Page 365 - Notiziario del Portale Numismatico dello Stato n. 11.1-2018
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Complesso Monumentale della Pilotta – VETRINE                                               363



            5.2. Il Rinascimento: la dominazione pontificia (da papa Giulio II a papa Paolo III)
                  (cat. nn. 26-75)

                  Nel giugno del 1512 la Comunità di Parma giurò fedeltà al legato di papa Giulio II
            (1503-febbraio 1513). Tra le concessioni che il 7 dicembre dello stesso anno i rappresentanti
            del Comune domandarono al pontefice vi era anche quella di battere «monetas aereas, argen-
            teas et aureas, ut olim cudebamus, et adhuc ex illis aliquas ostendere possumus, in quibus
            sit titulus IVL.II.PONT:MAX:MVNVS». La risposta di Giulio II fu favorevole, ma poco dopo egli
            morì (21 febbraio 1513) e oggi si ritiene che nel breve spazio trascorso tra la concessione
            dello ius cudendi e la scomparsa del pontefice la zecca restò inoperante. Il ducato con la
            legenda IVL’ II PON MA MVNVS e la data 1513, assegnato sul CNI a Giulio II, fu emesso du-
            rante il regno di papa Leone X (1513-1521) ; allo stesso pontefice è da attribuire anche la
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            monetazione anonima con millesimo 1513, in passato ascritta a papa Della Rovere .
                  Oltre al ducato d’oro a nome di Giulio II, a papa Leone X appartengono i nominali con
            il suo ritratto o il suo stemma: doppi giulî (da diciotto soldi), giulî (da nove soldi) (cat. n. 26)
            e grossi (da tre soldi). Come accennato, vanno assegnati allo stesso pontefice anche le mone-
            te anonime con millesimo 1513 (cat. nn. 27-27). Chi scrive ritiene che si tratti di quattrini (da
            tre denari) e non di sesini (da sei denari) com’è invece indicato in letteratura: innanzitutto, il
            capitolato di zecca del 13 ottobre 1513 prevedeva la battitura di quattrini ma non di sesini;
            inoltre, tipi e scritte coincidono con quelle indicate nella «forma delle stampe che si hanno
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            a fare per stampar monete in dicta checa» pubblicata da Affò . Un altro riscontro viene da
            un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Parma. Esso è privo della data ma
            dalla sua collocazione nel faldone che lo contiene, tra altri documenti datati, si può attribuire
            con buona probabilità al 1516. Il foglio elenca le seguenti monete dandone una sommaria
            descrizione:


                   MONETE                                     D E S C R I Z I O N E

             ducato              «da uno lato sant’Ilario e san Giovanni e l’Incoronata dall’altro [lato]»
             doppio giulio       «da uno lato sant’Ilario e san Giovanni e dall’altro [lato] l’arma di papa Leone»
             giulio              «da uno lato la testa di papa Leone e dall’altro [lato] l’arma di papa Leone»
             grosso da tre soldi   «da uno lato san Giovanni e dall’altro [lato] l’arma di papa Leone»
             quattrino           «da uno lato la testa di sant’Ilario e dall’altra parte delle lettere che dicono Parma»
             bagarone            «da uno lato la testa di sant’Ilario e dall’altra parte la croce» 150



                  Da questo momento in avanti l’immagine e il nome di sant’Ilario caratterizzeranno sem-
            pre il nominale da un quattrino della zecca di Parma (cfr. cat. nn. 42-45, 59-61, 105-107, 115,
            178): il materiale creatore che nel 1554 lo zecchiere Bonomo venderà ad Angelo Fraschini
            comprenderà «un ponzone da quattrini con la testa de S.to Hilario» e uno con «uno mezo S.to
            Hilario» e tra la punzoneria degli zecchieri Niccolò Leoni e Girolamo della Penna sarà presen-
            te «uno punzone da quatrini con la figura de S.to Hilario» da usare «con il ponzone de l’arma
            ducale» . Ancora al tempo di Odoardo Farnese, i quattrini in rame coniati nel 1623 e 1624,
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            ma messi in corso nel 1637 con il valore di 10 soldi, avranno incisa al rovescio l’immagine di
            sant’Ilario a mezza figura (cat. n. 182).
                  Credo infine che si debbano assegnare a Leone X anche alcuni bagaroni in rame finora
            attribuiti in modo generico a tutto il cosiddetto ‘periodo pontificio (XVI secolo)’. Sono quegli
            esemplari che presentano sul dritto il profilo di sant’Ilario con le caratteristiche fisionomiche
            di papa Medici (cfr. cat. nn. 29-31). Un confronto con le immagini incise sui giulî di Parma con-
            sente di notare come le due rappresentazioni siano simili e mi fa credere che anche l’effigie
            sui bagaroni sia quella di papa Leone. Negli esemplari in buona conservazione si può inoltre
            osservare come la grande fibbia ovale che chiude il piviale di sant’Ilario rechi inciso quello che
            sembra essere lo stemma mediceo con le sei palle: si tratta di un particolare che è assente in
            tutti gli altri tipi di bagaroni e che a mio parere rafforza l’ipotesi che la figura sia effettivamen-
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            te quella del papa, benché ‘sovrapposta’ a quella di sant’Ilario (cfr. cat. n. 31) (figg. 38-39) .


            MONETE MEDIEVALI E MODERNE E zECCA DI PARMA                                          M. Bazzini
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