Page 369 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               367



                  Il secondo conio, «da sesini con uno thoro», si riferisce senz’altro alle rarissime monete
            del tipo catalogato nel CNI IX, p. 461, nn. 215-216, anch’esse indicate in letteratura come
            quattrini mentre in realtà anche in questo caso di tratterebbe di sesini.
                  Forse già a partire dal 1552 il duca fece battere parpagliole a nome del figlio Ales-
                   187
            sandro .  Sono  le  monete  che  hanno  al  dritto  la  testa  di  Alessandro  Magno  e  la  scritta
            AL(exander)  M(agnus)  SPECVLVM  e  al  rovescio  quella  di Alessandro  Farnese  bambino  e
            legenda  A(lexander)  F(arnesius)  SPECVLATOR.  Le  emissioni  di  queste  parpagliole  conti-
            nuarono per tutto il regno di Ottavio. Con la sua morte, nel 1586 e l’avvento di Alessandro
            Farnese, al posto della testa imberbe si pose un’immagine del duca più matura, con barba
            e corazza. Con gli stessi tipi, le «parpaiolle di Parma da due teste» furono coniate anche da
            Ranuccio I (1592-1622) proseguendo fino al periodo di Odoardo Farnese (1622-1646) (cat.
            nn. 141-148) . Bellesia ritiene che il parallelo con Alessandro Magno sarebbe stato troppo
                         188
            ambizioso per il principe e che pertanto tra il 1586 e il 1592 le emissioni di parpagliole ces-
                                                                189
            sarono, riprendendo solo dopo la morte del duca . Si tenga però presente che Alessandro
            Farnese, quale governatore delle Fiandre per conto del re di Spagna, risiedette sempre nei
            Paesi Bassi e una volta succeduto al padre non mise mai piede nel Ducato; fu il figlio Ra-
            nuccio (1569-1622) insieme ai ministri ducali a governare in sua vece i territori di Parma e
            Piacenza. Inoltre, non si deve dimenticare come Alessandro, ancora vivente, fosse celebrato
            già dai contemporanei come uno dei più grandi generali del tempo . Sono quindi convinto
                                                                                  190
            che le emissioni di parpagliole con Alessandro Magno/Alessandro Farnese siano proseguite
            anche sotto il suo regno senza soluzione di continuità ma con l’introduzione del volto adulto
            e barbuto al posto di quello giovanile.
                  Alcuni giulî di Ottavio Farnese recano una contromarca. Si tratta di un piccolo bollo
            ovale entro contorno di globetti, rappresentante Parma in vesti di Minerva, seduta a ds., con
            Vittoriola nella sn. protesa (cat. n. 83) (fig. 49). Lo stesso contrassegno si trova su alcuni bian-
            chi di Ercole II d’Este delle zecche di Reggio Emilia e Modena. La contromarca era già stata
            identificata in maniera corretta da Lopez e della stessa opinione era Coggiola; anche Bellesia
            la descrive nello stesso modo . Quest’ultimo ipotizza inoltre che il bollo possa essere stato
                                           191
            apposto nei primi anni sessanta del Cinquecento per consentire la circolazione delle monete
            nel territorio parmigiano oppure per una loro rivalutazione . Fin dall’inizio del secolo scor-
                                                                         192
            so Coggiola ha pubblicato una grida parmigiana che indica esattamente e chiaramente sia il
            momento sia il motivo di tali contrassegni: la grida è del 22 maggio 1559 e chiarisce che le
            contromarche dovevano servire per riconoscere «gli grossi da XV soldi di Bologna, Modena et
            Reggio che serano del suo peso» e «gli giuli [di Parma] di [giusto] peso». L’operazione di bollatu-
            ra dei nominali ivi indicati doveva servire per eliminare dalla circolazione tutti gli esemplari
                                    193
            calanti e non conformi .
                  Quando, il 18 settembre 1586, Ottavio morì, il figlio era nei paesi Bassi. Alessandro
            Farnese (III duca, 1586-1592) non venne mai a Parma e, come accennato, governò il Ducato
            tramite il figlio Ranuccio (allora diciassettenne) e per mezzo dei suoi ministri e funzionari.
                  A nome di Alessandro si conoscono numerose tipologie di monete, in oro, argento e
            mistura ma alcune di esse sono postume, coniate da Ranuccio I e da Odoardo utilizzando
            i vecchi conî: in oro, da sette doppie (?), da quattro doppie (emesse da Ranuccio I a nome
            di Alessandro), da due doppie e doppie (da due scudi); in argento da due ducatoni (cat.
            n. 115, forse emessi da Ranuccio I a nome di Alessandro) (fig. 50), ducatoni (cat. nn. 110-
            111) (fig. 51), da ottanta soldi (cat. n. 114, forse emessi da Ranuccio I a nome Alessandro)
            (fig. 52), mezzi ducatoni (cat. nn. 111-112 e 116, emessi da Ranuccio I a nome di Alessandro),
            da quaranta soldi (cat. nn. 117-118), quarti di ducatone (cat. n. 123, emessi da Ranuccio I
            a nome di Alessandro), da venti soldi (lire) (cat. nn. 120-123, emessi da Ranuccio I a nome
            di Alessandro), cavallotti; in mistura parpagliole, soldi, sesini (cat. n. 113, forse emessi da
            Ranuccio I a nome Alessandro) e quattrini (cat. nn. 118-119, forse emessi da Ranuccio I a
            nome di Alessandro).
                  Come per il periodo di Ottavio anche per quello di Alessandro restano dubbi e incertez-
            ze sull’attività della zecca: di numerose monete non si riesce a precisare il periodo di emissio-
            ne sia a causa della mancanza di documentazione sia per l’abitudine degli zecchieri di Parma
            di servirsi di conî già utilizzati in precedenti locazioni.



            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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