Page 358 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             stati coniati i denari parvi e gli oboli a nome di re Ottone IV di Brunswick (1198-1218). Re-
             centemente chi scrive ha messo in dubbio tale sequenza proponendo di ribaltarne la succes-
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             sione, ma la questione resta da approfondire .
                   Da questo momento la zecca rimase attiva, seppure in modo non continuo, fino a cir-
             ca la metà del XIV secolo, emettendo moneta a nome di vari Domini o per il Comune. Essa
             funzionò poi per un breve periodo tra il 1355 ed il 1379, durante la signoria di Bernabò
             Visconti. In seguito l’officina rimase inoperante fino al 1448/49, quando batté monete d’oro
             e d’argento ‘repubblicane’. Fu attiva nei primi anni del governo di Francesco Sforza (1449-
             1466), battendo sesini (?) e terline (?) in mistura a cui fece seguito un altro lungo periodo di
             inattività. La zecca venne riaperta solo tra la fine del 1513 ed il 1515 da papa Leone X ma fu
             ancora improduttiva tra il 1515 ed il 1521/22, durante la dominazione del re di Francia Fran-
             cesco I. Con il ritorno della dominazione pontificia la zecca riprese a funzionare. Le emissioni
             continuarono per tutto il tempo che la città fece parte dello Stato della Chiesa.
                   Nel 1545 papa Paolo III Farnese creò il Ducato di Parma e Piacenza scorporandolo dal
             territorio pontificio e ne investì il figlio Pierluigi (1545-1547), ma non si conoscono monete
             a suo nome attribuibili a Parma. Nel 1550, con Ottavio Farnese (1547-1586), secondo duca di
             Parma, iniziò quella produzione massiccia di moneta in oro, argento, mistura e in seguito an-
             che di rame, che caratterizzò tutto il periodo farnesiano. A partire da questo momento l’attività
             della zecca si protrasse in maniera sostanzialmente stabile fino alla morte del duca Ferdinando
             I di Borbone (1802), anche se con alcuni periodi di prolungata inattività: l’officina monetaria
             di Parma rimase inoperante tra il 1582 e il 1586, con Ottavio Farnese, e poi ancora dal 1640 al
             1643, durante il periodo di Odoardo (1622-1646). Con Ranuccio II (1646-1694) essa restò inve-
             ce chiusa dall’ottobre 1661 all’inizio del ’72 e poi ancora dalla metà del 1679 fino al ’96. Anche
             con gli ultimi duchi di casa Farnese la zecca lavorò sporadicamente e per brevissimi periodi.
                   Con Ferdinando di Borbone (1765-1802) la zecca di Parma riprese l’attività coniando le
             monete per tutto il Ducato (a cui nel 1748 era stata unita anche Guastalla).
                   Nel corso della parentesi napoleonica la zecca non fu utilizzata. Anche Maria Luigia
             d’Austria, duchessa di Parma dal 1815 al 1847, non se ne servì e le monete a suo nome furono
             tutte battute a Milano.
                   Durante il periodo di Carlo III di Borbone (1849-1854) si fecero i preparativi per rimet-
             tere in funzione la zecca, ma la morte improvvisa del duca non ne permise il compimento.
             Le poche monete oggi conosciute recanti il suo nome sono progetti mai entrati in circola-
             zione, coniati durante la reggenza di Luisa Maria di Borbone per il figlio Roberto. A nome di
             quest’ultimo insieme con quello della madre furono incisi a Torino e provati (a Parma?) i conî
             di due monete in argento da cinque lire recanti le date 1857 e 1858.
                   Nel giugno del 1861 nella zecca parmigiana, ormai completamente in abbandono, fu
             coniata una medaglia celebrativa per Vittorio Emanuele II re d’Italia. Subito dopo essa venne
             definitivamente chiusa.

             2. IL DIRITTO DI zECCA
                   Finora non si conoscono concessioni dello ius monetandi precedenti l’autorizzazione
             accordata da Francesco Sforza alla Comunità parmigiana nel febbraio 1449.
                   Secondo Affò, re Filippo di Svevia avrebbe concesso ai parmigiani il diritto di zecca
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             nei primi mesi del 1207, ma l’eventuale diploma oggi non è noto . Quando, nel maggio
             del 1210, Ottone di Brunswick confermò i privilegi al Comune, fece riferimento alla pace di
             Costanza del 1183 e a quanto in quell’occasione era stato specificatamente riconosciuto alla
             città. Recentemente Matzke ha ipotizzato che Parma non avesse mai posseduto un privilegio
             di monetazione vero e proprio e per questo motivo esso non si trova tra le regalìe confermate
             a Costanza (1183). La zecca sarebbe stata aperta dai parmigiani basandosi su una vecchia tra-
             dizione altomedievale che risaliva a Carlo Magno e indicava nel sovrano franco l’autorità che,
             avendo aperto l’officina monetaria nel 781, avrebbe implicitamente concesso alla comunità
             anche lo ius cudendi, senza però donarle una formale autorizzazione .
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                   Le concessioni e i benefici già in precedenza goduti dai parmigiani furono poi confer-
             mati da Federico II di Svevia nel 1219, ma anche in questo caso nel rescritto non è mai men-
             zionato apertamente un eventuale diritto di monetazione.



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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