Page 354 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
P. 354

352                                              Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE



             proprietà di Camillo Brambilla, nell’ottobre del 1853 fu ceduta da quest’ultimo al museo di
             Parma in cambio di un denaro di Pavia dell’imperatore Ottone III di Sassonia con la scritta
                                  62
             CIVITA GLOR(iosa) . Lo zecchino di Giovan Battista Ludovisi fu ceduto dal principe Ale-
             xander Troubetzkoj il 20 aprile 1858 in cambio dello ‘zecchino’ di Nicolò Meli-Lupi principe
             di Soragna . Il grosso tornese della zecca di Asti fu anch’esso acquisito tramite una permu-
                         63
             ta, in questo caso con Giuseppe Zambelli di Venezia che richiese in cambio alcune monete
                                   64
             farnesiane d’argento .
                   Oltre al censimento in atto del materiale numismatico è quindi auspicabile anche uno
             spoglio completo e approfondito di quello archivistico. Sarebbe infatti molto importante ac-
             certare la provenienza dei singoli esemplari (da acquisto, da scambio, da ritrovamento) per
             comprendere in modo dettagliato la storia della raccolta, i motivi che spinsero i direttori ad
             acquistare determinati pezzi o a disfarsi di altri, ecc.


             La collezione di monete medievali e moderne

             1. FORMAzIONE E VICENDE
                   Dopo il trasferimento delle collezioni farnesiane da Parma a Napoli, iniziato nel 1734
                                           65
             e protrattosi per alcuni anni , il medagliere dell’allora Ducale Museo d’Antichità cominciò
             a essere ricostituito attorno alla metà del Settecento con i primi esemplari recuperati negli
             scavi del sito archeologico di Veleia (oggi in provincia di Piacenza) (direzioni Costa, Paciau-
                                                                                                  66
             di) ai quali si aggiunsero poi quelli di Luceria, nel reggiano (direzione Schenoni) . Fu però
             soprattutto durante la direzione di Pietro De Lama (1760-1825) che il medagliere crebbe in
             modo considerevole , raggiungendo infine con Michele Lopez (1795-1879), suo assistente
                                   67
             e poi successore alla direzione del museo (1825), quella che è in pratica la sua attuale con-
             sistenza. Lopez fu un grande studioso e un profondo conoscitore della scienza numismati-
             ca, venne molto apprezzato sia in Italia che all’estero per la sua straordinaria competenza
             e intrattenne rapporti epistolari di studio e di amicizia con i più grandi numismatici del
             tempo . Egli fu il vero artefice del medagliere del museo parmigiano al quale dedicò con
                    68
             abnegazione gran parte la sua vita . Nel 1825 la consistenza del medagliere ammontava a
                                                  69
             19.976 monete, ma poco dopo il 1840 il numero era già aumentato a 27.934 pezzi. Nel 1848
             esso accoglieva 31.719 pezzi . A metà Ottocento quella di Parma era a tutti gli effetti una
                                            70
             delle collezioni più importanti d’Italia e, per darle il risalto che giustamente meritava, nel
             1845 Lopez aveva fatto affrescare la sala che doveva contenerla (si tratta della sala centrale
             del museo, dove attualmente sono esposte le statue provenienti da Veleia) dal pittore parmi-
             giano Francesco Scaramuzza. Ancora oggi si tratta dell’unico ambiente affrescato dell’intero
             complesso museale.
                   Benché alcune importanti collezioni fossero state acquisite già nella seconda metà del
             Settecento , fu col Lopez che la politica di acquisti diede i sui frutti migliori. In circa vent’an-
                        71
             ni, tra il 1825 e la metà del secolo, il medagliere fu incrementato con l’acquisto di sette im-
             portanti collezioni private. Per quanto riguarda in particolare le monete medievali e moderne
             e le medaglie, si deve segnalare l’acquisto fatto nel 1833 della collezione Bissi, forte di oltre
             mille monete delle zecche di Parma e Piacenza e quella di Angelo Rossini, comprata nel 1835
             e comprendente 379 medaglie moderne. Tra quelle acquistate durante la direzione di Pietro
             de Lama, occorre invece almeno accennare alla raccolta dei Canonici regolari Lateranensi di
             Piacenza (1799): con l’avvento napoleonico e la soppressione dell’ordine, il museo di Parma
             entrò in possesso di parte della collezione di monete romane e medievali del padre Alessan-
             dro Chiappini, del monastero di sant’Agostino di Piacenza, sede dei Canonici Lateranensi in
             quella città . Si tratta di quell’abate Chiappini la cui collezione conteneva, tra altri pezzi, il
                         72
             grosso con ritratto di Federico II di Svevia illustrato da Lodovico Antonio Muratori e da lui at-
             tribuito a una zecca lombarda indeterminata, ma che studi recenti hanno assegnato alla zecca
                                                                             73
             imperiale di Vittoria, nei pressi di Parma (cfr. cat. nn. 334-336) . La notizia dell’acquisto della
             collezione del Chiappini da parte del Museo di antichità di Parma mi fa credere che almeno
             uno dei due esemplari di questa moneta presenti oggi in collezione sia proprio quello del
                                  74
             religioso piacentino .


             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
   349   350   351   352   353   354   355   356   357   358   359