Page 380 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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378 Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE
5.6.2 Le falsificazioni coeve (cat. nn. 287-303)
Sono illustrate sedici falsificazioni coeve di monete parmigiane che dalla metà del XV
secolo (cat. n. 287) arrivano alla fine del XVIII (cat. n. 303). A differenza delle imitazioni, che
grazie a legende più o meno esplicite permettono di risalire all’autorità emittente (supra), le
falsificazioni riprendono in modo pedissequo tipi e scritte delle monete originali. In diversi
casi siamo a conoscenza di falsificazioni prodotte in quelle stesse zecche dove contempora-
neamente si battevano anche imitazioni. Alcuni di quei prìncipi e Signori che coniarono le
imitazioni sopradescritte sembra non si siano fatti particolare scrupolo nel falsificare monete
di altri Stati. Se il guadagno che questo genere di attività generava era elevato, lo erano però
anche i rischi. Nel caso dei Mazzetti di Frinco, per esempio, la loro attività di falsari nell’apri-
le del 1611 li portò a essere privati non solo del diritto di zecca ma anche del feudo, che fu
devoluto alla Camera imperiale.
Il più delle volte, però, queste falsificazioni furono fabbricate da privati sprovvisti di un
qualunque titolo per battere moneta, in officine clandestine, spesso nascoste in località ma-
lagevoli da raggiungere . È questo il caso degli esemplari qui proposti, dei quali è pertanto
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impossibile indicare il luogo di produzione né il nome del responsabile.
In alcuni esemplari le scritte appaiono stravolte o contengono errori grammaticali gros-
solani. Più che di un’azione mirata e voluta si tratta verosimilmente d’ignoranza da parte del
falsario, incapace di interpretare quelle stesse legende che vuole copiare; altre volte le legen-
de scorrette sono causate dall’imperizia e dall’incompetenza di un incisore improvvisato, a
cui manca l’esperienza necessaria per lavorare i conî in maniera adeguata.
5.6.3 Le falsificazioni moderne (cat. nn. 304-305)
Si tratta di due esemplari apparentemente d’età medievale. Il primo è un denaro parvo
che secondo Lopez fu emesso nel 1254 da Giberto da Gente, podestà e poi Signore di Parma
tra il 1253 e il 1259 (cat. n. 304).
Ho già avuto modo di commentare questo pezzo: a mio parere si tratta di una mo-
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neta di fantasia, ottenuta rilavorando un esemplare originale del 1310/1311 . La scritta
PARMA attorno al monogramma è pasticciata e alcune lettere sono incoerenti rispetto
alle stesse presenti sull’altro lato (le ‘R’ e le ‘A’) (fig. 33). Il fino quasi nullo porta a datare
l’esemplare originale, utilizzato per creare la falsa moneta, alla fine del primo decennio
del Trecento.
Potrebbe essere un prodotto di officina cigoiana, ma si tratta di un’ipotesi che per il
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momento non è avvalorata da alcuna documentazione d’archivio .
Anche il secondo pezzo è di fantasia (cat. n. 305). Se autentico apparterrebbe alla serie
di monete battute a nome di Francesco Sforza tra il 1449 e il 1466. L’incisione delle lettere,
sia quelle delle legende sia la grande ‘P’ nel campo del rovescio, è fatta a mano libera; le
dimensioni sono variabili e la disposizione spaziale appare dilatata in modo sproporzio-
nato (fig. 35). Lo stile è incongruo per il periodo, soprattutto se confrontato con esemplari
sicuramente autentici (cfr. cat. n. 25). Anche in questo caso si potrebbe trattare di un falso
cigoiano.
Un secondo esemplare di questa ‘moneta’ è custodito presso il Museo Bottacin di Pado-
va e proviene dalla stessa coppia di conî di quello di Parma .
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5.7 Prove e progetti di monete di Parma (cat. nn. 306-333)
Il museo di Parma custodisce diverse prove e progetti di monete della zecca cittadina,
soprattutto di epoca borbonica. Diversi di questi pezzi sono già stati commentati in questo
stesso testo (supra).
Complessivamente si tratta di ventotto esemplari, la maggior parte dei quali sono pro-
getti che testimoniano il lavoro di produzione artistica e le tappe che alla fine del percorso
creativo portarono l’incisore a modellare il conio definitivo della moneta. A volte si tratta di
piccole variazioni nelle legende o negli stemmi, oppure nella disposizione o nelle dimen-
sioni delle figure nei campi: particolari che forse non ebbero l’approvazione del principe o
del suo entourage e che decretarono l’insuccesso e l’abbandono della moneta così come era
stata proposta, costringendo l’incisore a un lavoro aggiuntivo. Il caso più clamoroso e noto
MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA M. Bazzini

