Page 363 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               361



                    – Dall’8 agosto 1783 al marzo 1789 la zecca fu data in appalto agli zecchieri Nicola Piacentini e
            Giambattista Ruspaggiari. A partire dal 1784 e fino al 1799 incisore ufficiale dei conî fu Giuseppe Siliprandi
            ma alcune monete con millesimo 1784 e 1785, per lo stile molto particolare del ritratto del duca e/o per il
            trattamento di stemma e festoni, a mio parere denunciano ancora la mano del Carrara (infra).
                    – Nel 1786 fu richiesta l’opera di Giovanni Zanobio Weber, della zecca di Firenze, per l’incisione
            di alcuni conî.
                    – A partire dall’aprile del 1789 fino al 1799 la zecca fu condotta direttamente dalla Camera ducale
            tramite un amministratore.
                    – I conî delle monete d’argento di Maria Luigia d’Austria furono incisi da Luigi Manfredini, incisore
            della zecca di Milano, dove furono prodotte anche tutte le monete della duchessa di Parma.
                    – I conî delle monete di Carlo III di Borbone (1854) e di quelle di Roberto di Borbone con la ma-
            dre Luisa Maria di Berry (1857 e 1858) sono di Donnino Bentelli che incise anche la medaglia del 1861 per
            Vittorio Emanuele II, ultima coniazione della zecca di Parma.

            5. LE MONETE


            5.1 Il Medioevo: l’Impero, il Comune, le Signorie (da Carlo Magno a Luigi XII d’Orleans)
                  (cat. nn. 1-25)
                  Delle due varietà di denari leggeri oggi noti emessi da Carlo Magno e attribuiti a Parma,
            il medagliere del museo cittadino possiede quello con al rovescio le lettere R F (rex fran-
            corum) e la scritta PARM[A] in caratteri più piccoli disposti su più righe (cat. n. 1) (fig. 28).
            Fu pubblicato verso la metà dell’Ottocento ed è ancora oggi l’unico esemplare conosciuto di
            questa tipologia . Il tremisse è invece conosciuto in un unico esemplare ed è in collezione
                             131
            privata .
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                  Quasi tutte le tipologie di monete oggi note, coniate dall’inizio del XIII secolo ai pri-
            mi decenni del Trecento, sono presenti in collezione: si tratta di denari parvi dal valore di
            1 / 3 di denaro imperiale (battuti per Ottone IV di Brunswick, Filippo di Svevia e Federico II
            Hohenstaufen) e di grossi da quattro imperiali (a nome di Federico II di Hohenstaufen) (cat.
            nn. 2-7). La raccolta non comprende l’obolo emesso a nome di Ottone IV di Brunswick          133 .
            È invece presente il denaro anonimo che, a partire da Lopez, in letteratura è stato attribui-
            to alla signoria di Giberto da Gente (1253-1259) (cat. n. 300). Chi scrive ritiene che possa
            trattarsi di un’invenzione, ottenuta rilavorando a bulino un denaro parvo autentico, forse
            a nome di Enrico VII di Lussemburgo. Potrebbe essere opera di Luigi Cigoi (1811-1875), il
            falsario udinese attivo nei decenni centrali del XIX secolo. Cigoi fu responsabile della fal-
            sificazione di numerose monete già note ma anche della creazione di esemplari di fantasia
            attribuiti a zecche mai esistite, come Gravedona, Castiglione del Lago, ecc. La recente sco-
            perta di denari parvi di Parma attribuibili al periodo di Enrico VII di Lussemburgo (infra),
            con caratteristiche iconografiche ed epigrafiche simili a quelle del pezzo in questione (in
            alcune lettere delle legende e nella rappresentazione del cosiddetto ‘castello’), a mio parere
            conferma l’ipotesi che si tratti di una contraffazione moderna. Un’eventuale scoperta di altri
            esemplari consentirebbe di gettare nuova luce su questa moneta che comunque, proprio
            per le sue caratteristiche (il titolo molto basso e lo stile simile a quello dei denari di Enri-
            co VII), non si può in ogni caso attribuire alla metà del XIII secolo ma a circa sessant’anni
            dopo (fig. 29).
                  Con l’inizio del Trecento il Comune coniò monete omettendo il nome dell’imperatore.
            Si tratta di grossi da dieci denari imperiali con al dritto l’immagine di sant’Ilario in cattedra,
            iconograficamente simili ai coevi ambrogini milanesi (cat. n. 8), denari imperiali (cat. n. 9) e
            denari mezzani scodellati (cat. n. 12). Quest’ultimi, per l’immagine del torello inciso sul drit-
            to, presero il nome di torellini. I denari parvi continuarono invece a portare inciso il nome
            di Federico II di Svevia (cat. n. 10).
                  Un’emissione, oggi molto rara, di monete piane con una croce patente o potenziata su
            un lato e sull’altro un torello con sopra lo stemma civico, si può datare ai primi decenni del
            XIV secolo (cat. n. 13). Non è chiaro quale fosse il loro valore nominale. Potrebbe trattarsi di
                                                                       134
            una nuova tipologia di denaro imperiale ma non è certo . L’esemplare del museo di Parma


            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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