Page 300 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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                   Gli argenti più antichi della zecca di Posidonia sono in eccellente stato di conservazione
             e i sette della collezione, insieme a due dioboli e un obolo, documentano l’arco cronologico
             delle emissioni della polis, insieme a due bronzi con legenda in alfabeto ionico della prima e
             della seconda fase di emissioni. Lo statere n. 926 è suberato e la tacca rettangolare al diritto è
             stata con ogni probabilità realizzata per la verifica del metallo. Dei 43 bronzi emessi a nome
             della colonia latina di Paestum, 3 sono degli anni della prima guerra punica, 22 della seconda,
             6 di standard semunciale, inquadrabili nell’ambito del II sec. a.C., e 13 del I sec. a.C. recanti
             le sigle e le abbreviazioni dei nomi di magistrati locali.
                   I dieci argenti della zecca di Sybaris propongono l’excursus cronologico dalla prima
             città (della quale sono conservati due begli stateri e una dracma) alla quinta, documentata
             dal triobolo a legenda MVB; da segnalare in particolare i due trioboli con il tipo dell’anfora
             incusa al rovescio della seconda Sybaris, in buono stato di conservazione.
                   La zecca di Thurium, attiva sin dalla fondazione nel 443 a.C., è stata tra le più feconde
             della Magna Grecia: oltre agli stateri e ai trioboli della prima fase di emissioni, caratterizzata
             dalla testa di Atena con elmo attico crestato e laureato, la collezione del Museo parmense
             conserva alcuni esemplari degni di nota, tra cui uno statere del gruppo ∑Ω in ottimo stato di
             conservazione (n. 996); un doppio statere con la legenda MOΛO∑∑O∑ al rovescio (n. 1002);
             uno statere e un diobolo del gruppo EYΦA (nn. 1000 e 1012); un diobolo del gruppo EY/ΦP
             (n. 1009) e un diobolo del gruppo HPA (n. 1012). La locale moneta di bronzo è infine docu-
             mentata da cinque nominali della zecca di Thurium e da uno della zecca di Copia.
                   I trentadue argenti della zecca di Velia rappresentano uno dei nuclei più completi, in-
             teressanti e di pregio dell’intera sezione, che sono documento delle seguenti fasi monetali
             della zecca: la più antica emissione è la dracma afferente al periodo I Williams, caratterizzata
             dalla parte anteriore di un leone sulla preda al D/ e al R/ dal quadrato incuso diviso in quarti
             (n. 1019); il periodo II è documentato da due dracme (n. 1048, 1049); il periodo III da una
             didramma con leone che azzanna il cervo al R/ (n. 1022); il periodo IV (o gruppo T) da tre
             didramme con tipi di R/ differenti (nn. 1020 — della quale è stato abraso l’esergo al R/ —,
             1021, 1023); il periodo V (o gruppo Θ) da quattro didramme e un diobolo (nn. 1034, 1038,
             1040, 1041 e 1050); il periodo VI (detto anche del gruppo di Kleudoros) da sei didramme, di
             cui una (nn. 1028-1031, 1035, 1036) del tipo con la testa della dea Atena frontale di tre quarti
             e il genitivo del nome dell’incisore per esteso sull’elmo (1028); del periodo VII sono presenti
             12 didramme con otto varianti del gruppo di emissioni detto “di Philistion” (nn. 1025-1027,
             1032, 1033, 1037, 1039, 1042, 1043, 1045-1047); del periodo VIII è attestata una didramma
             (n. 1044) e così anche del periodo IX (i.e. gruppo IE; n. 1024).
                   La ben nota attenzione del marchese Strozzi per le monete delle autorità italiche è do-
             cumentata dai 2 bronzi lucani e dai 52 bronzi dei Bretti, che rappresentano un’efficace sintesi
             dell’esperienza monetale del koinon, completata dalle cinque dracme (nn. 1060-1064), tra
             le quali merita una menzione la moneta-gioiello (n. 1060), la cui sapiente foratura non ha
             intaccato i tipi.
                   Della zecca di Caulonia sono conservati due stateri incusi della più antica fase mone-
             tale, insieme a cinque stateri e un triobolo a doppio rilievo. Da segnalarne in particolare uno
             (n. 1120) della serie in cui le forme sono particolarmente stilizzate e sul quale è traccia della
             frattura del conio di diritto.
                   Molti degli esemplari argentei della polis di Croton in collezione sono in ottimo stato
             di conservazione, particolarmente apprezzabile nei più antichi stateri incusi (nn. 1124-1126).
             Della fase incusa a tondello largo sono presenti due stateri e una dracma della serie senza
             simboli e uno statere con il simbolo del granchio (nn. 1124, 1125, 1131, 1126); della fase a
             tondello medio uno statere con aquila incusa al R/ (n. 1133); della fase a tondello stretto uno
             statere con il simbolo del granchio (n. 1127), due con il trampoliere (nn. 1128, 1129), due
             con aquila incusa al R/ (nn. 1130, 1132). Tra gli esemplari a doppio rilievo, sono presenti un
             triobolo e un diobolo della fase più antica, il cui inquadramento cronologico non è ancora de-
             finito con precisione (nn. 1140, 1141), e due stateri “eraclei”, un po’ consunti: uno con l’Eracle
             bambino e il secondo con l’Eracle su leontè (nn. 1137, 1138).
                   Considerando il moderato volume di emissioni della zecca di Hipponium, sono da ri-
             levare, tra i sette bronzi conservati, i due con la testa di Hermes al diritto (nn. 1143, 1148) e



             LE MONETE LUCANE E BRUzIE                                                           G. Gargano
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