Page 350 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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348 Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE
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10 RIC I = SUThERLAND C.h.V, CARSON R. A. G., The Roman Imperial Coinage, vol. I Revised edition, 1984.
11 L’inventariazione della collezione del Museo Archeologico di Parma è cominciata negli anni ’50 con il
riordino portato avanti da Francesco Panvini Rosati. Sull’inventario del Panvini si sono poi appoggiati i più
recenti interventi di catalogazione e inventariazione cominciati nel 2011.
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12 Riguardo l’organizzazione delle zecche imperiali e alla loro delocalizzazione si confronti RIC I , pp. 2 e
3, mentre per le serie provinciali è opportuno confrontare RIC I , pp. 19-20.
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13 Di queste 337 monete 10 presentano dubbi di autenticità v. infra.
14 Uno sguardo agli esemplari catalogati in RIC I permette a colpo d’occhio di farsi un’idea del numero di
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tipi presenti per ciascun imperatore. Il più numeroso sarebbe Nerone con oltre 600 pezzi, ma come detto
si tratta spesso di varianti di dritto su un numero piuttosto esiguo di rovesci. Segue poi Augusto con 550,
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Claudio con 126 monete, Tiberio 95 e infine Caligola con solo 63 esemplari catalogati in RIC I .
15 Sebbene contenga monete di età giulio-claudia si è deciso di lasciare il tesoro del Teatro Regio ad altri
contributi perché appare più opportuno studiarlo come un insieme coerente da porre in relazione con il
contesto di ritrovamento e in particolare con il panorama storico della fine del III secolo d.C.
16 Nel 1821, un rinvenimento fortuito effettuato durante i lavori di costruzione del Teatro Regio, portò alla
luce un ricco tesoretto composto da numerosi gioielli d’oro e trentatré aurei imperiali coniati nel periodo
compreso tra Nerone e il 251 d.C. A fornire il terminus post quem del tesoretto è però un’altra moneta di
Gallieno che si trova inserita in una montatura d’oro ed era probabilmente un dono imperiale fatto ad un
ufficiale di alto rango. Cfr. ERCOLANI COCChI E. 2009, pp. 339-365 (pp. 355-359). Il tesoro del Teatro Regio è
tutt’ora conservato in una vetrina a sé e considerato nel suo insieme. Le monete non sono mai entrate a
far parte del Medagliere e per questa ragione non vengono prese in considerazione in questa sede come
facenti parte della raccolta giulio-claudia.
17 Anche in questo caso la provenienza è ricostruita grazie ad un cartellino inserito nel Medagliere in cor-
rispondenza del pezzo.
18 Il conio dell’esemplare conservato al Museo Archeologico di Parma sembra identico ad altri attribuiti al
Cavino e conservati alla Bibliothèque Nationale de France.
19 L’esemplare n. 333, oltre ad essere probabilmente fuso, è di pura fantasia come dimostra la legenda […..]
VS CRISPVS IIIVIR AAA F[F]: non si conosce infatti nessun magistrato monetale di nome Crispus. Si tratta
probabilmente di un’imitazione poco riuscita di un esemplare di T. Quinctus Crispinus Sulpicianus. Di fan-
tasia anche il n. 336, un asse di Antonia con un rovescio probabilmente appartenente ad un asse coniato da
Tiberio per il Divo Augusto (cfr. RIC I , p. 99 n. 79 tav. 12, dr.). Decisamente migliore è invece l’esemplare n.
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334 che riproduce perfettamente un dupondio di Tiberio. L’esemplare n. 337 è invece un sesterzio di Nero-
ne con il tipo dell’adlocutio che, per il modulo, il peso eccezionale e per lo stile (si osservi il colonnato con
cupola presente al rovescio) suscita dubbi sulla sua genuinità. A ciò si deve aggiungere anche la legenda
del dritto che sembra costituire una variante mai abbinata a questo rovescio. Si tratta senza dubbio di un
esemplare che merita di essere studiato in modo più approfondito.
20 “Cette médaille, qui est fourée, est hybride. Le revers apartient à Galba, a moins que la pièce elle-même
n’ait été frappée sous Galba, vu le style particulier de la tête d’Auguste, qui rappelle celui de ce prince”. Cfr.
COhEN h., Description historique des monnaies frappees sous l’Empire Romain, communement appelees
medailles imperiales, Paris 1859-1892. vol. I, p. 106.
21 La legenda del rovescio, che appare come un unicum nella produzione monetaria a nome di questo ma-
gistrato, dovrebbe essere così ricostruita: [P ST]OL[O] IIIVIR AA[AFF]. Al dritto invece si vede la testa nuda
di Augusto e la classica legenda presente sugli assi del princeps: CA[ESAR AVGVST PONT MAX TRIBVNIC
P]OT.
22 Alla mancanza di dati sulla provenienza dei singoli pezzi, bisogna purtroppo aggiungere anche la perdita
delle informazioni legate alle collezioni di provenienza. Già nel 1842 quando il Lopez ultimò il catalogo
delle monete conservate presso il Museo erano andati perduti i dati relativi alle singole collezioni. Cfr. PA-
RENTE 2002, p. 432.
LE MONETE IMPERIALI ROMANE. LA DINASTIA GIULIO CLAUDIA A. Biasion

