Page 364 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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362 Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE
sembra essere di rame ma sono conosciuti pezzi sui quali è ancora presente argentatura su-
perficiale originale .
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Tra l’agosto 1310 e quello dell’anno successivo, durante la signoria di Ghiberto (o Gi-
berto) da Correggio, furono coniati denari parvi a nome di Enrico VII di Lussemburgo. Se-
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gnalati solo di recente , non sono presenti in collezione.
Con la scomparsa dell’imperatore lussemburghese ripresero le coniazioni di denari par-
vi a nome di Federico II (cat. n. 11). È interessante notare come un fatto analogo accadde a
Pisa dove, dopo la breve parentesi enriciana, furono nuovamente emesse monete a nome di
Federicus imperator 137 .
Nel 1325 Parma si assoggettò a papa Giovanni XXII (1316-1334). Con l’arrivo del lega-
to pontificio vennero battuti denari imperiali a nome del papa recanti su di un lato il suo
busto, mitrato, benedicente e con la ferula e dall’altra parte le chiavi decussate (cat. n. 14).
L’emissione non porta il nome della città e per questo motivo il Muratori attribuì le monete
alla zecca di Roma. Una cronaca del tempo, descrivendole dettagliatamente, consente invece
di assegnarle senz’altro a quella di Parma .
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Delle vicende politiche che riguardarono Parma nei decenni successivi, segnati da una
grande debolezza delle istituzioni pubbliche cittadine, resta ancora una volta traccia nella
moneta. Dopo il periodo di dedizione al papato la città vide il susseguirsi di diverse Signo-
rie (Giovanni di Boemia, Alberto e Mastino della Scala, Simone, Guido e Azzo da Correggio,
Obizzo d’Este) che alla fine condussero il centro emiliano entro l’orbita viscontea (1346). Non
tutti batterono monete; sono documentate e note quelle di re Giovanni di Boemia (1325-1329)
(cat. nn. 15-17) e dei fratelli da Correggio (cat. nn. 18-22) (figg. 30-32). Nel 1346 Obizzo d’Este
cedette la città e il suo territorio a Luchino Visconti. Da questo momento Parma restò sotto
il dominio visconteo fino a quando, con la morte di Filippo Maria Visconti (13 agosto1447)
la città si resse per un breve tempo a libero Comune . Il 9 febbraio 1449 Francesco Sforza,
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dopo aver conquistato il centro urbano con le armi, fu riconosciuto come suo dominus dai
rappresentanti della Comunità.
Di tutti i membri della famiglia Visconti che furono Signori di Parma si conoscono mo-
nete solamente per Bernabò (Signore di Parma dall’ottobre 1355 al marzo 1379). A suo nome
furono emessi denari parvi di tipologia simile a quelli precedenti, ma con le lettere BE (Ber-
nabos) al posto di IP (imperator) (cat. n. 23) (fig. 33) .
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L’effimera ‘Repubblica parmigiana’ seguita alla morte di Filippo Maria Visconti, coniò
moneta come segno di indipendenza politica. Furono battuti ducati d’oro con le immagini di
Cristo che incorona la Vergine al dritto e i santi Giovanni e Ilario al rovescio e terline (?) in mi-
stura con la scritta PARMA LIBERA. Il ducato è rarissimo e non è presente in collezione. Della
terlina, anch’essa di estrema rarità, è invece posseduto un esemplare (cat. n. 24) (fig. 34).
Quando la città si sottomise a Francesco Sforza (Signore di Parma dal 1449 al 1466), i
rappresentanti della Comunità chiesero al nuovo Signore di poter mantenere attiva la zec-
ca, inserendone nome e armi sulle monete «de oro de argento e de ramo» che si sarebbero
coniate. Oggi a nome dello Sforza non sono note per Parma né monete d’oro né di buon
argento. Si conoscono solamente due tipi di nominali in mistura tradizionalmente indicati
come sesini e terline 141 . Una terza tipologia, segnalata dal Lopez e riportata anche nel Cor-
pus Nummorum Italicorum , con una grande P nel campo del dritto e una croce cardata al
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rovescio è invece un falso moderno (cat. n. 301) (fig. 35) . Del sesino, tipologicamente simi-
le a quello della Repubblica Ambrosiana del 1447-1450 ma ancor di più ai soldi milanesi
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di Francesco Sforza con il biscione e sant’Ambrogio a mezza figura , sono noti solamente
due esemplari, uno appartiene alle Civiche Raccolte Numismatiche di Milano e l’altro al Fit-
zwilliam Museum di Cambridge. Della cosiddetta terlina sono invece conosciuti numerosi
pezzi (cat. n. 25); molti di questi esemplari presentano però caratteristiche d’intrinseco e
stilistiche che fanno dubitare della loro genuinità. Forse si tratta di falsificazioni coeve (cfr.
cat. n. 283) (figg. 36-37) .
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È molto probabile che durante il periodo di Francesco Sforza la zecca di Parma abbia
lavorato per poco tempo e che le emissioni siano state sporadiche e quantitativamente scarse,
ma in assenza di documentazione è impossibile quantificarne la durata.
Non sono note monete per i successivi duchi e Signori di Milano.
MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA M. Bazzini

