell’autunno del 1871, alcune di quelle tali monete primitive dell’Italia Centrale, conosciute
sotto il nome di Aes signatum. Non ebbi la fortuna di trovarmi sul luogo, nel punto della sco-
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perta, e notare le singole circostanze del fatto, che sarebbe stato utile conoscere” .
La notizia viene comunicata in un articolo del 1874 ed ancora una volta le parole del pa-
letnologo lasciano trasparire un approccio più scientifico anche per quanto concerne l’analisi
del reperto archeologico. Vengono date indicazioni dettagliate circa il peso e la composizione
metallica dei pezzi; egli intuisce che tali analisi, se ben confrontate e interpretate, potrebbero
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fornire importanti dati sulla tracciabilità dei luoghi di produzione dei pezzi . Inoltre l’Autore
inizia ad operare confronti e a scoprire analogie con simili pani ritrovati in vari punti del-
la regione. Si può constatare come egli non metta affatto in dubbio la funzione di tali pani
metallici, attribuendo loro decisamente il valore di moneta. A proposito della composizione
metallica, continua ancora l’articolo, egli spiega come abbia affidato l’incarico dell’analisi chi-
mica al professor Antonio Gibertini di Parma.
FiG. 1 − Musei civici di reGGio eMilia. Le terramare
secondo una ricostruzione di Gaetano Chierici. ©
MCER.
LUIGI PIGORINI (1867-1875) M.C. Burani

