Page 378 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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             nale ‘II’. Governò il ducato fino all’abdicazione, a favore del figlio, del 14 marzo 1849. Durante
             il breve regno di Carlo II il Ducato perse Guastalla, ceduta al duca di Modena in cambio di al-
             cuni territori nella Lunigiana. La zecca non funzionò né si pensò a far coniare moneta altrove.
                   Il 26 agosto del 1849 il figlio di Carlo II, Ferdinando Carlo (1823-1854), arrivò a Par-
             ma per prenderne possesso con il nome di Carlo III di Borbone-Parma. Anche il periodo di
             regno di questo duca fu breve: il 26 marzo 1854, mentre camminava per le strade cittadine,
             venne pugnalato a morte e si spense il giorno dopo. In quei pochi anni, tuttavia, si cominciò
             a considerare di ristrutturare la zecca ducale per coniare moneta. L’incisore Donnino Bentelli
             (1807-1885) preparò i conî per monete di rame da cinque, tre e un centesimo. I pezzi doveva-
             no avere pesi e moduli analoghi a quelli emessi da Maria Luigia. Lopez afferma che quando il
             duca morì il Bentelli stava lavorando anche al conio di una moneta da cinque lire sulla quale
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             Carlo voleva essere effigiato a cavallo, in divisa ed elmo militare . La sua scomparsa impedì
             che le monete venissero battute e i pochi esemplari oggi esistenti, benché portino il mille-
             simo 1854 furono fatti coniare tra il 1858 e il 1859 dal ministro delle finanze ducali Antonio
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             Lombardini (cat. nn. 280-282) (figg. 86-88) .
                   La duchessa Luisa Maria di Borbone-Berry, moglie del duca Carlo III, il 29 marzo 1854
             assunse la reggenza a nome del figlio Roberto I di Borbone-Parma, ancora minorenne (era
             nato nel luglio del 1848).
                   Verso il 1556/57 la duchessa reggente decise di far coniare moneta a nome del figlio nella
             zecca di Genova. Per motivi che non conosciamo le pratiche non andarono a buon fine e fu
             deciso di avvalersi nuovamente dell’opera del Bentelli per coniare monete d’argento da cinque
             lire nella zecca ducale. Mentre si rimetteva in funzione la zecca comprando macchine e torni
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             e se ne ristrutturava l’edificio, Bentelli preparò un progetto della moneta richiestagli . I conî
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             furono provati battendo alcuni pezzi da presentare alla duchessa e ai funzionari di corte . La
             moneta non piacque e il ministro delle finanze ordinò al Bentelli di approntarne un’altra. Del
             progetto iniziale, che reca la data 1857, oggi rimane un unico esemplare custodito presso il mu-
             seo di Parma (cat. n. 333) (fig. 89). L’incisore preparò quindi un altro progetto che fu ritenuto
             idoneo. Secondo quanto indicato dal Lopez, con questo conio nei primi mesi del 1859 furono
             prodotti 470 esemplari donati alla reggente, ai funzionari e ad alcuni maggiorenti di Parma .
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             La cifra indicata da Lopez è stata poi riportata in tutta la letteratura successiva. Di recente alcuni
             studiosi si sono posti il problema dell’attendibilità di questo dato e con il censimento e un’ana-
             lisi scrupolosa dei pezzi conosciuti e di quanto riportato da Juillerat du Rosay sono arrivati alla
             conclusione che il numero di pezzi indicato da Lopez probabilmente è corretto. Tuttavia, le
             monete non furono battute utilizzando un unico conio ma più coppie di conî, riconoscibili da
             alcune piccole differenze. Come ha dimostrato Pirera, esistono esemplari prodotti con almeno
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             una coppia di conî di rovescio differenti . Inoltre, che siano stati predisposti più conî è con-
             fermato da una nota spese del 23 maggio 1859, relativa ad alcuni materiali richiesti a Tommaso
             Battilana direttore della regia zecca di Torino. In essa si legge di sei coppie di conî per lo scudo
             da 5 lire prodotte per lo Stato parmense nella zecca piemontese, insieme a un certo numero di
             tasselli d’acciaio che dovevano servire per creare i punzoni e la matrice della moneta .
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                   Lopez afferma infine che i conî delle monete di Carlo III e di Roberto I di Borbone fu-
             rono depositati presso il museo da lui diretto. Oggi almeno un conio di dritto appartiene alle
             collezioni del Museo Glauco Lombardi di Parma (figg. 96-99), mentre un conio di rovescio è
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             stato venduto in un’asta pubblica nel 2007 .
                   Il 9 giugno 1859, dopo la battaglia di Magenta, la duchessa Luisa Maria, insieme ai figli,
             lasciò Parma per sempre.
                   Il Consiglio Municipale nominò una Commissione di Governo che dichiarò di assumere
             il potere in nome di Vittorio Emanuele II. Il 15 agosto 1859 il Municipio di Parma elesse ditta-
             tore Carlo Luigi Farini, che assunse la dittatura per tutta l’Emilia. Il 7 settembre 1859, i mem-
             bri dell’Assemblea Costituente del Governo Nazionale delle Province Parmensi proclamarono
             decaduta la dinastia borbonica e confermarono l’unione della città al Regno costituzionale
             italiano di Vittorio Emanuele II. L’11 marzo 1860 gli abitanti dell’Emilia, delle Romagne e
             della Toscana vennero chiamati a un plebiscito: su 427.512 votanti, 426.000 si dichiararono
             favorevoli all’annessione al Regno d’Italia. Con l’annessione del Ducato allo Stato dei Savoia,
             Parma cessò d’avere una vita politica autonoma.



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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