Page 374 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             gli altri contrassegni si possono fare solamente delle supposizioni. L’esemplare senza sigle
             (cat. n. 214), nella resa dello stemma mostra forti analogie con il testone di Ranuccio II con
             millesimo 1687 (cat. n. 197) (figg. 75-76); per questo motivo potrebbe appartenere alla prima
             produzione di Giovanni Gualtieri, tra il 1694 e il ’96, sebbene i documenti superstiti di quel
             periodo, pubblicati da Affò, non ne segnalino la battitura.
                   Nel 1708 la zecca fu affittata per i tre anni successivi ai fratelli Gualtiero ed Ercole Gual-
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             tieri. I Gualtieri nella zecca di Parma batterono unicamente sesini in rame .
                   Tra il 17 giugno 1724 ed il 28 maggio 1725 lo zecchiere piacentino Giuseppe Zocchi
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             coniò pezzi da venti soldi per Parma . A lui si devono probabilmente attribuire le monete
             aventi in esergo un globetto tra due gigli, dal momento che lo stesso contrassegno si ritrova
             sulle lire coniate dallo stesso Zocchi a nome del duca Antonio, tra il 1728 e il 1729 (infra).
                   Tra il 1725 ed il 1727 lo zecchiere Carlo Tinelli coniò anch’egli a Piacenza un certo
             quantitativo di monete da venti soldi parmensi .
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                   Il duca Francesco Farnese morì il 26 maggio 1726 senza eredi diretti e il Ducato passò
             al fratello Antonio (VIII duca di Parma, 1727-1731). Durante il suo regno furono coniate so-
             lamente lire in mistura (cat. n. 224) e sesini in rame (cat. n. 225).
                   I sesini si devono attribuire alla gestione dei fratelli Gualtiero ed Ercole Gualtieri, già
             zecchieri nel 1708 (supra). Nel 1725 avevano richiesto e ottenuto di poter battere sesini in
             rame, ma quando il duca Francesco morì sembra che i due fratelli non avessero ancora riat-
             tivato la zecca. Iniziate le coniazioni nel settembre del 1527, i Gualtieri proseguirono fino al
             luglio del 1728 .
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                   Secondo Affò le lire di Antonio Farnese sarebbero state battute nella zecca di Parma
             dopo la cessazione della locazione dei fratelli Gualtieri . In realtà oggi sappiamo che queste
                                                                      239
             monete, coniate con i rulli rotanti, furono prodotte nella zecca di Piacenza tra il 17 novembre
             1727 e il 18 febbraio 1729 dallo zecchiere Giuseppe Zocchi .
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                   Antonio Farnese morì senza eredi maschi il 20 gennaio 1731. Nel suo testamento il duca
             chiamava a succedergli la prole maschile della nipote Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V
             di Borbone re di Spagna .
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             5.4. Il Settecento: i Borbone (da Carlo I a Ferdinando I) (cat. nn. 226-268)
                   Carlo di Borbone, figlio primogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V re di Spagna,
             prese formalmente possesso di Parma l’8 ottobre 1732, quando fece il suo ingresso in città.
             Come duca di Parma e Piacenza, Carlo prese l’ordinale ‘I’ e in questo modo è indicato nel
             carlino d’argento fatto coniare dalla nonna materna Dorotea Sofia di Neuburg, reggente in
             nome del nipote: CAROLVS I BORBON(ius) FARN(esius) PAR(mae et) PL(acentiae) DVX. Le
             monete, che recavano l’effige del duca su di un lato e la scritta AVREVS MOX ADERIT sull’al-
             tro lato, furono distribuite alla folla durante l’ingresso di Carlo di Borbone a Parma. Il carlino
             porta incisa la data 1731 e non è chiaro dove fu prodotto. Alcuni esemplari, per i salti di conio
             e per la forma del tondello leggermente irregolare, sembrano battuti a martello, mentre altri,
             come quello del museo di Parma (cat. n. 226) (fig. 77), sembrano coniati con i rulli rotanti.
             Poiché sotto Antonio Farnese l’ultima zecca attiva del Ducato era stata quella di Piacenza, la
             battitura del carlino potrebbe essere avvenuta in questa zecca, ma per il momento non è stato
             trovato nessun documento che possa avvalorare questa ipotesi.
                   A dispetto della scritta fatta incidere dalla duchessa Dorotea sulle monete lanciate al
             popolo nel 1732 , nei pochi anni che il duca Carlo I restò a Parma non riattivò nessuna delle
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             due zecche ducali e non batté moneta. Conquistato il trono di Napoli nel 1734 e incoronato
             rex utriusque Siciliae l’anno successivo, Carlo di Borbone si trasferì nella città partenopea
             con tutto quanto poté portare con sé dei dipinti, volumi manoscritti e a stampa, sculture gre-
             che e romane, epigrafi, arazzi, cammei, bronzetti, medaglie, oggetti preziosi e rari, strumenti
             scientifici, armature, ecc. che erano appartenute ai Farnese .
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                   Con la partenza del duca, Parma e Piacenza furono invase dalle truppe austriache in
             nome dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo (1711-1740). A Carlo VI succedette la figlia Maria
             Teresa d’Asburgo (arciduchessa d’Austria dal 1740 e imperatrice consorte dal 1745 al 1765).
             Durante l’occupazione austriaca la zecca di Parma restò inattiva, mentre quella di Piacenza
             batté sesini in rame a nome dell’imperatrice .
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             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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