Page 372 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             mezzi ducatoni ( cat. nn. 175-176) (fig. 62), mezzi scudi (cat. n. 177) (fig. 63), quarti di du-
             catone (cat. 178) e cavallotti (a nome di Alessandro Farnese) (cat. nn. 142-144); in mistura,
             da dieci soldi (cat. n. 183), da cinque soldi (?), parpagliole (a nome di Alessandro Farnese)
             (cat. nn. 151-152), da quattro vitalini (cat. nn. 184-185) (fig. 64), vitalini (inizialmente da tre
             quattrini, poi da un soldo) (cat. nn. 187-188), quattrini (da tre denari); in rame, sesini (emessi
             nella zecca di Piacenza) (cat. nn. 188-189). I grandi multipli di ostentazione in oro sono citati
             nei capitoli di estrazione della zecca e quindi si ha la certezza che furono coniati; tuttavia oggi
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             non tutti sono conosciuti .
                   Il 5 marzo 1622, quando il duca Ranuccio morì, la zecca stava lavorando e gli zecchieri
             in carica erano Magno Lippi e Luca Xell, soci nella conduzione dell’officina monetaria dal
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             1620 o ’21 . Al periodo di gestione dei due zecchieri tedeschi sono da attribuire le monete
             coniate con torchi idraulici o con presse oscillanti. A mio parere non si può essere certi che
             tali monete siano state coniate a Parma. Per utilizzare i macchinari mossi dalla forza idraulica,
             si sarebbe dovuto risistemare l’edificio della zecca e creare una serie di canali per portare
             l’acqua necessaria a farli funzionare. In una lettera del 31 marzo 1624 Agostino Aguani propo-
             neva alla Camera Ducale di affidargli la direzione della zecca. In caso di risposta affermativa
             egli si impegnava a «fabbricare gagliardamente [monete col metodo tradizionale], che con
             il torchietto non si può fabbricare sino a sei mesi, perché vi anderà almeno tre mesi a fare li
             edifici, et li altri tre mesi non vi sarà d’acqua nei canali» . È quindi probabile che in quel
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             momento edifici e canali idonei per far funzionare l’attrezzatura dello Xell non fossero ancora
             stati approntati. Se così fosse, le poche monete coniate con il torchietto ‘ad acqua’, come lo
             chiama Affò , sarebbero state battute nella zecca di Guastalla, dove già dalla metà del 1618
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             Luca e il fratello Pietro coniavano monete utilizzando le presse e i rulli mossi da energia
             idraulica (fig. 65).
                   Nel 1623 e nel 1624 furono coniati soldi, sesini e quattrini in rame, con al rovescio l’im-
             magine di sant’Ilario e il valore in esergo, ma le monete vennero trattenute in zecca e furono
             forzosamente poste in corso solamente tra il novembre 1636 ed il febbraio 1637, facendole
             circolare ad un valore molto più elevato di quello facciale; passato il periodo di necessità le
             monete furono bollate e ritirate dalla circolazione (cat. nn. 179-182). La battitura di soldi e di
             sesini in rame, con gli stessi conî del 1623 e ’24, si ripeté tra il dicembre 1636 e il gennaio
             1637 .
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                   Nel 1624 furono coniati anche dei bianchi, ma vennero rifusi prima essere posti in
             corso e oggi non sono noti . Nel 1629 è invece attestata un’emissione di quattrini       220 . Dal
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             momento che non si conoscono quattrini a nome di Odoardo Farnese, è probabile che per
             produrli siano stati utilizzati i vecchi conî incisi sotto Ranuccio I.
                   I sesini in rame con la scritta SESINO // DI // PARMA su tre righe furono coniati nella
             zecca di Piacenza durante la locazione dello zecchiere Giovan Francesco Manfredi . Oltre ai
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             sesini, per il mercato parmigiano il Manfredi coniò anche doppie, pezzi da 10 soldi e vitalini
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             da un soldo . Non è chiaro se batté anche monete da 5 soldi, oggi ignote.
                   Ranuccio II Farnese, figlio di Odoardo, fu il VI duca di Parma e regnò dall’undici set-
             tembre 1646 all’undici dicembre 1694.
                   Con Ranuccio II la zecca di Parma funzionò solamente tra il 1646 ed il 1661 e poi ancora
             dal febbraio 1672 al giugno 1679. A suo nome furono coniate le seguenti monete: in oro, da
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             dodici doppie, da dieci doppie, da otto doppie, da sette doppie (?) , da sei doppie, da cinque
             doppie, da quattro doppie, da tre doppie, da due doppie (cat. n. 190), doppie; in argento, da
             due ducatoni (cat. n. 191), ducatoni cat. nn. 192-193) (figg. 66-67), scudi (cat. n. 194), mez-
             zi ducatoni, testoni (emessi nella zecca di Piacenza) (cat. n. 195), quarantani (da quaranta
             soldi) (cat. nn. 198-200); in mistura, lire (cat. nn. 201-202), da dieci soldi (cat. nn. 203-206),
             cinquine (da cinque soldi) (cat. n. 207), vitalini (da un soldo) (cat. n. 208); in rame, sesini
             (cat. nn. 210-212).
                   Come per Odoardo, molti dei grandi multipli in oro di Ranuccio II oggi sono noti uni-
             camente dalle citazioni che si trovano nelle levate di zecca .
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                   Nel luglio del 1653 furono richiesti a Giovanni Novati, incisore di Piacenza, alcuni conî
             con la rappresentazione di un unicorno per battere la moneta da un testone. I conî del Novati
             però non piacquero e fu chiesto di inciderne dei nuovi a un suo fratello, anch’egli incisore,



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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