Page 334 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
P. 334

332                                              Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE



             3  Come è noto, questa definizione identifica emissioni che vengono riconosciute come prodotte sotto l’au-
             torità di Roma, ma con caratteristiche metrologiche riferibili al sistema greco, più precisamente campano, e
             con una tipologia che riecheggia iconografie di ambito magnogreco e siculo-punico.
             4  Sulla questione della data di introduzione del sistema denariale e sulle diverse posizioni della critica
             in merito, generalmente volte ad innalzare la cronologia fissata da Crawford tra 212 e 211 a.C. (cfr. RRC,
             pp. 28-35 e CRAWfORD 1985, pp. 55-56), si rimanda all’utile sintesi in RONChI 1998; sull’argomento si veda
             anche la recente analisi di COARELLI 2013, pp. 115-139.
             5  Per un inquadramento complessivo delle produzioni di questa fase si veda RRC, pp. 35-46 e, per alcune
             revisioni cronologiche, CRAWfORD 1985, pp. 29 e ss.; per il dibattito sulla cronologia assoluta e sulla se-
             quenza delle emissioni si rimanda ai contributi specifici raccolti in AA.VV. 1998 e in VANNI, BUSSI 2004. Una
             schematica sintesi delle prime serie romane fuse e delle parallele romano-campane coniate, quale si evince
             dalla sistemazione operata in RRC, si trova in CATALLI 2001, pp. 92-93. Infine, per un riesame generale, con
             esiti tendenti, nell’insieme, ad innalzare le datazioni delle emissioni di questa prima fase, si veda COARELLI
             2013, pp. 31-55 e 115-134.
             6  Per la discussione sui luoghi di produzione e sul volume delle emissioni, ma soprattutto sulla cronologia
             assoluta e sulla sequenza interna di questa monetazione, si vedano, con riferimento particolare alle serie
             romano-campane d’argento, BURNETT 1998 e ID. 2006, nello specifico pp. 41 e 42, oltre all’inquadramento
             recentemente proposto in COARELLI 2013, pp. 31-55. Per un’analisi puntuale delle emissioni romano-campa-
             ne di bronzo si rimanda allo studio di TALIERCIO MENSITIERI 1998, basato sull’esame del materiale edito pro-
             veniente da collezioni pubbliche e private e da rinvenimenti sporadici, in ripostiglio o in depositi votivi.
             Una sintesi delle problematiche che caratterizzano, nel suo complesso, la prima fase della monetazione
             romana e le possibili relazioni intercorrenti tra argento e bronzo coniati e bronzo fuso è delineata in LO
             CASCIO 1998.
             7  RRC, nn. 13/1, 15/1, 20/1 e 22/1. La cronologia di queste emissioni, soprattutto in riferimento al loro esor-
             dio, è a tutt’oggi oggetto di discussione; a questo proposito si rimanda, tra gli altri, a BURNETT 1998, pp. 19-
             24. Queste serie, battute su piede ponderale campano, più precisamente neapolitano — seppure tendente
             ad una graduale diminuzione — sono connotate, rispettivamente, dai tipi Marte/Protome equina, Apollo/
             Cavallo al galoppo, Ercole/Lupa e gemelli, Roma/Vittoria.
             8  RRC, nn. 16/1, 17/1 e 23/1. Maggiori incertezze sulla cronologia, sulla zecca e sulle motivazioni sottese alla
             produzione di queste emissioni sono state successivamente espresse in CRAWfORD 1985 (pp. 38-39), sebbene
             lo studioso abbia continuato comunque a ritenerle prodotte in zecche differenti e destinate a circolare in
             aree diverse. A questo proposito è opportuno segnalare il diverso inquadramento delineato in RUSSO 2009,
             dove si ritiene verosimile che le tre serie possano essere state coniate contemporaneamente nella zecca di
             Neapolis, rivestendo, rispettivamente, il valore di unità, mezza unità e doppia unità. Per un’analisi specifica
             di queste tre emissioni si rimanda a TALIERCIO MENSITIERI 1998, pp. 52-56 e 70-112.
             9  RRC, nn. 14/1-7, 18/1-6 e 19/1-2. È qui opportuno precisare che per le serie Apollo/Apollo e Dioscuro/
             Apollo Crawford indica un peso standard dell’asse, rispettivamente, di circa 334 e 331 grammi, pressoché
             equivalente a 300 scrupoli, quindi superiore al peso teorico dell’asse di 288 scrupoli, corrispondente alla
             libbra romana (cfr. RRC, pp. 590-593). Per un inquadramento di queste serie e per alcune considerazioni
             sullo standard ponderale, cfr. RRC, pp. 44-45 e 595, con nota 7; sull’argomento si veda inoltre TALIERCIO
             MENSITIERI 1998, p. 109.
             10  RRC, n. 21/5. La diminuzione ponderale sarebbe da riferire alla riduzione cosiddetta destantale per la
             corrispondenza del peso dell’asse a circa dieci once. Su tale riduzione, che si stabilizza intorno al 225 a.C.,
             portando il peso dell’asse da 288 a 240 scrupoli, si vedano RRC, p. 595 e SAVIO 2001, p. 83, dove si richiama,
             peraltro, l’equivalenza tra il peso dell’asse ridotto a 240 scrupoli e la libbra latina.
             11  RRC, n. 24/1-7.
             12  RRC, n. 24/1; HN Italy, p. 49, n. 324; VECChI 2013, p. 35, n. 64 (con elenco degli esemplari noti); cfr. anche
             GARRUCCI 1885, p. 21 e tav. XXXIX, 1; hAEBERLIN 1910, p. 58, n. 1, tav. 23, 1. La serie comprende i nominali
             dall’asse al sestante, ai quali si aggiungono due multipli, cioè il dupondio e il tressis o tripondio, del valore,
             rispettivamente, di due e tre assi, mentre non risulta prodotta l’oncia.
             13  L’iconografia ricorre nei contemporanei didrammi romano-campani Roma/Vittoria con legenda ROMA-
             NO. Cfr. RRC, n. 22/1.
             14  Cfr. Registro cronologico generale di entrata 1955-1968, p. 21, n. 1919. L’acquisizione, datata 21.5.57, è
             identificata come “Dono Dott. Luigi Copelli, Parma”; alla descrizione del pezzo (“Aes grave - Serie latina del-
             la Testa di Roma/Ruota. D/ Testa di Roma con elmo frigio a d.; dietro III. R/ Ruota; in uno degli scomparti
             III. Tripondio”) segue l’indicazione del peso di g 850 e il confronto con GARRUCCI 1885, tav. XXXIX, n. 1;
             infine, si legge l’annotazione “dubbio” entro parentesi.
             15  I dati di sintesi sono tratti da VECChI 2013, p. 35, n. 64, BURNETT 1977, p. 95, nota 15 e REGGIANI 1989,
             p. 58.



             LE MONETE DI ETà ROMANA REPUBBLICANA                                                A.L. Morelli
   329   330   331   332   333   334   335   336   337   338   339