Page 373 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               371



            che abitava a Parma. Ne nacque una disputa del cui esito non siamo a conoscenza; non sap-
            piamo quindi se alla fine fu preferito il conio dell’uno o dell’altro incisore. È però certo che
            il testone con l’unicorno fu battuto perché tra novembre e dicembre 1653 ne furono eseguiti
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            i saggi prima di liberare le monete dalla zecca . L’unico esemplare oggi noto del testone con
            l’unicorno è quello presente nel medagliere di Parma (cat. n. 195) (fig. 68).
                  Il testone con san Vitale fu invece coniato nella zecca di Piacenza tra il 1683 e il 1685
            (cat. n. 196), durante la gestione di Giovanni Gualtieri (il Gualtieri fu zecchiere in entrambe
            le zecche ducali) e poi ancora nel 1687, durante la conduzione di uno zecchiere oggi scono-
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            sciuto (cat. n. 197) .
                  Dei quarantani di Ranuccio II si conoscono esemplari di buona lega e altri di pessi-
            ma mistura; altri ancora sembrano essere di puro rame. A partire dal 1672 queste monete
            furono effettivamente emesse con una percentuale di fino molto inferiore rispetto a quella
            di dieci anni prima , ma non si può escludere che in alcuni casi si tratti di contraffazioni
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            coeve. Uno di questi quarantani contraffatti, insieme alle falsificazioni di una lira, di una
            mezza lira e di una cinquina di Ranuccio II sono presenti in collezione (cat. nn. 294-297)
            (figg. 69-70).
                  Le monete catalogate in CNI IX, p. 516, nn. 56-58 come lire sono in realtà pezzi da dieci
            soldi (mezze lire) coniati tra il 1646 ed il 1653. Gli esemplari più antichi della moneta da dieci
            soldi erano più larghi di quelli emessi da Odoardo Farnese, ma avevano un intrinseco minore
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            (cat. nn. 203-204) . Nel luglio 1654 fu deciso di migliorare l’intrinseco delle mezze lire ma,
            per mantenerne inalterato il valore, ne venne diminuito il peso . Le nuove emissioni sono
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            quelle catalogate in CNI IX, pp. 517-518, nn. 67-78 (cat. nn. 206-207) (figg. 71-72).
                  Con Ranuccio II si proseguì a battere sesini in rame. Il loro peso fu progressivamente
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            diminuito e anche il diametro venne gradualmente ridotto ; spesso il tondello è piuttosto ir-
            regolare. Nella collezione del museo di Parma un esemplare sembra essere stato coniato con
            i rulli rotanti, nel qual caso sarebbe da attribuire alla zecca di Piacenza durante la locazione
            di Giovanni Gualtieri, tra il 1683 e il 1685 o tra il 1692 e il ’94 (cat. n. 212) (fig. 73). All’inizio
            del 1692, per la durata di tre anni, Giovanni Gualtieri prese in appalto la zecca di Parma (20
            febbraio). Secondo Affò batté solamente doppie ‘del vento’, ducatoni con millesimo MDCXCII
            e testoni. Poiché non sono noti testoni recanti la data 1792, quelli emessi durante la seconda
            locazione del Gualtieri potrebbero essere quelli senza millesimo. Tutte e tre le tipologie di
            monete indicate da Affò sono state battute al torchio; si deve quindi supporre che il Gualtieri
            coniò le proprie monete nella zecca di Piacenza, nonostante oggi manchi completamente la
            documentazione in proposito .
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                  Ranuccio II morì l’11 dicembre 1694 e gli succedette il figlio Francesco, allora sedicen-
            ne. Francesco regnerà come VII duca di Parma e Piacenza per poco più di trent’anni, fino al
            febbraio del 1727. A suo nome si conoscono doppie in oro, testoni in argento (cat. n. 213)
            (fig. 74), lire (cat. nn. 214-218), mezze lire (da dieci soldi) (cat. nn. 219-220), cinquine (da
            cinque soldi) in mistura (cat. n. 221) e sesini in rame (cat. nn. 222-223).
                  Fu confermato zecchiere Giovanni Gualtieri che coniò doppie, testoni e, dal gennaio
            del 1796, anche sesini  232 . Dal momento che sia le doppie che i testoni furono prodotti con
            i rulli rotanti, è verosimile che entrambi siano usciti dalla zecca di Piacenza, piuttosto che
            da quella di Parma . I sesini furono invece coniati a martello; dovrebbero quindi essere
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            stati battuti nella zecca di Parma. Nel 1696 fu dunque riattivata la zecca della capitale del
            ducato dopo diciassette anni di inattività (l’ultima levata di zecca era stata quella del 15
            giugno 1679).
                  Il 29 aprile 1702 la locazione della zecca fu nuovamente concessa a Giovanni Gualtieri
            questa volta per i successivi tre anni. Il Gualtieri avrebbe dovuto battere lire, mezze lire, cin-
            quine e sesini. Tutti gli esemplari delle lire oggi conosciuti furono coniati con i rulli, verosi-
            milmente nella zecca di Piacenza, mentre per le mezze lire e le cinquine si preferì la battitura
            a martello in quella di Parma.
                  Delle lire sono noti esemplari recanti sigle o contrassegni nell’esergo del rovescio, men-
            tre altri pezzi ne sono privi. Nel catalogo ho cercato di riconoscere in questi pezzi una se-
            quenza cronologica ma le uniche monete databili con una certa sicurezza sono quelle con la
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            sigla AC, attribuibili alla locazione di Antonio e Francesco Maria Camozzi (cat. n. 215) . Per


            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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