Page 371 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               369



            sicurezza a quale locazione appartengano queste monete, ma il titolo di entrambi i nominali
            sembra essere piuttosto basso, indice di emissioni tarde, forse prodotte durante gli ultimi anni
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            di Ranuccio I o nei primi decenni di Odoardo . All’epoca di Odoardo Farnese (1622-1646),
            negli anni 1625, ’26, forse ’27 e nel 1629, Agostino Aguani batté parpagliole, verosimilmente
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            con i busti di Alessandro Magno e Alessandro Farnese . Dal momento che non sono note
            parpagliole con la sigla AA, quelle con la stella a sei punte potrebbero appartenere a questo
            zecchiere ma l’ipotesi si scontra con il fatto che sui cavallotti coniati durante la sua locazione
            egli appose invece le proprie iniziali. Future ricerche potranno confermare o escludere questa
            supposizione.
                  Alla morte di Alessandro, nel dicembre del 1592, suo figlio Ranuccio gli successe come
            IV duca di Parma. Ranuccio I Farnese governò per circa trent’anni, fino al 5 marzo 1622.
                  A nome di Ranuccio I oggi sono note le seguenti monete: in oro, ongari; in argento da
            due ducatoni (cat. nn. 153-154) (fig. 53), ducatoni (cat. nn, 155-157) (figg. 54-55), talleri da
            dieci giuli (cat. n. 159) (fig. 56), giustine (da quaranta soldi) (cat. n. 160), testoni da trentatré
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            soldi (terzi di tallero) (cat. n. 161) (fig. 57) , mezze giustine (lire), giulii da dieci soldi, giulii
            da nove soldi (cat. n. 162), da soldi otto e mezzo; in mistura, soldi (cat. nn. 163-165) .
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                  Nella collezione del museo di Parma è presente una moneta in argento datata 1617,
            recante al dritto il busto del duca e al rovescio le personificazioni di Parma e Piacenza che
            sostengono una corona (cat. n. 158) (fig. 58). Tipi e legende sono quelle impiegate anche per i
            doppi ducatoni e i ducatoni ma a differenza di quest’ultimi, che hanno un peso di circa 31/32
            grammi e un diametro di circa 43/45 mm, questa moneta pesa solo 27 grammi circa e ha un
            diametro di 41 mm pur non presentando tracce di tosatura. Peso e diametro sono simili a quel-
            li del ducato da lire cinque e soldi quattro emesso nella zecca di Piacenza tra 1589 e il 1603 e
            citato in un documento del 1606. Fino a pochi anni fa questo nominale non era ancora stato
            riconosciuto e in letteratura le monete piacentine con queste caratteristiche venivano indicate
            come scudi stretti. È merito di Crocicchio e Fusconi l’aver individuato negli esemplari dal peso
            e diametro più bassi rispetto a quelli del ducatone la moneta citata nel documento piacentino
            del 1606 . Anche l’esemplare di Parma potrebbe quindi essere un ducato da lire cinque e
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            soldi quattro ma occorrerebbero più dati per la creazione di una casistica significativa .
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                  Altri nominali (mezzi ducatoni, quarti, cavallotti, parpagliole) furono battuti a nome di
            Alessandro Farnese. Forse anche parte dei sesini e dei quattrini oggi noti, recanti il nome del
            duca Alessandro, sono postumi, emessi durante il periodo di Ranuccio e quello di Odoardo
            (infra). Una «Nota della bontà et peso delle monete che si fabbricano in questa zecca di Par-
            ma» datata 10 febbraio 1604 indica tra le altre tipologie di monete anche le parpagliole ed è
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            una prova ulteriore della loro battitura nei primi anni del Seicento .
                  Un documento riportato da Affò cita alcune tipologie di monete d’oro che sarebbero sta-
            te battute nel 1596. Si tratta di doppie, doppie da due e doppie da quattro, ma di questi nomi-
            nali oggi non si conosce alcun esemplare e non è chiaro se effettivamente siano stati emessi .
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                  Nel 1603 alcuni privati chiesero che fossero prodotti diversi tipi di monete d’argento da
            esportare all’estero: talleri, talleri con san Vitale, testoni da trentatré soldi e mezzo, giulii da
            nove soldi, da otto soldi e mezzo, da sei soldi (su di un lato recavano forse la testa coronata
            del duca), da cinque soldi, da quattro soldi e mezzo . Alcune di queste monete oggi sono
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            conosciute in pochissimi esemplari, altre ci sono ignote. Pertanto, non è certo che siano state
            tutte coniate. Infine, una lista di punzonerie stesa nel secondo decennio del Seicento menzio-
            na i conî per battere il Lowenthaler  213 . Anche di questo tallero del leone, se mai fu emesso,
            oggi non si conosce alcun esemplare.
                  Alla morte di Ranuccio I, il figlio Odoardo gli succedette come V duca di Parma e Pia-
            cenza (1622-1646).
                  Grazie alle ricerche di Ireneo Affò e di Michele Lopez, il periodo di questo principe è
            conosciuto meglio dei precedenti, anche se alcuni punti rimangono non del tutto chiariti.
            Durante i quasi venticinque anni di governo di Odoardo Farnese fu coniata un’ampia serie di
            monete in oro, argento, mistura e, per la prima volta, anche in rame: in oro, da dieci doppie,
            da otto doppie, da sette doppie (?), da sei doppie, da cinque doppie, da quattro doppie, da tre
            doppie, da due doppie e doppie; in argento, da due ducatoni (cat. nn. 168-169) (fig. 59), du-
            catoni (cat. nn. 170-172) (fig. 60), scudi (da lire sette e soldi sei) (cat. nn. 173-174) (fig. 61),



            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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