Page 366 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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                   Tra l’ottobre 1515 e il novembre 1521 Parma fu occupata dalle truppe del re di Francia,
             pertanto le monete di papa Leone X possono essere state coniate solamente tra il dicembre
             1513 e l’ottobre 1515. Nel periodo di dominazione francese il Comune cercò invano di otte-
             nere la concessione per la zecca ma il re Francesco I d’Agoulême non acconsentì. Il divieto
             durò per tutto il tempo della signoria francese.
                   Una volta che la città fu tornata sotto il dominio papale, la zecca venne immediatamen-
             te riaperta e batté moneta per papa Adriano VI (1522-1523). L’officina funzionò dal febbraio
             1522 al febbraio dell’anno successivo; riprese poi l’attività nel maggio del 1523 continuando
             probabilmente fino alla scomparsa del pontefice (14 settembre 1523).
                   Ad Adriano VI si possono attribuire con certezza solamente il ducato con millesimo
             1522, i giulî che ne recano inciso il busto o le armi (cat. n. 32) (fig. 40) e i mezzi giulî datati
             1522 e 1523 (cat. nn. 33-35). Un capitolato di zecca del febbraio 1522 cita anche terzi di giu-
             lio, sesini, quattrini, denarini (?) e bagaroni ma oggi non si conoscono nominali di questo
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             tipo con il nome o lo stemma del pontefice ; è quindi probabile che, se effettivamente co-
             niate, queste monete siano da ricercare tra quelle anonime. Lo stile omogeneo e la presenza
             di piccole chiavi decussate o di un piccolo trifoglio con stelo, sia sopra alcuni mezzi giulî
             anonimi sia su monete attribuibili con certezza a papa Adriano VI, suggeriscono che le due
             varietà (con o senza i piccoli contrassegni) siano coeve (cat. nn. 36-38) (figg. 41-43). Se l’ipo-
             tesi è corretta, allora si devono attribuire allo stesso pontefice anche quelle monete con san
             Tommaso e l’altare fiammeggiante sulle quali compare ancora una volta il piccolo trifoglio
             con stelo (cat. nn. 39-41) . In letteratura sono indicate come mezzi giulî ma potrebbero an-
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             che essere dei grossetti (da soldi tre). Come stabilito in un capitolato del 1535, i mezzi giulî
             e i grossetti avrebbero avuto all’incirca lo stesso peso (quello dei grossetti era leggermente
             più alto), ma un fino molto diverso: i primi dovevano possedere lo stesso titolo dei giulî,
             circa 916 ‰, mentre quello dei grossetti doveva essere di soli 493 ‰ . Tra i conî che nel
                                                                                      155
             1554 il Bonomo vende al Fraschini (supra) vi sono anche «dui ponzoni da mezi julii uno con
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             la Madona e uno con S.to Thomaso» . Il primo, «con la Madona» dovrebbe essere il mezzo
             giulio di papa Clemente VII (cat. nn. 55-56), mentre il secondo potrebbe invece riferirsi alla
             moneta con san Tommaso e l’altare fiammeggiante. Solo un’analisi metallografica consentirà
             di risolvere definitivamente l’incertezza.
                   I quattrini (da tre denari) indicati nel capitolato di zecca sopracitato dovrebbero invece
             riconoscersi negli esemplari anonimi con la raffigurazione di sant’Ilario a mezza figura, visto
             di fronte, mitrato e con piviale, benedicente e con il pastorale (cat. nn. 42-45). L’immagine è
             simile a quella incisa sui mezzi giulî del 1522 e 1523, con la differenza che su questi ultimi
             il santo è visto di ¾.
                   Ad Adriano VI successe papa Clemente VII (novembre 1523-1534). In precedenza ho
             attribuito dubitativamente al periodo di sede vacante, tra la fine di settembre e il 19 novem-
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             bre 1523, l’emissione di alcuni mezzi giulî (o grossetti?) anonimi con san Tommaso . Questa
             ipotesi ora non mi pare più convincente e ritengo che queste monete siano state battute in
             parte durante il periodo di Adriano VI e in parte sotto Clemente VII. I grossi emessi a Pia-
             cenza (ma anche a Roma e ad Ancona) nel medesimo periodo di vacanza pontificia hanno le
             chiavi decussate sormontate dal padiglione basilicale e se anche a Parma fossero state battute
             monete, probabilmente avrebbero avuto le stesse raffigurazioni.
                   A nome di Clemente VII la zecca di Parma coniò doppi ducati e ducati in oro e doppi
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             giulî (cat. n. 52) (fig. 44), giulî (cat. nn. 53-54)  (fig. 45) e mezzi giulî (cat. nn. 55-56) (fig. 46)
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             in argento . È verosimile che, come con Leone X e Adriano VI, anche durante il regno di
             Clemente VII siano state emesse monete anonime. Si possono forse attribuirgli i mezzi giulî
             (o grossetti) con san Tommaso e legenda CIVES SERVATI, simili a quelli di Adriano VI ma
             senza il simbolo del trifoglio (cat. nn. 46-47) e i sesini con la rappresentazione della città in
             vesti di Minerva, seduta sopra un trofeo d’armi e recanti la medesima legenda dei mezzi giulî
             (cat. nn. 57-58).
                   Ho inoltre assegnato a questo pontefice alcune tipologie di quattrini e bagaroni sui
             quali il volto di sant’Ilario ricorda, ma in modo meno stringente di quelli del periodo di
             Leone X, la fisionomia del papa regnante (cat. nn. 60-65). Si tratta di un’ipotesi da appro-
             fondire.



             MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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