Page 368 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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                   I sesini citati nel capitolato 1535 dovevano essere coniati «sopra le vecchie stampe», cioè
             dovevano possedere le stesse raffigurazioni dei sesini battuti in precedenza. Se furono effet-
             tivamente emessi, dovevano perciò assomigliare a quelli di Clemente VII e avere al dritto la
             rappresentazione di Parma seduta e al rovescio le chiavi decussate. Alcune monete anonime
             con la scritta AVREA PARMA hanno queste raffigurazioni e potrebbero essere i sesini battuti
             tra il 1535 e il 1545 (cat. nn. 70-72). Questa ipotesi a sua volta consente di identificare le mo-
             nete dal peso di circa un grammo con l’arma del papa al dritto e la croce cardata o fiorata al
             rovescio, che Muntoni indica come sesini, nei soldi menzionati dai capitolati del 1535 e 1538
             finora rimasti sconosciuti (cat. nn. 68-69).
                   L’aver attribuito alcune specifiche tipologie di bagaroni a Leone X e a Clemente VII, mi
             porta per esclusione ad assegnare a papa Paolo III gli esemplari con san Giovanni ma, come
             per altre monete (supra), anche in questo caso l’ipotesi resta da approfondire (cat. nn. 74-75).
                   Con la creazione del Ducato di Parma e Piacenza (agosto 1545) le emissioni a nome di
             papa Paolo III cessarono.

             5.3  L’età  moderna:  il  Ducato  farnesiano  (da  Pierluigi  ad  Antonio  Farnese)  (cat.
                   nn. 76-221)
                   Pier Luigi Farnese (1503-1547) fu il primo duca di Parma; era figlio di papa Paolo III il
             quale nell’agosto del 1545 l’investì del ducato, creato unendo i territori di Piacenza e Parma.
             A Parma Pier Luigi non batté moneta (fig. 47) .
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                   A Pier Luigi, assassinato il 10 settembre del 1547, successe il figlio Ottavio (II duca,
             1547-1586) che prese possesso della città il 25 febbraio del 1550. Si ritiene generalmente
             che le prime monete a nome di Ottavio Farnese siano quelle battute nel 1552 dallo zecchie-
             re Angelo Fraschini (supra). In realtà la zecca cominciò a produrre monete già nel 1550.
             Un diario coevo attesta infatti che l’11 luglio 1550 furono coniati i primi scudi d’oro e altre
             monete in argento non meglio specificate     179 . Questi scudi nel maggio 1552 (e dunque di-
             versi mesi prima che il Fraschini assumesse la conduzione della zecca parmigiana) furono
             banditi da Firenze perché risultati calanti: probabilmente per tale motivo essi furono in tutto
             o in gran parte ritirati e rifusi e per questa ragione oggi non si conoscono monete con il
             millesimo 1550  180 . Gli zecchieri del biennio ’50-’52 furono Niccolò dei Leoni da Zagabria (o
             Gazabria)  181  e Girolamo della Penna detto Pennone. La lista dei materiali da loro ceduti ad
             Angelo Fraschini all’inizio del suo mandato come zecchiere ducale, indica che durante il
             biennio in cui i primi condussero la zecca furono senz’altro battute monete in oro, argento
             e mistura .
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                   A nome di Ottavio sono note le seguenti monete: scudi e mezzi scudi in oro; scudi (cat.
             n. 76), mezzi scudi, quarti di scudo (cat. n. 77), lire (cat. 78), paoli (da quindici soldi?) (cat.
             n. 79) (fig. 48), giulî (da  / 3 di paolo pari a dieci soldi) (cat. nn. 80-83), cavallotti (da sei soldi)
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             (cat. n. 84), grossi (terzi di paolo da cinque soldi (cat. n. 85) in argento; parpagliole (da due
             soldi e mezzo) (cat. nn. 86-94), soldi (cat. nn. 95-101), sesini (cat. nn. 102-105), quattrini in
             mistura (cat. nn. 105-107); bagaroni in rame (cat. n. 108) .
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                   L’elenco del materiale creatore e degli attrezzi dei due zecchieri Leoni e Penna consente
             di fare luce su alcuni nominali indicati in letteratura come quattrini mentre in realtà sarebbe-
             ro sesini. Tra i conî e i punzoni da loro venduti al Fraschini figura «un ponzone con la figura
             quale serve al mezo scudo et al sesino con il ponzone de l’arma ducale» e «uno ponzone da
             sesini con uno thoro con il ponzone de l’arma ducale» . Il punzone con la «figura quale ser-
                                                                     184
             ve al mezo scudo et al sesino» è quella di Parma come Minerva, con corazza e elmo, seduta
             sugli scudi, simile a quella dei sesini di epoca papale. La stessa rappresentazione fu utilizzata
                                                                            185
             anche per il mezzo scudo d’oro (non presente in collezione) . Non è chiaro se questi sesini
             siano le monete censite nel CNI IX, p. 460, nn. 209-210 (indicate come quattrini), recanti su
             di un lato la corona ducale e la scritta OCT F // DVX // II e dall’altro l’immagine di Parma/
             Minerva, oppure se si tratti di una tipologia oggi sconosciuta, sul cui dritto vi era lo stemma
             farnesiano, come si vede nei mezzi scudi. Ciò che mi sembra importante sottolineare è che,
             così come per i quattrini e per i bagaroni, le cui tipologie rimasero sostanzialmente invariate
             per circa quarant’anni , anche sui primi sesini di Ottavio si proseguì a incidere la raffigura-
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             zione di Parma/Minerva, come si faceva in epoca papale.


             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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