Page 307 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE 305
Di circa un cinquantennio possono essere rialzate le cronologie delle serie palermitane
datate in prevalenza al periodo immediatamente successivo alla fine della prima guerra puni-
ca (241 a.C.), che presentano una variegata diversità di tipi e associazioni (es. Zeus/Guerriero
stante, Zeus/Tempietto tetrastilo, busto di Augusto/Triskeles). Tra questi spiccano due semissi
bronzei con al dritto il tipo dell’ariete con Giano bifronte posto tra le gambe e al rovescio un
aquila ad ali aperte frontale, con testa rivolta a sinistra circondata da legenda ∏ANOPMITAN
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e databile al periodo post 190 a.C. (fig. 2) , del peso rispettivamente di 5.43 g (inv. 1455) e 8.1
g (inv. 1456) probabilmente riferibile allo standard semionciale ridotto.
FiG. 3 – Museo archeoloGico NazioNale di ParMa, MedaGliere. Semisse di Halaesa Archonidea, 212-190 a.C. (cat. 13). ©
Mibact - CMP.
Come già sottolineato da B. Carroccio, l’iconografia dell’animale, sacro a Zeus e simbolo
del potere regale del dio su uomini e divinità, diffuso peraltro anche in altri contesti sicelioti
(Agrigentum, Halaesa, Mamertini di Messana, Nacona, Petra, Syracusae), sarebbe forse da
intendersi più che come allusivo a un culto specifico, piuttosto quale elemento costitutivo
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di un messaggio di auspicio, di vittoria o di liberazione . Lo stesso tipo dell’aquila stante è
ancora presente sul rovescio di due semissi bronzei con sopra a destra AΛΑΙΣΑΣ e a sinistra
APX (invv. 1313 e 1314) della zecca di Halaesa, con al dritto una testa barbata e diademata
di Zeus, databili entrambi al terzo periodo di attività di coniazione (212-190 a.C.), durante
o poco dopo la seconda guerra punica. Dello stretto e particolare rapporto del centro con
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Roma ci narrano sia Diodoro che Cicerone, nelle sue Verrinae: nel 263 la città, finita sotto il
giogo cartaginese, si offrì spontaneamente ai consoli romani M. Otacilio e M. Valerio che la
resero libera ac immunis, ottenendo l’esenzione dal pagamento delle imposte ordinarie. Tale
legame di fedeltà restò tanto forte e duraturo da portare alla richiesta nel 95 a.C. da parte
della città al Senato romano di un regolamento per la cooptazione del senato locale. Ancora
al terzo periodo (212-190 a.C.) nella zecca è attestato l’utilizzo su uno stesso nominale di
tipi differenti come dimostrano gli altri due esemplari del medagliere parmense, due semis-
si (inv. 1315, inv. 1316), che presentano al dritto una testa laureata di Apollon e al rovescio
una figura maschile stante denudata, probabilmente lo stesso Apollon, che regge nella mano
destra un ramo d’ulivo e poggia la sinistra su una cetra posata a terra all’altezza della gamba
sinistra (fig. 3).
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PASqUALE APOLITO
LE MONETE DELLA SICILIA SETTENTRIONALE P. Apolito

