Page 379 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               377



                  Nel 1861 la zecca di Parma lavorò per l’ultima volta. Nei suoi locali fu battuta una me-
            daglia celebrativa della nascita del Regno d’Italia i cui conî ancora una volta vennero incisi da
            Donnino Bentelli (figg. 119-122). La medaglia recava al dritto l’effige di Vittorio Emanuele II e
            la scritta A VITTORIO EMANUELE II RE D’ITALIA, con il nome dell’incisore in caratteri minuti
            sotto il collo del sovrano; al rovescio, entro una corona d’alloro vi era la scritta LA CITTA’ //
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            E PROVINCIA // DI PARMA // IL 2 GIUGNO // 1861 su cinque righe .
            5.6. Le imitazioni e le falsificazioni di monete parmigiane (cat. nn. 284-305)

                  5.6.1 Le imitazioni coeve (cat. nn. 284-286)
                  Sono illustrate tre imitazioni coeve di monete parmigiane. Per ‘imitazione’ intendo una
            moneta che riprende le raffigurazioni dell’esemplare originale che vuole appunto imitare,
            cambiandone però le scritte. Lo scopo delle imitazioni e delle falsificazioni (o contraffazio-
            ni) era il medesimo: inserirsi nel flusso monetario dello Stato del quale si riproduceva nelle
            linee generali la moneta, speculando sulla differenza tra il valore intrinseco delle imitazioni
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            (o delle falsificazioni) e il valore facciale dei nominali imitati (o falsificati) . A differenza di
            quanto accade nelle falsificazioni (infra), sulle monete imitative particolari come sigle, nomi
            (personali, gentilizi, di santi patroni), insegne della casata, titoli nobiliari, ecc. consentono (o
            dovrebbero permettere) di risalire sempre all’autorità emittente, sebbene a volte con estrema
            difficoltà. Operando in questo modo i prìncipi che decidevano di inserirsi in questo rischioso
            mercato speculativo speravano di porsi al riparo dall’accusa, ben più grave, di falsificazione
            di moneta. Di norma, infatti, le leggi hanno sempre sanzionato in modo grave (spesso con
            la morte) il reato di falsificazione di moneta, quasi mai o in modo ben più lieve, quello di
            imitazione monetaria.
                  Tra quelli qui presentati, l’esemplare più antico imita la parpagliola emessa da Ottavio
            Farnese a partire dal 1552, con le teste di Alessandro Magno e di Alessandro Farnese imber-
            be (supra) (cat. n. 284). Rossi, che ne pubblicò il disegno, sciolse le sigle presenti sul dritto
            della moneta in FF(ringi) M(oneta) e la ‘M’ al rovescio in M(acetorum) e l’attribuì alla zecca
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            di Frinco (Asti, Piemonte) . Gli studi numismatici successivi hanno sempre confermato l’at-
            tribuzione fatta da Rossi.
                  Dalla seconda metà del XVI secolo fino ai primi anni del Seicento, nella zecca di Frinco
            furono prodotte imitazioni e contraffazioni di monete italiane e straniere, in particolare della
            Repubblica di Venezia. Le monete emesse erano principalmente anonime, col titolo consor-
            tile dei Mazzetti, come nel caso di questa parpagliola, ma in alcuni casi recavano il nome di
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            membri della famiglia .
                  Nel suo scritto del 1883 Rossi illustra anche una seconda parpagliola della stessa tipolo-
            gia di quella di Frinco, ma in questo caso l’assegna alla zecca di Passerano (Asti, Piemonte) .
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            Il museo di Parma possiede due esemplari di questa imitazione e dal disegno proposto da
            Rossi sembrerebbe che la moneta da lui descritta sia proprio il secondo di questi esemplari.
            Tuttavia credo che entrambi i pezzi, quello attribuito alla zecca di Frinco e questo, provenga-
            no dalla stessa coppia di conî o quanto meno dagli stessi punzoni e sono pertanto da ritenere
            opera delle medesime maestranze. Anche le legende mi sembrano le stesse. Pertanto, per-
            sonalmente non mi sento di confermare la lettura datane da Rossi e per il momento ritengo
            inesistente l’imitazione della parpagliola di Parma che in letteratura è attribuita a Passerano
            (figg. 90-91) .
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                  La seconda imitazione, in ordine cronologico di emissione, appartiene alla zecca di Ca-
            stiglione delle Stiviere (Mantova, Lombardia). Fu battuta da Ferdinando I Gonzaga, principe
            di Castiglione e marchese di Medole (1636-1675) e riproduce la cinquina da cinque soldi
            coniata da Ranuccio II Farnese (1646-1694) (supra) (cat. n. 285). Come la zecca di Frinco,
            anche quella di Castiglione delle Stiviere si specializzò nella produzione d’imitazioni e di con-
            traffazioni di monete sia italiane che estere . Ancora una volta fu Rossi a segnalare questa
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            tipologia, fino ad allora sconosciuta, sulla Gazzetta Numismatica di Solone Ambrosoli .
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                  Il terzo pezzo imita invece il vitalino da un soldo, sempre di Ranuccio II. Fu battuto
            nella zecca di Bozzolo (Mantova, Lombardia) durante il periodo di Scipione Gonzaga (1636-
            1670) (cat. n. 286) . Come per le altre zecche appena viste, anche quella di Bozzolo produs-
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            se principalmente imitazioni e contraffazioni di monete italiane ed estere .
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            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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