Page 335 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               333



            16  L’esemplare risulta rinvenuto a Vico Matrino, Sutri, nel 1874, insieme a un dupondio della stessa serie
            (GARRUCCI 1885, p. 21, n. 1, tav. XXXIX, 1; hAEBERLIN 1910, p. 58, n. 1, tav. 23, 1 (peso di g 881,00, come pure
            in BURNETT 1977, riportato in REGGIANI 1989); ALTERI 1998, pp. 48-49, n. 9 e immagine a p. 69; vd. anche ALTERI
            2004, p. 267 e p. 273, fig. 3.
            17  Cfr. REGLING 1928. In RRC si cita un esemplare presente a Berlino, senza ulteriori precisazioni, come unica
            altra attestazione di questa emissione, oltre all’esemplare conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
            Il pezzo è menzionato anche in BURNETT 1977, con un peso di g 856, ed è riportato successivamente in REG-
            GIANI 1989, ma non compare né in hAEBERLIN 1910, né in VECChI 2013.
            18  L’esemplare, riportato in BURNETT 1977 con un peso di g 685, viene ritenuto di dubbia autenticità. Va se-
            gnalato che in VECChI 2013 il tressis appartenente alla collezione Spencer-Churchill, indicato correttamente
            con il peso di g 685,43, non coincide con quello passato all’asta Christie’s (7 dicembre 1965, lotto 133), che,
            viceversa, sarebbe identificato con un pezzo di peso pari a g 600,74 (a proposito di quest’ultimo esemplare,
            cfr. REGGIANI 1989, che tuttavia non ne chiarisce la provenienza). In seguito alla verifica del catalogo d’asta
            (ChRISTIE, MANSON & WOODS, Catalogue of Coins and Gems from the Northwick Park Collection. The Property
            of the Late Captain E.G. Spencer-Churcill, M.C.…, London, 1965), è possibile confermare che il lotto 133
            corrisponde al tressis di g 685,43, appartenente alla collezione Spencer-Churcill.
            19  Esemplare citato in BURNETT 1977 e riportato in REGGIANI 1989.
            20  Esemplare citato in BURNETT 1977, con riferimento dubitativo all’American Numismatic Society, ritenuto di
            autenticità incerta; il pezzo è menzionato anche in REGGIANI 1989.
            21  RRC, nn. 25/1-9; 26/1-8 e 27/1-10. Sull’interpretazione del cambiamento di legenda da ROMANO a ROMA
            si vedano, in particolare, BURNETT 1998, pp. 25 e 30-31; TALIERCIO MENSITIERI 1998, p. 122; COARELLI 2013, p. 50.
            22  La datazione successiva alla prima guerra punica per le serie a legenda ROMA, affermata in RRC, pp. 40
            e 44-45, è ribadita in CRAWfORD 1985, p. 52 e nota 1, a fronte di perplessità espresse da altri specialisti (cfr.
            MARChETTI 1993a, pp. 45 e ss.; ID. 1993b, pp. 102-106; TALIERCIO MENSITIERI 1998, p.118; LO CASCIO 1998, p. 183),
            tendenti a rialzare la data agli anni immediatamente precedenti il primo conflitto con Cartagine.
            23  Va sottolineato, inoltre, che alcune emissioni in bronzo coniato riprendono puntualmente i tipi dell’argen-
            to, oltre alla medesima forma dell’etnico (RRC nn. 25/3, 26/3 e 27/2), mentre altre (RRC, nn. 26/4 e 27/3-4)
            presentano iconografie diverse.
            24  L’introduzione di simboli aggiuntivi caratterizzerebbe emissioni romane fuse di standard sublibrale che
            riprendevano i medesimi tipi di serie prodotte precedentemente (cfr. TALIERCIO MENSITIERI 1998, p. 57). A
            questo proposito, il simbolo della falce compare sulla serie leggera Testa bifronte/Mercurio (RRC, nn. 25/4-
            9), mentre la clava distingue l’emissione Roma/Roma con simbolo (RRC, nn. 27/5-10). A questi elementi
            distintivi (falce e clava), che ricorrono su tutti i nominali di bronzo fusi, come pure sulle denominazioni in
            argento e in bronzo delle corrispettive emissioni romano-campane (RRC, nn. 25/1-3; 27/1-4), va aggiunto il
            simbolo della ghianda, che però connota soltanto i nominali fusi della serie leggera Apollo/Apollo per quan-
            to concerne le emissioni classificate in RRC sub n. 26 (cfr. fUSI ROSSETTI 2004, p. 162 e PEDRONI 1996, p. 59).
            Tali segni distintivi potrebbero essere considerati, dunque, espressione della volontà di perseguire una pro-
            gressiva unificazione della produzione (BURNETT 1998, p. 36), collegando tra loro, in questa fase, emissioni
            parallele e, forse, integrative, rappresentate da coniazioni romano-campane in argento e bronzo e da serie
            di aes grave, la cui cronologia non vede, però, concordi tutti gli studiosi (cfr. CATALLI 2001, pp. 108-109).
            Secondo una differente interpretazione, i simboli potrebbero, invece, indicare la provenienza del metallo
            per la produzione delle diverse serie (cfr. PEDRONI 1996, pp. 53 e ss.).
            25  La moneta appartiene alla serie leggera Apollo/Apollo, classificata come RRC, n. 26/5; HN Italy, p. 48, n. 310;
            hAEBERLIN 1910, p. 81, nn. 1-7, in cui il n. 2, tav. 33, 3, corrisponde all’esemplare conservato al Museo di Parma.
            26  BURNETT 1998, pp. 25-27. Per l’interpretazione dei tipi si veda, inoltre, COARELLI 2013, pp. 59-65.
            27  RRC, sub nn. 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34 e 42.
            28  Cfr. RRC, pp. 40-41 e 103-105, con prospetto integrato delle emissioni in metallo prezioso, bronzo coniato
            e bronzo fuso di questa fase a p. 44; CRAWfORD 1985, p. 52. Differenti proposte cronologiche, con conse-
            guenti ricadute sulla datazione delle serie in bronzo contraddistinte dai tipi Giano/Prua, in BURNETT 1998,
            pp. 27-32; LO CASCIO 1998, pp. 183 e 192, e in COARELLI 2013, pp. 76-82.
            29  Cfr. RRC, p. 42.
            30  Vd. supra.
            31  RRC, pp. 11, 43 e 596. Riguardo la complessa questione della cronologia delle successive diminuzioni pon-
            derali, Crawford sottolinea come sia impossibile definire un momento preciso in cui il peso dell’asse passa
            dallo standard equivalente a due once a quello di un’oncia, poiché poco dopo la riduzione sestantale fareb-
            bero la loro comparsa serie notevolmente sottopeso, che si ridurranno progressivamente finché, già verso la
            metà del II sec. a.C., l’asse peserà meno di un’oncia; nel 91 a.C., infine, il peso standard della monetazione
            bronzea si baserà sulla mezza oncia.
            32  RRC, n. 37/1a-c; HN Italy, p. 50, n. 331. Vd. anche CRAWfORD 1985, p. 287.



            LE MONETE DI ETà ROMANA REPUBBLICANA                                                A.L. Morelli
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